La società A2A Ambiente ha presentato un progetto all’amministrazione provinciale e al comune di Cavaglià per avviare l’iter autorizzativo per la costruzione di un modernissimo termovalorizzatore nell’area in cui già operano i vari impianti per il trattamento della nostra immondizia e di quella di tutto il Piemonte settentrionale. Immediatamente sulla pagina Facebook di Legambiente Biella è comparsa una considerazione critica contro l’iniziativa definita “Fenice 2”.

Il nuovo impianto si affiancherà a quelli già attivo in corso di attivazione nel Polo Tecnologico di Cavaglià, che completerà così il ciclo dello smaltimento rifiuti dopo il blocco dell’ampliamento della discarica da parte del Tar.

Infatti nel sito è presente l’impianto che trasforma la spazzatura in biocubi, è stato creato un centro di selezione delle plastiche per il riciclo con tecnologie di separazione all’avanguardia e sistemi di autoapprendimento attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale e stanno per essere attivati, da adesso al prossimo anno, due stabilimenti per trasformare le scorie non riciclabili di platica in combustibili per le fornaci dei cementifici e di agenti secondari di secondo grado per gli altiforni delle acciaierie, oltre che uno per il trattamento della frazione umida, unita a sfalcio verde, per produrre 5 milioni di metri cubi di biometano all’anno e compost per l’agricoltura.

L’impianto, in cui lavorerebbero una quarantina di addetti più quelli destinati alla manutenzione, dovrebbe avere una potenza termica massima di combustione intorno ai 110 megawatt, per valorizzare fino a 278mila tonnellate di rifiuti all’anno, da cui saranno ricavati 240 gigawattora ogni anno di energia elettrica da immettere nella rete di distribuzione nazionale. Il nuovo termovalorizzatore dovrebbe essere costituito di una linea per la combustione, di un’altra per la depurazione dei fumi e di una turbina a vapore a condensazione per la produzione di energia. I progettisti dichiarano che le emissioni prodotte sono assolutamente al di sotto delle soglie minime consentite dalla legge sia a livello nazionale che europeo, mentre per recuperare le ceneri pesanti prodotte dal processo di valorizzazione, si ricorrerà ad aziende specializzate in grado di trasformarle in materiali per l’edilizia, recuperando i metalli.

L’energia netta prodotta potrà alimentare circa 95mila famiglie con un fabbisogno energetico medio per ognuna di esse di 2.700 kilowattore all’anno, risparmiando oltre 45mila tonnellate di petrolio all’anno.

Per utilizzare l’energia prodotta ci sono al momento in campo tre ipotesi diverse. Una è relativa alla produzione di idrogeno da utilizzare per l’autotrazione di veicoli e treni; un’altra all’alimentazione di una fabbrica per la produzione di carta riciclata; l’ultima prevede invece la costruzione di una serra di 20 ettari di ampiezza, dove avviare la produzione di pomodorini in coltura idroponica (senza utilizzo del suolo), sul modello di quanto avviene in Olanda, dove questo tipo di coltura ha incontrato un importante sbocco di mercato nel settore dell’industria conserviera. Quest’ultima iniziativa potrebbe anche creare 200 nuovi posti di lavoro, a cui si aggiunge l’apporto occupazionale per la costruzione dell’impianto che darà lavoro per 35 mesi a una media di 150 lavoratori con punte di 300 nei periodi di picco per oltre un anno.

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