«Ci battiamo in difesa delle Cime Bianche»: giovedì serata a Città Studi

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L’appuntamento è per giovedì sera alle 21, a Città Studi, a Biella. Ad inaugurare la stagione numero 16 dei “Bugianen”, rassegna targata Club alpino italiano (Cai Biella) e dedicata all’esplorazione saranno Annamaria Gremmo e Marco Soggetto, due giovani professionisti — Annamaria è medico, Marco, dopo aver lavorato per l’Eni a Milano è tornato nel Biellese in un’azienda meccanotessile — che oltre a condividere la passione per la montagna e la fotografia naturalistica sono legati dai sentimenti. Con loro ci sarà Francesco Sisti, fotografo lombardo, membro del team di ClickAlps, forse la principale agenzia fotografica dedicata alla montagna che vanta collaborazioni con le più prestigiose riviste del settore. La sua è una fotografia immediatamente riconoscibile: il suo stile infatti gioca sulla luminosità. I paesaggi da lui immortalati sono abbacinanti. La serata “Bugianen”, come tradizione, si svolgerà a Città Studi, a Biella, a partire dalle 21. “Bugianen” può significare “quelli che non si muovono” e va inteso in maniera ironica, e il più delle volte questo è il senso con cui si presentano gli ospiti della rassegna. Ma questa volta Marco, Annamaria e Francesco saranno fedeli al significato originale con cui è nata questa espressione. Durante la guerra di successione austriaca di combatté la battaglia dell’Assietta (1747). L’esercito piemontese, numericamente inferiore, non arretrò di fronte ai francesi vincendola. Nel caso dei tre protagonisti della serata Cai la resistenza la si combatte per la salvaguardia del vallone delle Cime Bianche, in val d’Ayas. Il vallone delle Cime Bianche è l’ultimo angolo selvaggio della Val d’Ayas. Da anni è minacciato dalla costruzione di un impianto di risalita che permetterebbe il collegamento del Monte Rosa Superski con Cervinia e Zermatt facendo nascere uno dei comprensori sciistici più grandi al mondo. «Il prezzo che pagherebbero le generazioni future è immenso: la perdita irreversibile di valori naturalistici e storici che rendono unico questo angolo di Monte Rosa. Qui l’uomo non vi ha mai messo mano, ci è solo passato come ospite e testimonianza ne sono le tracce della penetrazione del popolo Walser che nel XII secolo ha colonizzato le alte valli attorno al massiccio del Rosa» spiegano Annamaria e Marco. Marco, grande conoscitore della valle — cura il sito internet varasc.it, forse il portale più completo dedicato alla valle dove poter trovare informazioni e relazioni su escursioni e vie alpinistiche al Monte Rosa —, ne è innamorato fin da bambino quando vi trascorreva le vacanze. «Non è strano che dei biellesi si prendano a cuore questo problema — poi ognuno deve scegliersi una propria battaglia e noi ci siamo scelti questa —. Da sempre i legami tra la val d’Ayas e il Biellese sono stretti. Le montagne uniscono, sono una cerniera. Il culto della Madonna d’Oropa è storicamente accertato fin dall’antichità. Con la nascita dell’alpinismo e poi del turismo la valle diventa meta privilegiata della borghesia laniera» spiega Marco. «Ci auguriamo, al termine di questo incontro, di aver trasmesso ai partecipanti la voglia di visitare (o di rivedere) questo gioiello delle Alpi, auspicando che il maggior numero di persone possibile diventi portavoce della sua bellezza, ma anche della sua fragilità» dicono Annamaria, Marco e Francesco.

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