L’agronomo Flavio Bertinaria, originario di Graglia, racconta la sua esperienza di cooperazione internazionale in America

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Flavio Bertinaria è un giovane tecnico agronomo, 28 anni, di Graglia. A gennaio, con grande entusiasmo, è partito per la Bolivia per proseguire nel progetto avviato nel 2017 con la Ong (Organizzazione non governativa) cuneese “Persone come noi”  che, con il patrocinio del ministero degli Affari internazionali, vuole  migliorare la sicurezza alimentare delle famiglie rurali dell’altipiano andino nella provincia di Aroma. Terminata l’esperienza con l’Ong, Flavio ha deciso di conoscere la missione di Penãs, sempre in Bolivia, dove opera  padre Antonio Zavatarelli, sacerdote comasco, buon alpinista e molto conosciuto nel Biellese per le sue frequentazioni con il mondo alpinistico locale. «Sono arrivato qua da tre settimane. Sono venuto per conoscere dal vivo questa realtà dopo essere già stato a Santiago de Huata e Batallas (le altre due sedi dell’opera missionaria). Sono stato accolto a braccia aperte da padre Antonio e dagli altri volontari italiani che sono qui. Dopo alcuni giorni vissuti nella casa ho deciso di posticipare il mio volo di un mese per fermarmi qua a dare una mano. Svolgo lavoro di manovalanza con gli altri volontari italiani. Curiamo le serre orticole – in questo posso apportare qualcosa di concreto – e i maiali. Costruiamo mobili per la scuola e facciamo tutto quello che c’è bisogno. Due giorni a settimana inoltre aiuto una volontaria italiana a dare lezioni di “Flora e Fauna” e “Biologia” nell’università di turismo che il padre ha avviato da pochi anni». Da Penãs Flavio si è concesso la scalata a un  cinquemila della zona. «Con Evo, un allievo formato nella scuola di alpinismo di padre Topio, e due turisti, un belga e uno svedese, abbiamo raggiunto la vetta del Kolintoco, 5400 m.,  sulla Cordillera Real». Arrivato in cima Flavio,  con fierezza, da Gragliese “doc”, ha sventolato la maglietta della Fiera di Campra (la festa che ogni estate coinvolge tutta la comunità del paese della valle Elvo, ndr.), edizione 2017. «Da quando ho iniziato a viaggiare con la cooperazione (2015) porto sempre con me la maglietta della festa dell’anno corrispondente e mando una foto  ai miei compaesani. Fia si sun sempi an gir i dismentiu gni da antè ca riv (Sono sempre in giro ma non mi dimentico da dove arrivo). Mi porto sempre dietro un pezzo di Valle Elvo». Da Penãs Flavio fa un bilancio della sua attività. «Ho concluso in modo soddisfacente gli obiettivi che la Ong mi aveva posto. Ottanta campesinos sono stati formati sulla coltivazione in verticale (per permettere la produzione di ortaggi in serra che altrimenti a 4000 mila metri di quota non sarebbe possibile, ndr.), quindi 80 sistemi di coltivazione sospesa sono stati installati. Altri 60 produttori hanno avviato e concluso le procedure per ottenere la certificazione biologica (patate, quinoa e ortaggi) con i sistemi di garanzia partecipativi promossi dal ministero dell’Agricoltura boliviano. Il progetto si concluderà a fine aprile e le due Ong esecutrici (“Persone come noi” e “Centro educativo e Dessarrollo dell’Altiplano”) hanno migliorato la sicurezza alimentare e la salute delle popolazioni Aymarà attraverso la produzione di ortaggi in serre familiari». Il biellese quasi non trova le parole per definire quanto gli incontri e gli scambi gli abbiano apportato. Sulla tastiera, da Penãs, digita tre volte il tasto “+” e aggiunge: «Tornare in un luogo conosciuto e in cui ti sei guadagnato il rispetto e la stima degli indigeni vuol dire andare a trovare degli amici che ti stavano aspettando».
Il giudizio sulla cooperazione che da Flavio non può che essere positivo. «Dopo questa esperienza concludo che, malgrado tutte sue contraddizioni, la cooperazione fa del bene, tanto bene. La quantità e la qualità del bene dipendono dalle persone che ci lavorano e dalla passione che ci mettono». Per Flavio ora la sfida è proseguire con questi progetti all’estero  cercando però di «sposare di più la montagna di casa». «Il binomio origini-viaggio» ci dice «è conflittuale ma sto cercando un punto di incontro». Una filosofia quella di Flavio che potrebbe sintetizzarsi con il neologismo “glocal”:«Be Local, Think Global (sii locale ma pensa globale). L’idea è che con una responsabilità globale bisogna cercare soluzioni locali per ridurre il cambiamento climatico e migliorare le condizioni sociali delle persone. Per avere questa visione/responsabilità però serve aprire la mente e gli occhi e qual’è il modo migliore per farlo se non viaggiare e conoscere qualche altro pezzetto di mondo?».
Al suo rientro in Italia Flavio si aspetta innanzitutto  una bella polenta. Poi? «Poi verrà una stagione estiva tra le montagna di casa, l’azienda apistica di mio padre e qualche servizio in rifugio, insomma un po’ di relax».  Ma in testa l’agronomo di Graglia ha già il pensiero del Nepal con un progetto di sviluppo promosso dal Soccorso alpino di Biella con Martino Borrione e altri che hanno dato vita all’associazione Bi-Nepal. «Quella potrebbe essere la mia prossima meta».

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