Dall’1 ottobre il direttore del distretto di Biella dottor Giovanni Geda sarà in pensione. L’Asl di Biella ha già bandito il concorso per il reclutamento del nuovo direttore.
A Biella dal 2007 il dottor Geda ha lavorato prima presso l’Asl di Vercelli – dal 1983 al 2004 – per poi proseguire il suo percorso professionale come direttore della struttura complesso di psichiatria presso l’Asl Vco.
Originario del Biellese è tornato a casa, dal punto di vista lavorativo, nel 2007 quando ha assunto la direzione della psichiatria e del dipartimento di salute mentale dell’ASL BI. Un incarico poi rivestito a livello interdipartimentale con l’unificazione della struttura per il quadrante del Piemonte nord est.
Il dottor Geda ha vissuto nel corso della sua carriera tutti i cambiamenti più significativi di questa specialità che hanno fatto seguito alla legge Basaglia. Alla fine degli anni ’90 è stato responsabile della chiusura dell’Ospedale Psichiatrico di Vercelli.
«Sul fronte della psichiatria – sottolinea il dottor Geda – oggi c’è molto di più di quanto c’era un tempo; c’è un nuovo approccio alla cura che è molto più inclusivo. Sono nate comunità, gruppi appartamento e centri diurni. Ho cominciato a frequentare da studente il primo ambulatorio psichiatrico e il primo reparto nel 1981 e lì ho conosciuto il dottor Emanuele Lomonaco e il dottor Guido Fusaro che mi hanno fatto innamorare della psichiatria. Credo che la psichiatria come modello di cura abbia molto da insegnare alle altre discipline che oggi stiamo riscoprendo una serie di valori e di modelli gestionali che sono propri della psichiatria da trent’anni».
Dal 2018 una nuova sfida da affrontare con l’avvio di un percorso alla direzione del distretto di Biella. «Conoscevo già la realtà del territorio – spiega Geda – ma viverla in prima linea per coordinarla a livello organizzativo è stato importante perché è avvenuto in un momento storico significativo in cui l’interazione tra ospedale e territorio è essenziale. I nostri pazienti si aspettano servizi, anche e soprattutto al di fuori delle mura ospedaliere, specie in una realtà geografica dove vi è un elevato tasso di popolazione anziana e in cui comunque cresce l’incidenza di patologie croniche che hanno bisogno di trattamenti e cure costanti. Non avrei mai immaginato di dover affrontare e gestire una situazione come quella legata al Covid; di certo la pandemia nessuna di noi avrebbe voluto che ci fosse, ma devo ammettere che non dimenticherò mai questo periodo. La fatica è stata tanta, ma al tempo stesso sul piano lavorativo è stata un’esperienza importante: ho sempre avuto voglia di esserci, di rendermi utile laddove proprio alla medicina territoriale è stato chiesto tanto». Progetti per il futuro? «Continuerò a svolgere una parte della mia attività di psicoterapeuta privatamente, ma devo dire che sono molto soddisfatto così. La vita mi ha regalato molte più esperienze e opportunità gratificanti di quanto mai avrei potuto immaginare. Ho conosciuto molte persone in questi anni: voglio ringraziare tra gli altri il dottor Brusori, il dottor Zulian e l’attuale direzione che mi hanno sempre dato grande fiducia. Chi mi ha donato di più, in termini di umanità e soddisfazioni, sono stati i pazienti e le loro famiglie.Proprio a loro va il mio pensiero e il mio sincero grazie».

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