Una delle immagini scattate da Palma Navarrino nella scuola dell’infanzia di Cossato. La fotografa ha realizzato reportage sulla Lis anche a Mosca, Tokyo e Roma.

Il mondo dei sordi si racconta in una mostra fotografica: fino al 30 giugno nell’atrio del teatro Comunale è visitabile (solo durante gli spettacoli teatrali) l’esposizione di immagini di Palma Navarrino, fotografa e ideatrice del progetto “Di Segni InSegno”.

L’iniziativa è organizzata da Vedo Voci, l’associazione di genitori di bambini sordi, in collaborazione con l’istituto comprensivo. Dice la presidente Anna Ronchi: «Obiettivo della mostra è accompagnare il visitatore nell’ambiente in cui il progetto di bilinguismo italiano ­– lingua dei segni produce i suoi effetti: le immagini di Palma Navarrino raccontano la vita dei bambini sordi con le loro famiglie e a scuola».

Il progetto di Navarrino ha avuto un raggio d’azione molto ampio. Le lingue dei segni oggi utilizzate nel mondo sono 142 (la fonte è Ethnologue), e hanno diverso grado di maturità, diffusione e riconoscimento legale. Il progetto realizza un percorso internazionale per immagini scattate nelle strutture dedicate all’insegnamento e alla diffusione delle lingue dei segni.

La scuola di Cossato è stata tra quelle oggetto di reportage insieme a Mosca, Tokyo e Roma tra l’ottobre 2015 e l’ottobre 2017, in diversi momenti della vita sociale, culturale e lavorativa di persone sorde. Presto si arricchirà di nuovi contributi da Paesi di aree geografiche diverse: America Latina, Africa, Medio oriente».

Il progetto “Lingua dei segni” è sempre in attesa delle sovvenzioni promesse. «In questi giorni nella scuola di Cossato abbiamo avuto la visita di un’altra ricercatrice che proviene da Busapest» spiega Anna Ronchi «perciò è necessario che educatori e interpreti abbiano la possibilità di programmare le attività future, nell’interesse dei bambini e ragazzi sordi, degli altri allievi e di chi intende studiare ed esportare il modello di Cossato nel mondo. Come Vedo Voci, insieme agli insegnanti, chiediamo che gli enti demandati a garantire il diritto allo studio riconoscano l’importanza della ricerca e della sperimentazione che si svolge a Cossato».

L’articolo completo è pubblicato su Il Biellese del 30 gennaio.

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