Il vicepresidente del Cosrab Pizzi.
La polemica è scoppiata per pochi centesimi di euro, ma il vero problema della normativa di legge che impone l’uso (e il pagamento) di sacchetti biodegradabili per l’acquisto di frutta e verdura al supermercato è un altro. E si chiama mancanza di chiarezza da parte del Governo italiano. Che impone da un lato l’uso (e il pagamento) di sacchetti biodegradabili ultraleggeri, ma non risolve il problema del loro smaltimento. Ci si è chiesti, ad esempio, come verranno riciclati quei sacchetti “prezzati”? L’etichetta non è certo biodegrabile; ci sarà una persona che la separerà dal resto del sacchetto biocompatibile? A sollevare queste perplessità è il vicepresidente del Cosrab Alessandro Pizzi. Che spiega, in un comunicato stampa di recente diffusione, come la normativa risalga all’estate scorsa e sia stata adottata in termini operativi soltanto ora. «Non è certo la questione effimera, legata a qualche centesimo di euro, a creare l’imbarazzo» scrive «ma il danno ambientale che questa scelta, apparentemente utilizzata per sostituire la plastica dannosa, in realtà provoca. Con conseguenze ancora più gravi, aumentando anche i costi indiretti economici e di spreco energetico. La vera alternativa è incentivare l’uso delle borse lavabili e riutilizzabili, impermeabili e isotermiche, per mantenere anche le necessarie condizioni igieniche durante il trasporto».
«La legge prevede che i sacchetti ultraleggeri debbano essere compostabili; si devono cioè dissolvere negli impianti di produzione di compost agricolo e devono essere realizzati con materie prime rinnovabili (vegetali) al 40%, mentre rimarrà il 60% di componente petrolchimica» prosegue. «Senza dimenticare che in provincia si pagano 200mila euro per portare l’organico negli impianti di compostaggio di Bergamo. Dal punto di vista ambientale e anche economico, quindi, la vera alternativa è il riuso, come suggerisce la Direttiva europea in sostituzione della plastica».
Interessante poi l’episodio di cui è stato protagonista lo stesso Pizzi. Per riuscire ad acquistare tre mele renette, ha dovuto pagare tre sacchetti; i primi due si sono rotti (troppo fragili). «Oltre al danno economico, si finirà per incentivare gli acquisti di frutta e verdure confezionate» conclude. «Con buona pace di chi, come il Cosrab, lotta quotidianamente per la riduzione della plastica e degli imballaggi».
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