Coggiola, anche il Cai per dire no all’ampliamento della diga della Valsessera

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Ieri mattina, sabato 12 giugno, la sezione di Biella del Club Alpino Italiano ha partecipato, alla manifestazione a Coggiola per dire no all’ampliamento della diga della Valsessera. La manifestazione, davanti ad un centinaio di persone, è stata promossa dalle quattro sezioni biellesi del Cai, da Legambiente e dal comitato Custudiamo la Valsessera. Il presidente Eugenio Zamperone ha parlato in rappresentanza delle quattro sezioni rimarcando il danno ambientale ed economico che si avrebbe con la realizzazione dell’opera. Ha anche ricordato come il Cai centrale sia recentemente intervenuto nel dibattito nazionale per chiedere al Governo di non finanziare, con le risorse del Recovery Found, il piano dighe proposto da alcune categorie. «La montagna non è un territorio da usare e depredare. La montagna va difesa e tutelata nel rispetto di quei principi già proclamati da Quintino Sella, fondatore del Club alpino, più di 150 anni fa».

Ecco l’intervento del presidente Zamperone: «Cari amici,
rappresento le quattro sezioni del Club alpino italiano presenti sul territorio, anche se per il Cai Biella è oggi un debutto sulla scena dell’opposizione alla Diga della Valsessera. La nostra è un’opposizione a ragion veduta, supportata da elementi di sostanza e metodo ed arricchita dal consenso ufficiale di tutto il mondo Cai.
Nel corso della nostra ultima Assemblea nazionale la presa di posizione contro la creazione in Italia di nuovi invasi è stata netta ed inequivocabile, portando così alla causa il sostegno dei nostri 320 mila iscritti. Perché dunque il Cai si oppone alla diga della Valsessera, così come di altri centinaia di invasi sui territori montani? Due le principali ragioni: il costo ambientale, inestimabile ed irreversibile, è tale da impoverire ulteriormente le terre alte, rendendo sempre più difficile la permanenza di forme di vita tipiche ed irripetibili. Meglio diranno altri delle peculiarità del sito valsesserino. A me tocca dire che non altrimenti, se non opponendosi alla costruzione della diga potremmo essere coerenti con il messaggio di Quintino Sella, il nostro fondatore, che parlava senza mezzi termini, 150 anni fa, di “difesa dell’ambiente naturale montano”.
La seconda. Qual è il beneficio di un investimento che da solo, vale almeno 5 volte il totale delle risorse destinabili a tutto il Biellese attraverso il Recovery Found? Non si parli di fabbisogno idrico per irrigazione: nemmeno più lo sostengono coloro che nel mondo agricolo sanno che lo stesso obiettivo si raggiunge con la infinitamente meno costosa manutenzione degli invasi esistenti e della rete distributiva. Dunque, è la produzione di energia elettrica il vero business? Siccome è probabilmente così, si sappia che l’attuale sistema è tale da produrre a prezzi fuori mercato sostenuti dalla fiscalità generale. Bastano dunque questi elementi, così evidenti, così palesi, per sostenere l’appello rivolto un mese fa dal Cai al Governo per non utilizzare i fondi del Recovery per la creazione di nuovi invasi in territorio montano. Lo facciamo volentieri con voi, noi sezioni Cai del Biellese, oggi qui in Valsessera abbracciando, anzi considerando nostra la ormai lunga battaglia del Comitato Custodiamo la Valsessera. Non è, credetemi, la battaglia di chi non vuole nulla di interesse collettivo sul proprio territorio. È un impegno serio e responsabile per dire al Governo che il territorio montano si preserva usando bene i soldi, nel nostro caso, senza sprecarli. Così diceva sempre Quintino Sella, sempre 150 anni fa, che “l’alpinismo … ci difende dai perniciosi effetti del soverchio culto degli interessi materiali, che pure oggi hanno importanza grandissima».

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