Alta Valle Cervo. Rosazza, misteriosa bellezza

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E’ il più piccolo comune dell’Alta Valle del Cervo, in provincia di Biella, ma è di sicuro uno dei paesi più suggestivi e misteriosi del Piemonte. Malgrado si trovi nel punto più stretto e disagiato della valle, a 882 metri di altitudine, Rosazza si fa ammirare per la sua straordinaria bellezza architettonica e per dovizia di monumenti e di particolari, in gran parte realizzati con il sapiente uso della sienite, la pietra locale.
Per questo è meta di tanti visitatori, è stata più volte un set per produzioni cinematografiche e televisive e ora è candidata a diventare uno dei “borghi più belli d’Italia”, per il concorso patrocinato dalla Rai.

Nel nome di Federico
Se si vuole dare merito a qualcuno di tutto questo, occorre tornare indietro di un secolo e mezzo, o poco meno. Siamo attorno al 1880 e a Rosazza vive Federico Rosazza Pistolet, discendente di una facoltosa famiglia di impresari edili e senatore, a quel tempo, del Regno d’Italia. Sarà lui a cambiare il destino del suo borgo natio, realizzando a proprie spese grandiose opere pubbliche per migliorare la vita degli abitanti di Rosazza e della Valle Cervo. Nato nel 1813, Federico Rosazza si laureò in giurisprudenza a Genova dove l’impresa familiare lavorava per l’ampliamento della città e del porto. Si avvicinò alla politica aderendo alla Giovine Italia e diventando amico di Giuseppe Mazzini. La morte prematura della moglie e della sua unica figlia, lo spinsero ad agire a favore della sua terra d’origine e il risultato, ancora oggi ben percepibile girando per Rosazza, è un illuminato esempio di mecenatismo.

Sotto un tetto di stelle
Non è difficile, in molte di queste opere, ritrovare simboli legati alla massoneria e all’occultismo, interessi che Federico Rosazza condivise con l’amico e consigliere Giuseppe Maffei, architetto e pittore originario di Graglia. In alcune fonti si sostiene che Maffei fosse dotato di poteri e facoltà paranormali, con un forte interesse per lo spiritismo. Tutti elementi che inseriva nella sua attività artistica e che a Rosazza possiamo ritrovare nei segni e nelle opere attorno e dentro la monumentale chiesa parrocchiale, progettata da Maffei e fatta ricostruire dal senatore al posto di quella antica. Si veda, ad esempio, le pitture di Maffei sulla volta della chiesa stessa, che riproducono un autentico cielo stellato, quasi un planetario. Si distinguono bene le costellazioni, la Via Lattea e la Stella Polare, mentre nell’abside brilla la Stella del Sud, a testimoniare l’orientamento della costruzione. In questo caso Maffei sembra ispirarsi a Giotto e alla Cappella degli Scrovegni di Padova, mentre è curioso il dipinto nella volta in testa alla navata di destra. Riproduce la famosa battaglia navale di Lepanto, nel golfo di Corinto, la prima e più importante vittoria di una flotta cristiana contro l’armata ottomana. Era il 7 ottobre 1571, ma nel cartiglio dell’affresco si legge 5 ottobre 1575. E’ un piccolo errore, forse voluto, ma del quale non conosco la motivazione.

La memoria della Bürsch
Per tutti questi lavori Federico Rosazza utilizzo materiali e maestranze del posto, contribuendo in modo significativo allo sviluppo economico della valle. I “valit” o valligiani dell’Alta Valle del Cervo si sono sempre distinti nel mondo come impresari e operai edili, spesso come emigranti qualificati, formati nelle scuole edili storicamente presenti in Valle Cervo.
A tramandare la memoria di queste tradizioni d’impresa e di lavoro, ma anche della vita rurale che continuava in questi paesi montani, è la Casa Museo dell’Alta Valle del Cervo, presente a Rosazza fin dal 1987, grazie ad una felice intuizione e all’opera preziosa dell’architetto Gianni Valz Blin. La Casa, ospitata in un antico edificio inserito nel nucleo storico del borgo, dispone di una dozzina di ambienti su più piani dove sono esposti un migliaio di oggetti legati ai mestieri della valle, oltre a custodire una notevole documentazione fotografica e antropologica.

