In occasione della Giornata del malato arriva una lettera del vescovo Monsignor Roberto Farinella. Ecco il contenuto.
 
Carissimi,
era l’11 febbraio 1993, giorno della memoria liturgica della Madonna di Lourdes, quando per volontà del Santo Padre Giovanni Paolo II, la Chiesa cattolica celebrava per la prima volta la particolare Giornata dedicata ai malati, che ha assunto – come lo stesso Pontefice aveva auspicato – carattere e “momento speciale di preghiera e di condivisione, di offerta della sofferenza”.
L’anno precedente, al Papa era stata diagnosticata la malattia di Parkinson.
La sua condizione di malato, anche se i segni  visibili della malattia e della sofferenza apparvero più avanti nel tempo, lo portò  alla convita e ferma decisione di istituire una Giornata mondiale del malato.  San Giovanni Paolo Il, che aveva scritto molto sul valore della sofferenza, fino a dedicare al tema la lettera apostolica Salvifici Doloris, indicava così nella malattia e nella sofferenza, secondo l’insegnamento costante della Chiesa e la sua stessa esperienza personale, una via salvifica e redentrice, e chiedeva a tutta la comunità ecclesiale di mettere al centro della preghiera e dell’azione pastorale e caritativa le persone ammalate e i sofferenti.
Nel 2013 papa Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni nel corso di questo giorno di festa, e ha citato la sua salute in declino come la ragione del suo gesto.
Entrambi i Pontefici sono stati al Santuario di Lourdes, in Francia, meta ogni anno di milioni di pellegrini, di visitatori e di ammalati. Molti miracoli di guarigione sono avvenuti alla grotta di Massabielle, in seguito alle apparizioni della Santa Vergine a Bernardette (1858), e innumerevoli sono le grazie spirituali e le conversioni concesse ai fedeli in quel luogo benedetto. La data della memoria della prima apparizione della beata Vergine Maria a Santa Bernardette, alla grotta di Lourdes, fu perciò scelta per richiamare il valore integrale del bene della persona, sempre bisognosa di ricevere guarigioni spirituali e fisiche.
È significativo che lo scorso anno, il 30 maggio, Papa Francesco abbia pregato il S. Rosario dalla cappella della Grotta di Lourdes in Vaticano per tutti i malati del coronavirus e affidare al Signore l’umanità intera colpita dalla pandemia.
Devo confessare che si sono anch’io ispirato a quella preghiera, dal titolo “era concordi in preghiera con Maria” nella stesura delle brevi note pastorale di questo anno in corso.
Quest’anno viviamo la XXIX Giornata Mondiale del malato dal tema “Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). La relazione di fiducia alla base della cura dei malati”.
Papa Francesco, nel suo messaggio in occasione dell’annuale Giornata, ci ha chiesto di fare attenzione a non cadere nell’ipocrisia, per non essere come quelli che dicono ma non fanno.
Gesù, infatti, ha lasciato ai suoi discepoli il comandamento dell’amore che trova piena e concreta realizzazione anche nella relazione con i malati.
Per questo, il Santo Padre, ha invitato tutti coloro che si prendono cura dei più fragili ad instaurare con loro una relazione personale, di vicinanza, che abbia come fine il non farli sentire soli e abbandonati, ricordando a tutti che una società può dirsi umana nella misura in cui sa prendersi cura di queste persone.
Nell’insegnamento e nella vita di Gesù, come ben sappiamo, non trova posto la logica dello scarto che talvolta caratterizza il nostro mondo.
Un altro aspetto, messo in risalto dal testo del Messaggio pontificio, è l’importanza di garantire a tutti soprattutto ai più poveri, l’accesso alle cure. La salute è bene comune primario, e ognuno è chiamato a contribuire al bene di chi gli sta accanto.
Grande speranza genera la schiera silenziosa di uomini e donne che hanno speso, e che stanno spendendo la loro vita al servizio degli ultimi spinti da quel senso di appartenenza comune alla famiglia umana.
Desidero perciò anch’io ricordare, come ha fatto spesso Papa Francesco nell’omelie e nei suoi discorsi nei giorni più critici della pandemia, rivolgermi con gratitudine ai tanti medici, infermieri, personale sanitario, sacerdoti, religiosi e religiose che danno tutto, anche la loro stessa vita, nel curare, nella vicinanza ai malati.
In Cattedrale, con la celebrazione della Santa Messa insieme ai volontari e agli ammalati dell’Oftal, l’11 febbraio scorso abbiamo affidato alla Beata Vergine Maria di Lourdes, nella preghiera, queste intenzioni e tutte le persone ammalate e quanti le assistono.
Ci aiuti, la Vergine Santa e Benedetta, apparsa a Lourdes, e invocata dal nostro Popolo da secoli Regina del monte d’Oropa, a sentirci sempre più famiglia dei figli di Dio, fratelli tutti, sani ed ammalati, e a prenderci cura gli uni degli altri.
+ Roberto, vescovo
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