Massimo e il sogno africano del Kenia e del Kilimanjaro

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Dopo l’incidente e l’amputazione il ritorno in montagna

L’alpinista biellese Max Coda con l’atleta paralimpico Andrea Lanfri lanciano il progetto #unagambaindue. Dice: «Il limite peggiore? è quello mentale»

«Ritrovare la montagna, il piacere della fatica, il trovarsi in cima a una vetta e ammirare il panorama che da lì si gode, è quanto di più bello mi potesse succedere e voglio testimoniarlo a chi si trova a vivere quello che ho vissuto io. Bisogna reagire, trovare le energie in se stessi e si può ritrovare il sorriso». Massimo (Max) Coda è un uomo che sorride alla vita e ora, con l’amico toscano Andrea Lanfri ha un sogno che si chiama K2K. «Nel gennaio del 2021 vogliamo scalare il Mount Kenia e il Kilimanjaro». Due uomini per le due montagne più alte del continente africano — 5199 metri il mount Kenia e 5895 il Kilimanjaro — e una gamba sola. Già perché Max, dopo un incidente durante un’arrampicata nel 2009 ha perso una gamba, e l’amico Andrea, atleta paralimpico, colpito nel 2015 da meningite, le ha perse tutte e due. K2K significa 11094 metri da scalare con tre protesi e un piede. «Se vuoi puoi. Questo è il messaggio che vorremmo dare con il nostro progetto. Ci rivolgiamo a tutti quelli come noi che hanno trovato un “intoppo” nella loro vita: si può sempre andare avanti, si può sempre avere dei sogni. Il limite peggiore è quello mentale ma lo si può superare e vincere» spiega Max. Il progetto K2K sarà seguito con collegamenti in diretta che seguiranno passo dopo paso i due alpinisti. La spedizione sarà inoltre raccontata in un documentario. «In questa fase stiamo cercando chi ci possa supportare (https://buonacausa.org/cause/progetto-k2k). Per restare aggiornati sui nostri social, Facebook e Instagram, l’hashtag da seguire è #unagambaindue». Intanto, per allenarsi, nelle ultime settimane, Max e Andrea hanno fatto diverse cose insieme. Sono saliti al Mucrone, che uno strano inverno ha trasformato in una indescrivibile palestra misto roccia-ghiaccio, e non si sono risparmiati scalando Les Aiguiles Marbrée sul gruppo del Monte Bianco. I due alpinisti si sono conosciuti nel 2018 in una gara in Liguria, il vertikal (gara di corsa in montagna che si sviluppa, come dice la parola, su un pendio accentuato) di punta Martin. Pochi mesi prima c’era stato il crollo del Ponte Morandi e gli organizzatori della gara avevano deciso di dedicare l’evento sportivo agli atleti amputati. L’intento era di mostrare come una ferita o un’amputazione possano comunque consentire imprese straordinarie, sia a livello individuale che di collettività come per la Genova e la Liguria. E così dopo anni di tribolazioni, sedici interventi per cercare di salvare l’arto, la difficile decisione di tagliare quella parte di sé, e con essa una parte di vita, Max è potuto tornare a guardare con ottimismo il domani. «La forza l’ho trovata in me stesso, negli occhi di mia figlia e di tutti coloro che mi sono stati accanto. La vita passava, non potevo più lasciarla scorrere».

La gara
CON IL TEAM TRE GAMBE AL VERTIKAL DI SELVA GARDENA
Il primo di febbraio Max Coda ha preso parte con altri due skyrunner amputati, Salvatore Cutaia e Moreno Pesce, alla Dolomites Val Gardena – Xtreme Up, gara che da Selva di Val Gardena, con 720 metri di dislivello, sale al Ciampinoi ai piedi del Sassolungo. Max Coda ha terminato la gara come primo nella categoria disabili. Era la prima gara di questo genere a disputarsi con l’apposita classifica. Questo è il primo passo per poter chiedere l’inserimento della disciplina come sport paralimpico. Max, con gli altri due atleti, fa parte del “Team 3 gambe”, che vede tra i fondatori proprio Moreno Pesce. Ed è grazie all’entusiamo di Pesce che l’arrampicata, sport da lui praticato, è stata recentemente inserita tra le discipline paralimpiche nelle prossime olimpiadi.

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