Alta Valsesia. Uno splendido giro di Walser

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“Verde di selve, nel sereno incanto
del monte che si stringe a te vicina
del bianco Rosa che troneggia accanto
splendi, Valsesia, come una regina!”

Non so di chi siano i versi, trovati tra le mie sparse note valsesiane e pur non essendo particolarmente amante di questa retorica, non ho trovato di meglio per esprimere il godimento che ho provato qualche giorno fa in Alta Valsesia.

Persone
L’occasione aveva un titolo perlomeno strano “Giornata di resistenza umana, camminata alla scoperta della toma d’alpeggio e dei Walser”, al punto di non capire a chi era chiesto di resistere, se ai partecipanti impegnati in severi percorsi di montagna, intervallati da assaggi e momenti conviviali, oppure alle persone che andavamo ad incontrare in quei luoghi.
Ebbene, c’è voluto poco per capirlo. Chi resiste lassù lo fa tutti i giorni, noi si sale una volta tanto a goderci lo spettacolo, ma poi torniamo a illuderci di star meglio a valle. Per questo, oggi non vi racconterò più di tanto dei luoghi che ho visitato, come faccio di solito, ma delle persone che ho incontrato. Sono Fabio Rainelli, Massimo e Germano Narchialli, Daiana, Filiberto e Leonardo Vaira, tutti giovani alpigiani ma discendenti di famiglie da sempre presenti in Val Vogna.
Dei loro prodotti – formaggi e non solo – vi parla in questa pagina Arnaldo Cartotto, che ancora ringrazio per avermi coinvolto in questa bella avventura. A seguire vi presento gli altri amici incontrati per strada.

Lorena
La giornata è stata movimentata da colpi di sole e da un breve rovescio, ma questo non ha impedito alla folta compagnia di raggiungere quasi tutte le frazioni della lunga Val Vogna, ognuna delle quali aveva qualcosa da raccontare della meravigliosa storia dei Walser, il più nobile tra i popoli delle Alpi.
Abbiamo conosciuto la storia, la straordinaria architettura, il costume e il folclore, l’intima vita dei villaggi, tra lunghi inverni e faticose stagioni estive di donne sole, con gli uomini a cavar futuro in miniera o per il mondo. A raccontarcelo c’era per noi Lorena Chiara, valsesiana doc, guida turistica, escursionistica e ambientale. Detto così potrebbe già sembrare tanto. In realtà, questa enunciazione professionale non rende minimamente la sua capacità di coinvolgere i presenti. La voce, l’espressione del volto, la luce negli occhi, le sue mani a mimare il lavoro delle puncettaie ci trasmettevano emozioni, più che il racconto di storie vissute.
A fine giornata, nel teatrino dell’Unione Alagnese, tra scenografie centenarie e antichi costumi, senza volerlo Lorena è diventata la protagonista di uno spettacolo, quasi il monologo finale di una saga teatrale dedicata alla sua gente.

Muse Diffuse a Rabernardo
Gabriella Anedi, gallerista milanese, non la conoscevo. Ma mi sono bastate poche sue battute per capire che avevamo tanto in comune. Nel 2018, con il progetto “Un filo per tre valli” ha portato l’arte lungo i sentieri dei migranti tra la Val Vogna e le valli valdostane di Gressoney e Ayas. In quella operazione, altamente culturale prima che artistica, ha coinvolto luoghi e persone amiche, come Paolo Cognetti in Val d’Ayas, Federico Chierico a Gressoney, Pino Bettoni a Chemp e altri.
Nella solare borgata di Rabernardo ho potuto ammirare un’opera molto bella di Mariagiovanna Casagrande, una installazione tessile sul loggiato esterno della baita che ospita il Museo Walser creato dall’amico Carlo Locca di Guardabosone, ora valorizzato dalla figlia Roberta.
L’opera riproduce simboli walser utilizzando fili di lana rossa in ordito e le pertiche orizzontali dei grigliati come trama, creando un effetto originale che ci riporta alla magia della tessitura a mano.

Il museo Walser a Rabernardo.

Onore e rispetto
Tra le persone che hanno condito di saperi e di sapori la nostra presenza in Val Vogna, il primo merito va a Paolo Massobrio, impagabile quanto discreto regista di questa giornata, pensata in occasione del compleanno del suo Club di Papillon. Ad attenderci a Sant’Antonio c’era anche il sindaco di Alagna e Riva, Roberto Veggi, mentre nel suo rifugio fiorito alla Peccia abbiamo salutato Piero Carlesi, “giornalista del tempo libero” per il TCI e per il CAI; ad Alagna, nella parrocchiale dedicata al Battista, don Carlo Elgo ha acceso le luci sul grande altare piramidale dei Guala-Molino, ma anche sul grazioso “altarolo d’alpeggio” che veniva trasportato con le transumanze.
Una menzione d’onore va fatta a Cesare Ponti. La sua famiglia produce aceto e altre delizie a Ghemme da oltre due secoli, ma allo stesso tempo si impegna fortemente nella valorizzazione turistica dell’amata Valsesia. Per questo gli è stato conferito, qualche mese fa, il prestigioso Premio Lancia come “valsesiano dell’anno”. Oltre ad accoglierci nel suo Mirtillo Rosso Family Hotel di Riva Valdobbia, a noi ha fatto scoprire altri interventi, realizzati da amici imprenditori, che stanno cambiando il volto turistico dell’Alta Valsesia, rispettandone le tradizioni storiche e costruttive.