L’orgoglio di vestire la tradizione
Se avrete la fortuna di visitare la Casa Museo nei giorni di apertura, troverete sempre ad accogliervi delle eleganti signore in abito tradizionale. Sono le componenti del gruppo Valëtte an Ĝipoun, nato nel 1976 con l’intento di valorizzare il ĝipoun, l’abito festivo tradizionale dell’Alta Valle, risalente alla fine dell’Ottocento. Pur essendo di fattura sobria e austera e di norma di colore nero, grazie agli ornamenti preziosi e colorati l’abito acquista un’eleganza notevolissima. Viene portato dalle donne della valle durante le feste dei paesi e in occasione dei più significativi appuntamenti civili e religiosi.
Fin dalla fondazione della Casa Museo, le donne del gruppo hanno partecipato alle sue attività e presenziato alle giornate di apertura, mettendo in evidenza il valore e il ruolo della donna valligiana, un tempo indispensabile figura di riferimento nei paesi orfani degli uomini emigrati altrove per lavoro.

Un gioco affascinante
Un tour alla scoperta delle meraviglie di Rosazza può partire dall’entrata del paese, con il cimitero monumentale, la chiesa e i due parchi, a fianco dei torrenti Cervo e Pragnetta. Nello stretto nucleo urbano tra i due corsi d’acqua si trova la parte più storica e suggestiva, con nobili palazzi all’inizio e strette vie a salire tra le antiche case. Scale, piazzette selciate, voltoni, passaggi coperti e angoli fioriti con fontane si susseguono in un apparente e affascinante labirinto, dove perdersi è un bel gioco, che chiaramente dura poco per la limitata estensione del villaggio.
A ponente delle case si trova il Castello, con l’alta torre che si staglia sullo sfondo delle montagne che separano la Valle Cervo dalla Valle d’Aosta. E’ anche questa un’opera legata alla coppia Rosazza Pistolet-Maffei, ma la posizione e l’austerità dell’ambiente le conferisce un fascino unico.

L’acqua, nel bene e nel male
A completare la visita a Rosazza non possono mancare passeggiate ed escursioni nei dintorni, a cominciare dalla salita alle Selle di Rosazza (1480 m) dove si trova la cappella dedicata alla Madonna della Neve e l’omonimo rifugio. L’escursione permette di passare dal romantico villaggio di Desate, nel vallone della Gragliasca, e di ammirare lungo il percorso diverse iscrizioni rupestri, con disegni, simboli e scritte su roccia, realizzate a fine Ottocento durante la costruzione delle mulattiere volute dal senatore Rosazza. Un’altra passeggiata più facile e breve permette di arrivare alle baite e al pascolo di Fienbello, con partenza dalla passerella che attraversa il torrente Cervo, proprio all’altezza del centro di Rosazza. Qui è tracciato il percorso di Salute in Cammino, programma di sensibilizzazione per l’attività fisica promosso dall’Azienda Sanitaria di Biella.
Il passaggio sulla passerella, da pochi giorni rimessa a nuovo dopo la disastrosa piena del 2 ottobre 2020 che l’aveva semidistrutta, ci fa capire molto bene l’importanza dell’acqua nella vita della valle, nel bene e nel male. La furia della natura può distruggere in un attimo quello che gli uomini hanno costruito in secoli di ingegno e di lavoro, e solo per fortuna in questo caso non ha causato la perdita di vite umane. Ma al contempo l’acqua, con la montagna che la raccoglie, è l’elemento più importante e caratterizzante del paesaggio.

L’alpe di Fienbello.
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