Le Province “scomparse” nell’emergenza Coronavirus

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Uno studio elaborato da Openpolis in collaborazione con la trasmissione televisiva Report fa il punto sulla situazione istituzionale delle Province, che hanno organi politici, apparati amministrativi e gestiscono risorse in settori strategici, ma sono totalmente assenti dal dibattito pubblico, come se i numerosi (e spesso disorganici) interventi normativi dell’ultimo decennio avessero portato davvero alla loro eliminazione. Una sensazione accresciuta dall’attuale emergenza sanitaria, nella gestione della quale si sono resi protagonisti, nel bene e nel male, insieme al Governo, Regioni e Comuni, ma in cui l’ente intermedio praticamente è scomparso. Openpolis rileva che «il dibattito pubblico va avanti come se le Province non esistessero più» ed evidenzia che l’assetto attuale di questi enti presenta almeno 3 punti critici: l’elezione indiretta del presidente e del consiglio provinciale, l’incertezza del quadro finanziario in cui operano, la difficoltà di riordinare nel nuovo sistema le funzioni di area vasta, che riguardano territori troppo ampi per essere gestiti a livello di singolo Comune, ma allo stesso tempo troppo piccoli per attribuirne le funzioni direttamente alla Regione o allo Stato.
Per quanto riguarda il primo aspetto, c’è da rilevare che chi amministra le province oggi non è più scelto direttamente dai cittadini, ma da e tra i consiglieri comunali e i sindaci. «Un sistema spiega Openpolis «pensato per rendere le province la “casa dei Comuni”, ma che ha mostrato diverse falle. La principale è il rischio di delegittimazione e deresponsabilizzazione di chi oggi amministra gli enti di area vasta, frutto della campagna antipolitica che ha preceduto, e poi accompagnato, la trasformazione delle province. Un approccio demagogico perché chi è chiamato a responsabilità di rilievo per il suo territorio (collegamenti stradali, manutenzione dell’edilizia scolastica) dovrebbe farlo nel tempo che avanza da altri incarichi, senza alcun riconoscimento o indennità e senza dover rendere conto in modo diretto ai cittadini».
La delegittimazione politica delle Province ha facilitato la possibilità di imporre tagli crescenti alle loro risorse, rendendo minima la loro capacità di investire, anche nei settori strategici. Basta osservare il calo del 65 per cento di investimenti nei trasporti tra 2013 e 2015. Una situazione per sanare la quale non sono bastate misure straordinarie adottate dai Governi negli anni successivi, che hanno anzi reso ancora più insostenibile il sistema nel lungo periodo proprio per la loro provvisorietà.
La conclusione di Openpolis è che, in un dibattito politico in cui “abolizione delle province” e “semplificazione” sono diventati sinonimi, dopo un decennio di interventi normativi, questa ipotesi sembra definitivamente tramontata, a maggior ragione con le Province ancora previste in Costituzione.
Le funzioni di area vasta, dalla cura delle strade provinciali all’organizzazione dei servizi su scala subregionale, richiedono una continuità amministrativa che non può essere garantita, per esempio, dalle 550 Unioni di Comuni presenti sul territorio nazionale, senza rischiare di rendere ingovernabile il sistema con sistemi temporanei e inadatti a programmare sul lungo periodo». Come successo durante l’emergenza Covid.

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