Il peso dell’anima
Adolfo Pascariello, studioso attento e curioso cantore di storia valsesiana, l’abbiamo incontrato al Museo Walser di Pedemonte. Tutto questo villaggio di Alagna Valsesia, proprio ai piedi del Monte Tagliaferro, è un vero gioiellino, a cominciare dalla facciata affrescata dell’oratorio di San Nicolao.
La Casa Museo è al centro, vicino alla piazzetta dove fanno bella mostra di sé le due secolari vasche in pietra della fontana. I tetti delle baite si sovrappongono quel tanto che basta per creare passaggi coperti, per la pioggia e per la neve.
Una stanza del Museo ha una minuscola finestrella, poco più ampia di un foglio di carta lettera e protetta da una grata in ferro. E’ la “finestra dell’anima”. Quando moriva un famigliare, veniva lasciato in questa stanza e aperta la finestrella per fare uscire l’anima, chiudendola subito per impedirvi il ritorno. Se quel corpo – afferma Pascariello – si pesasse prima e dopo il trapasso, risulterebbe più leggero di 21 grammi, ovvero del peso dell’anima.

Alagna Valsesia: buon compleanno Papillon
Quella di oggi non è la descrizione di un pranzo in rifugio, è invece il racconto di un’esperienza vissuta qualche giorno fa tra storia, antropologia, accoglienza, turismo e ricorrenze più o meno casuali: il tutto che ruota attorno al cibo, l’avreste mai detto? Partiamo dall’inizio: il 19 giugno 1992 è nato il Club di Papillon, associazione che ha festeggiato quindi da poco i 27 anni; creata dal giornalista enogastronomico Paolo Massobrio ha come scopo la riscoperta dell’originalità di una cultura popolare attraverso il gusto. Tra le molteplici iniziative del Club una si chiama “Giornata di resistenza umana” e vuole essere un omaggio a quelle persone che “resistono” nel produrre la qualità enogastronomica in luoghi spesso poco conosciuti o poco frequentati dal turismo e dal grande pubblico. Le giornate, così intese, hanno anche la finalità di evocare la bellezza di un luogo, la storia, l’arte, la musica, la poesia: tutto ciò che un territorio ispira accanto al gusto. Questo è ciò che abbiamo vissuto ad Alagna sabato 22 giugno con una cinquantina di persone provenienti dai vari Club sparsi per l’Italia. Con noi anche Franco Grosso, che in questa stessa pagina descrive gli itinerari, le persone che abbiamo incontrato e molto altro. La giornata inizia con un caffè al Mirtillo Rosso Family Hotel di Riva Valdobbia e prosegue con il trasferimento in frazione Sant’Antonio, dove nella piazzetta antistante la chiesa e il Rifugio Valle Vogna ci attende il nostro pranzo, una degustazione di pani, formaggi, salumi e altri prodotti tipici di aziende come Il Paniere-Forno Artigianale di Montagna di Scopello (pane fatto con farine macinate a pietra e lievito madre, utilizzando segale,  cereali antichi come saragolla e tumminia ed anche grano saraceno, legumi e frutta secca); l’Azienda Agricola Vaira (salumi di mucca e di capra, formaggi vaccini e caprini e una gustosa ricotta fresca assaggiata con il miele); l’Azienda Agricola F.lli Narchialli – gli unici allevatori che frequentano ancora l’Alpe Maccagno – e la Cascina Felice di Fabio Rainelli (di entrambi questi produttori abbiamo potuto assaggiare formaggi freschi e di varia stagionatura). Tutte queste aziende hanno i loro punti vendita in Riva Valdobbia. In abbinamento abbiamo bevuto i vini Ghemme e Gattinara dell’Azienda Torraccia del Piantavigna di Ghemme. Dopo una bella camminata in direzione Alpe Peccia, la visita ad Alagna e al suo Museo Walser, la messa di don Lucio – prete sommelier socio Papillon – ci aspettavano le degustazioni della serata presso il ristorante dell’Hotel Mirtillo Rosso. Iniziamo con un aperitivo con miacce ripiene di prosciutto e toma in abbinamento con i vini Coste della Sesia 2017 e Bramaterra 2015 dell’Azienda Vitivinicola La Psigula di Curino, presentati da Giacomo e Claudia con un bel video oltre che con le loro appassionate parole, apprezzate (come i vini) anche da Paolo Massobrio. E poi tutti a tavola, a gustare i piatti fatti per noi dalla giovane e bravissima chef Giulia Maria Bonarelli, proveniente da una recente esperienza al ristorante Il Centro di Priocca d’Alba, uno dei ristoranti al top della cucina regionale piemontese. Dopo un calice di bollicine con un’amuse bouche di crema di caprino, l’antipasto prevedeva il vitello tonnato alla vecchia maniera, una mini tartare di fassona piemontese con maionese alla senape e la lingua di vitello con bagnet verde; il primo è stato un risotto Carnaroli con mirtilli di bosco e crema di toma stagionata della Valsesia; per secondo abbiamo degustato il filetto di trota alla valsesiana in crosta di polenta gialla con burro aromatizzato alla salvia e ratatouille di verdure. Come dessert un piatto per golosi, la torta di pane con salsa ai frutti di bosco, terra al cioccolato fondente e panna montata aromatizzata al pino mugo. In abbinamento gli strepitosi vini dell’Enoteca di Papillon. Una sosta che merita. Per concludere: interessanti i luoghi, incontaminato l’ambiente, professionale l’accoglienza, bella gente appassionata del proprio territorio che ha capito che l’enogastronomia è un traino per il turismo. Un grazie particolare a un imprenditore illuminato come Cesare Ponti, che è stato con noi tutto il giorno e che mi ha suggerito alcuni rifugi gourmet da provare e poi raccontare.

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