Stiamo per iniziare il nuovo anno. Come è tradizione si tenta di tracciare un bilancio relativo a quanto è avvenuto nel corso di questi 12 mesi. Il mio intento in queste righe è quello di con- dividere con voi alcune riflessioni che porto nel cuore, senza pretendere di esaurire tutti gli aspetti che riguardano la fine e l’inizio di un nuovo anno, che dobbiamo collocare in una situazione decisamente complessa e variegata.
La mia prima considerazione è che il 2021 è stato l’anno del ripristino e della ripartenza in tutti i campi, sociale, economico e pastorale, dopo il disarmante anno 2020 segnato dalla grave emergenza sanitaria per l’epidemia del coronavirus e dalla chiusura forzata di quasi tutte le attività che è durata diversi mesi.
Abbiamo ripreso un po’ più di fiducia e grazie agli effetti delle vaccinazioni e di una maggiore attenzione ad alcuni com- portamenti per il contenimento dell’epidemia molte attività sono ripartite. Decisivo è stato l’impegno pubblico e politico. Intervento determinante che è stato riconosciuto e premiato nelle recenti statistiche da un incremento di fiducia da parte degli Italiani nei confronti del Governo e dall’affetto nei confronti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si accinge a concludere il suo mandato e che vogliamo anche noi ringraziare per il suo impegno e la sua grande forza morale e civile. 

• L’ANNO DELLA QUINTA INCORONAZIONE Il 2021 è l’anno che ci ha visto celebrare la V centenaria Incoronazione della Madonna di Oropa, dopo l’obbligato rinvio di un anno. Con le sue tappe e i suoi momenti di fede e di preghiera, di devozione e di manifestazioni, tutti noi ci portiamo nel cuore tante immagini e suggestioni che hanno rinnovato il secolare voto alla Santa Madre di Dio venerata ad Oropa. Tra le celebrazioni mariane abbiamo vissuto anche l’anno giubilare lauretano che ha portato tanti fedeli al Santuario di Graglia per il rinnovarsi dell’affetto dei fedeli alla santa casa di Nazareth. Dal punto di vista ecclesiale l’anno 2021 è stato anche caratterizzato dall’importante avvio del cammino sinodale, un vero processo di coinvolgimento di tutta quanta la Chiesa per rinnovare la sua missione, partendo dall’ascolto delle persone e camminando insieme nel segno della partecipazione e della collaborazione. Pastoralmente è stato l’anno nel quale abbiamo provato, dopo la durissima prova della pandemia, a ripartire, con qualche sorpresa soprattutto nell’ambito della maggiore attenzione nel campo della solidarietà e della carità; registro però ancora qualche fatica nell’ordine della partecipazione di pre- senza all’eucaristia domenicale e più diffusamente ad altre attività. Si sono svolti in quasi tutte le parrocchie i sacramenti dell’iniziazione cristiana, e con regolarità le attività di catechismo e di oratorio, anche estivo, dei ragazzi e dei giovani. La testimonianza e le provocazioni di suor Katia Roncalli nel mese di ottobre e novembre ci hanno accompagnato nel ripensare al nostro rinnovamento ecclesiale, con lo stile di diventare artigiani di fraternità e di comunione. Personalmente sono stato testimone di una volontà di partecipazione e di ripartenza nelle nostre parrocchie, sia da parte dei nostri sacerdoti che dei laici, delle aggregazioni ecclesiali e di tante altre persone che mi ha profondamente commosso. Picco di questo impegno è stato lo sforzo profuso per l’Incoronazione e la volontà di essere partecipi, se non tutti di presenza, attraverso i vari sagrati diocesani realizzati nelle varie zone pastorali, frutto di collaborazione tra comunità parrocchiali ed enti locali. E poi la bella settimana animata dai giovani di “in alto a casa”, che con il loro entusiasmo, nello spirito del beato Pier Giorgio Frassati, ci hanno fatto in modo essenziale un catechismo sul dono della vocazione, degli affetti, della santità gioiosa, del lavoro, della tutela del creato… E proprio loro sono poi stati i veri protagonisti alla Settimana sociale dei cattolici italiani che si è svolta a Taranto. Ci hanno raccontato il mondo che desiderano realizzare: più aperto alle istanze della partecipazione, dell’economia di condivisione e sostenibilità, della fratellanza. 

• INIZIANO LE CELEBRAZIONI DEI 250 ANNI DI FONDAZIONE DELLA DIOCESI Le celebrazioni di Natale e la Festa di Santo Stefano con l’inizio delle celebrazioni dei 250 anni della fondazione della Diocesi, sono in ordine temporale gli ultimi momenti di questo anno (pre- ceduti dai momenti di incontri arricchenti e cordiali avvenuti con i detenuti del carcere, alcune associazioni di volontariato, con gli stessi collaboratori pastorali della Diocesi e altre persone che vivono con forza e determinazione le proprie povertà e fragilità). Tutti porto nel cuore e tutti metto nel Te Deum che canteremo questa sera, a fine anno. Si ringrazia insieme il Signore perché in tutto ci ha sostenuti. E in questa preghiera ricordo anche le persone che non sono più con noi e abbiamo accompagnato all’incontro con il Padre della vita in questo anno, sacerdoti, laici, amici, collaboratori. 

