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A Pettinengo uno spazio di libera espressione. Qui non c'è confine, e l'anima si racconta

Si chiama “Oltre i confini” lo spazio che Michele Costantini, artista milanese, ha realizzato a villa Pasini

Parole chiave: pacefuturo (2), migranti (46), accoglienza (25), immigrazione (11), pettinengo (4)
libera espressione

È uno spazio di libera espressione. Lo ha creato Michele Costantini, artista milanese con radici biellesi che non ama le etichette e, se proprio deve sceglierne una, è piuttosto quella di “ricercatore”. Lo ha chiamato “Oltre i confini”.

È un luogo magico. Si trova al piano inferiore di villa Pasini, a Pettinengo, una delle strutture per richiedenti asilo gestite dall’associazione Pacefuturo. Per accedervi bisogna scendere una scala. Ed è un primo invito ad affrontare la penombra per entrare dentro se stessi. Un’anticamera buia precede l’entrata: una fessura, segno efficace dell’ingresso in un simbolico utero, che Costantini ha voluto riprodurre nella stanza della libera espressione. Un luogo piccolo, uno spazio protetto. Ci si sente presi per mano, accompagnati in quel luogo interiore in cui ci si può connettere al proprio io. Dalla finestra entra il suono della natura potente che circonda la villa. Sotto i piedi la sabbia, e una morbida sensazione di accoglienza. Di calore materno: il contatto con la Madre Terra pervade lo spirito, e l’anima può cominciare a danzare. C’è un’energia intensa, femminile, di comprensione e di ascolto. Ognuno, laggiù, può provare a sentire la propria voce interiore, e utilizzando colori, pennelli, legno, plastica, penne, argilla, dare una forma alla propria espressività.

«Non è un laboratorio, né un luogo in cui bisogna produrre qualcosa di artistico» dice Michele Costantini. La sua sensibilità e la sua storia lo hanno condotto a studiare i temi del viaggio, delle mappe, dei confini. Lo ha fatto per anni, maturando una saggezza che ora si riflette nella potenza di questa stanza. «Le mappe ci aiutano a orientarci. La migrazione mi ha sempre interessato: fa parte di me, i miei nonni erano migranti. E ora mi trovo accanto i protagonisti di questi viaggi, e con loro sento di avere molto in comune».

Sui muri ci sono disegni, scritti, manufatti. Ognuno racconta il soffio di un’anima. «Questo è uno spazio aperto a tutti, non solo ai richiedenti asilo. A disposizione ci sono i materiali e tutto il resto è libero: si può suonare, ascoltare musica, scrivere, dipingere, modellare. Alcuni ragazzi vengono qui di notte, altri guardano chi sta producendo qualcosa. Riceviamo diverse visite di persone che non risiedono in questa struttura, e vorrei che sempre di più ognuno si sentisse libero di venire qui».

L’ingresso nella stanza della libera espressione ha qualcosa di terapeutico per lo spirito: quando si esce, passando di nuovo per la fessura, si ritorna alla vita con una nuova consapevolezza. «È una rinascita» dice Costantini. «E poi si può rientrare, e rinascere ancora. E poi ancora, per infinite volte». Non è soltanto il motto simbolico di un artista che è anche un “archeologo interiore”. È così: si esce con qualcosa di più. Si porta nel cuore un sentimento di unione con la Madre Terra e con le altre anime che in quella stanza hanno lasciato il loro segno.

Disegni
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Michele Costantini
A Pettinengo uno spazio di libera espressione. Qui non c'è confine, e l'anima si racconta
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