«Si chiama “Ooencyrtus telenomicida” e potrebbe essere lo strumento efficace per debellare la cimice asiatica, l’insetto che dal 2012 sta causando ingenti danni all’ortofrutta italiana. Si tratta di un imenottero, più piccolo di un millimetro, che ha la capacità di parassitare le uova della cimice. La femmina inocula le sue uova in quelle della cimice annientando la progenie dell’insetto e salvando le colture». È quanto annuncia AGR-Osservatorio Agroalimentare, un team di ricerca Gruppo Cattolica Coldiretti. Proprio Coldiretti, in più occasioni, ha richiamato l’attenzione sulla “cimice marmorata asiatica” causa della distruzione di raccolti nei frutteti, negli orti, andando perfino a minacciare le grandi coltivazioni di soia e di mais in tutto il nord Italia. Oltre alla perdita del 40% del raccolto in aree fortemente produttive, la cimice asiatica causa anche una notevole percentuale di frutti deformi (in alcuni casi superiore al 50%) con conseguente deprezzamento o non commerciabilità. Dal nome scientifico “Halyomorpha Halys”, la cimice asiatica è di colore marrone e non verde come la specie autoctona. Non è dannosa per l’uomo né è portatrice di malattie, ma crea gravi danni alle colture.

Proprio per questa ragione la Regione Piemonte ha diffuso una guida informativa. Il vademecum è stato redatto dalla fondazione Agrion che si occupa di ricerca e sviluppo dell’agricoltura piemontese, in collaborazione con il settore fitosanitario regionale. «In attesa che nuove tecniche di lotta, possibilmente a ridotto impatto ambientale, siano messe a punto nei prossimi anni, ogni contributo per ridurre la presenza delle cimici svernanti – auspica la Regione – può, anche se modesto ma attuato da molti, contribuire al contenimento di questo insetto particolarmente nocivo». Ogni femmina che sopravvive all’inverno nell’anno successivo può deporre qualche centinaio di uova, da cui si svilupperanno gli stadi della nuova generazione.

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