• NUOVAMENTE IN APPRENSIONE PER IL CORONAVIRUS Da qualche settimana nonostante tutti gli sforzi compiuti siamo di nuovo in apprensione per la nuova ondata pandemica. Avevamo avuto l’impressione di poter tornare gradualmente alla normalità ma i dati delle ultime settimane mettono in evidenza una nuova accelerazione dei contagi. Il nuovo anno rischia di aprirsi all’insegna dell’incertezza e della irrazionalità e della paura. “Il Censis, nel suo ultimo rapporto, ha fatto notare il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana nel suo messaggio per le festività natalizie, parla di «un’Italia irrazionale»: per alcuni milioni di italiani, che pre- tendono «di decifrare il senso occulto della realtà», il Covid addirittura non esiste e il vaccino è inutile. In nome di un diritto soggettivo di scegliere per la propria vita in totale autonomia, molte persone finiscono per dimenticarsi dei fragili, degli anziani e dei poveri, rom- pendo, in questo modo, i legami alla base della solidarietà umana. Mai come oggi è dunque necessaria l’umiltà: nel giudizio, nei rapporti interpersonali, nell’amore verso il prossimo”.
Anche per questi motivi, non possiamo e non dobbiamo rassegnarci alla situazione ma sperare che la convergenza tra efficaci misure sanitarie, l’impegno politico e di collaborazione di tutti i cittadini porti un miglioramento delle condizioni di vita, senza lasciare indietro nessuno.
Per questo il pensiero commosso e la vicinanza della nostra Chiesa va alle vittime del coronavirus e a quanti soffrono per la perdita dei propri cari, ma anche a tutti coloro che per le inevitabili restrizioni sono limitati nelle attività lavorative e professionali, nel movimento e nelle relazioni. Anche il nostro territorio è stato sconvolto in questo ultimo anno da gravi fatti di cronaca che chiamano in causa, direttamente o indirettamente, le responsabilità di tutti noi. Non è un slogan dire che siamo “fratelli tutti”, ma è l’esperienza che porta a sentirci partecipi direttamente delle sorte degli altri che abbiamo vicino, con i quali legami di solidarietà e di amicizia sociale ci legano. 

• VICINANZA E SOSTEGNO A CHI VIVE IL DISAGIO In questa luce desidero rinnovare vicinanza e solidarietà a tutti co- loro che sono in apprensione per il futuro, i quali vivono disagi e preoccupazioni legati alle difficoltà del lavoro o della fatica della ripresa economica. Il nostro pensiero si rivolge alle tante famiglie che si trovano nel disagio; vicinanza e sostegno va ai nostri giovani per gli studi e per il lavoro, loro che sono veri portatori di futuro; affetto va ai nostri malati, agli anziani, alle case di riposo, ai detenuti, alle persone emarginate e sole. 

• IL MESSAGGIO PER IL NUOVO ANNO Quale il messaggio dunque per il nuovo anno? Penso debba essere di speranza! Trovo bella e proficua la corrispondenza che c’è nella liturgia del Santo Natale che alla gioia della nascita del Redentore corrisponde il canto degli angeli in cielo e la realizzazione della pace in terra per gli uomini che sono amati dal Signore. Chi si sente amato, non teme, perché sa che l’ultima parola non è quella della sconfitta o della paura ma quella del trionfo che appartiene a chi vive già la pienezza dei doni che il Signore ha portato con la sua venuta. La speranza, dunque, è bene ricordare non è la realizzazione di un desiderio, quanto di una promessa. Un evento che accade e sblocca una situazione che sembra irrisolvibile. Come i magi e i pastori, che si presentano a riverire un piccolo bambino adagiato in una mangiatoia. Come è bello che all’interno della comunità cristiana fossimo portatori di speranza in questo modo: provando a stupirci reciprocamente, a entusiasmarci l’un l’altro con la sorpresa dell’amore. Nel buio delle paure e dei rapporti per interesse, abbiamo la possibilità di portare un po’ di carità. Il Signore, nato nella povertà e nell’umiltà, si lascia accogliere da chi ha occhi per stupire i fratelli con l’amore. Così l’amore arriva come la luce nelle tenebre. Se la contemplazione della scena della mangiatoia ci indurrà a diventare portatori di speranza agli altri, allora vorrà dire che stiamo camminando da cristiani e che il nuovo anno sarà certamente un anno buono, perché il bene è già seminato nei nostri cuori e attende di poter germinare portando frutti di pace e di amore. Come Maria conserviamo e meditiamo tutte queste cose nel nostro cuore! Auguri a tutti di buon anno, all’insegna anche del dono della Pace per noi, per il nostro Paese, per tutti i popoli della terra come pregheremo in particolare in questa notte e nel primo giorno dell’anno incoraggiati dalle parole di Papa Francesco e dai passi di coloro che camminano su sentieri di giustizia e di amore. Non vi è altra via se non far camminare questi doni di speranza, di amore e di pace, con i nostri piedi, sui nostri passi. 

+ ROBERTO FARINELLA, Vescovo 

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