Lago d'Orta. Un Belvedere da brivido

Per questa vigilia di Ferragosto ho pensato di portarvi in un luogo di grande suggestione, sicuramente poco conosciuto. Con qualche brivido ma con lo spettacolo assicurato.
Del lago d’Orta conosco vita e miracoli, dal punto di vista ambientale. Ne ho girato ogni angolo, ma torno sempre volentieri. L’abbiamo traversato più volte in battello, tra Pella e Orta San Giulio, per legare la prima e la seconda tappa del Cammino di San Carlo, l’abbiamo girato a piedi seguendo l’Anello Azzurro e in auto abbiamo raggiunto anche i paesini più sperduti.
Egro è uno di questi. Poche decine di abitanti, una chiesa dedicata ad un san Camillo del quale non avevo mai sentito parlare, costruita a inizio Seicento. Ho sempre ammirato la ricchezza architettonica di questi piccoli borghi tra il Cusio e la Valsesia, dove trovi tanti palazzotti dignitosi, eleganti loggiati, portali imponenti. Una dignità che si perde venendo verso il Biellese, dove le case tornano ad unirsi in aggregati urbani di matrice popolare, salvo poi presentare ville imponenti, ma una per borgata, segno di una separazione sociale più marcata.

La Croce di Egro
Mentre la strada che contorna il lago nella parte orientale, tra Omegna e Gozzano passando per Orta San Giulio, corre in pratica a filo dell’acqua, quella occidentale si nasconde quasi sempre alla vista del bacino lacustre. Da Gozzano, andando verso nord, vediamo il lago per un attimo all’altezza di Alzo. Poi la strada segue la nascosta valle del rio Pellino e torna ad affacciarsi sul lago a Brolo, già prossimi a Omegna. Ma prima si trova Cesara, comune di 600 abitanti, da dove si dirama una stradina che in quattro chilometri porta alla frazione di Egro.
Siamo su di un altopiano ricco di castagneti, con poche zone ancora tenute a prato. Le case guardano a ponente, dietro si eleva di poco una collinetta che ci separa dal lago, sopra gli alberi spuntano un paio di goffi ripetitori.
Non è uno spettacolo che attira, ma sapendo quello che mi aspetta seguo alcune frecce che indicano la Croce di Egro. Sono pochi minuti di salita per una stradina inghiaiata, fino alla base di una delle antenne, trovando subito un arrugginito chiosco in ferro.

Un sentierino mica male…
Qui cambia tutto. Tra gli alberi s’intravvede l’azzurro del lago, ma è a trecento metri più in basso e il versante precipita, quasi a formare una parete boscosa.
Si scende solo per cinque minuti, per un sentiero da camosci. Il percorso è protetto, si fa per dire, da una precaria staccionata. In compenso gli scalini, di altezza fuori dalla norma e talvolta tagliati a mano sulla roccia, mettono a dura prova le corte leve inferiori dell’altra parte della famiglia, preoccupata per la salita da fare dopo.
Dalla boscaglia esce una esile cresta di roccia, sulla quale è posata una croce di ferro. Il sentiero finisce lì, e non potrebbe essere altrimenti, tutto attorno è precipizio. E il precipizio, sempre tutto attorno, finisce nel lago! Messi i piedi bene al sicuro, si può alzare lo sguardo e guardarsi attorno.

Ad occhi sgranati
E’ l’unico punto panoramico da dove si può vedere tutto il lago d’Orta, da Omegna a Gozzano. A fronte si trova Pettenasco, dietro Armeno appoggiato al Mottarone. Restando in alto, sulle colline verso il lago Maggiore, si distingue Miasino e poi Ameno con la collina di Monte Oro e lo svettante campanile della parrocchiale. Più a destra, a corona del suo colle, il convento di Monte Mesma e, ben isolata, la torre di Buccione. Gozzano si intuisce, più che vedersi, nel suo ruolo di portale verso la pianura; più a destra San Maurizio d’Opaglio, appoggiata al suo operoso rialzo. Sotto di noi Pella.
Ma la meraviglia è al centro, con la penisola di Orta che si protende verso nord, quasi a volersi staccare, mentre di poco al largo naviga, sul suo mantello roccioso, l’isola di San Giulio. Sontuoso spettacolo!

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