Alta Valsessera. Una foresta per il corpo, una miniera per la mente

0
688

“Camminare nel bosco dilata ogni attimo. Il silenzio amplifica qualsiasi fruscio, ogni verso d’animale e si fa tesoro per le orecchie. Quanti rumori abbiamo dimenticato, o forse mai udito! Il tempo e il suo ritmo costante perdono significato. Mi sembra che tutto si muova più lentamente, e per una volta tanto gli impegni quotidiani sono più lenti di me, non mi inseguono”.

Forest Bathing
Sono queste le sensazioni che mi ritornano in mente, se ripenso all’escursione di domenica scorsa in Alta Valsessera. Scendendo dalla Panoramica mi sono fermato a Casa Zegna per la mostra Padre e Figlio e mi sono ritrovato tra le mani un pieghevole dell’Oasi Zegna dal titolo “Forest Bathing, immergiti, respira, rigenerati” dove leggo: “il Forest Bathing è una pratica nata in Giappone dove svolge un grande ruolo nella medicina preventiva: camminare ed esplorare un bosco, se dotato di alcune caratteristiche biologiche, riduce stress e depressione, abbassa la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e agisce sul nostro sistema immunitario, potenziandone la funzionalità”.
Nella cartina del pieghevole ritrovo – preciso, preciso – il percorso che avevo fatto un paio d’ore prima e mi rendo conto di essere stato, quasi inconsapevolmente, in questa sorta di centro benessere naturale e di averne avuto un sicuro vantaggio.

Impudiche braghe
Dove si trova questo luogo benedetto, vi chiederete. Se avrete la bontà di seguirmi, proverò a ritornarci insieme a voi. La partenza dell’escursione è alla Casa del Pescatore, 1200 m, poco meno di tre chilometri dal Bocchetto Sessera, percorrendo con l’auto una strada sterrata ampia e con un buon fondo.
La poca neve dell’inverno passato ci permette di fare questa strada già da qualche settimana, ma l’anno scorso si è dovuto attendere fino a metà maggio per poter scendere al ponte sul Sessera, oltre al quale la strada alpina per la Valsesia è chiusa al traffico.
La prima mezz’ora di cammino è praticamente in piano, di tutta tranquillità. Si prende ritmo, il respiro si autoregola e ci si guarda intorno. Pian piano il bosco ci avvolge, e anche la montagna. Ai faggi si alternano gli abeti rossi, alcuni alberi sono caduti per colpa del vento e mostrano all’aria le loro grosse radici, come impudiche braghe di terra.

Attenti al lupo
L’edificio della caserma forestale al Selletto Grosso interrompe le mie paturnie. Lascio la strada principale e prendo quella secondaria che inizia a scendere sulla destra, subito dopo la costruzione. Qui inizia l’immersione nella foresta, il bagno rigenerante. Il bosco è tutta una faggeta, ben distribuita, mai fitta. La luce di un timido sole entra facilmente e il sottobosco è un tappeto perfetto di foglie, dai colori che dal giallo tendono all’ocra. Gli alberi più grandi non hanno ancora le foglie, mentre quelli giovani presentano un primo fogliame di un fresco verde. Devono essere – queste foglie – anche tenere e buone: i rami più bassi sono come spiumati, con probabilità dai cervi. A proposito, non abbiamo ancora visto un animale, cosa consueta nei nostri giri intono a casa. Ma probabilmente gli ungulati sono più in alto, a godersi la prima erba dei pascoli.
Mi viene in mente che da questi parti qualcuno ha visto una coppia di lupi e d’istinto raccolgo un ramo caduto per farne un bastone. In realtà non saprei che farmene, sono combattuto tra la curiosità e il timore per l’incontro. Aumento l’attenzione, con occhi e orecchi, ma non sento altro che il rumore dei miei passi.

Le “tinne” del Sessera
La strada scende calma verso il fondovalle, ed è l’unico segno antropico. Per il resto è natura, lontana è ogni forma di moderna civiltà. Ma a riportarmi al tempo d’oggi è la voce del mio cellulare. “No gi.pi.es”, mi dice in inglese l’applicazione che segue i miei passi, e quasi mi intimidisce. In realtà questa “mancanza di campo” mi sembra perfetta per il luogo. Che diritto ha la tecnologia di rovinarmi l’atmosfera?
Il bagno di foresta dura una buona mezz’ora e piano piano, avvicinandosi al torrente Sessera, assume quasi il sentore di un idromassaggio. La strada spiana e poi, lentamente, prende a risalire la valle. Quasi subito, all’altezza di una fitta abetaia, si nota a sinistra una bella e lunga staccionata, distante una cinquantina di metri. La palizzata si affaccia su di un piccolo canyon formato da tre spettacolari vasche del torrente. Sono le cosiddette “tinne del Sessera”, ovvero tre catini naturali creati dall’acqua, collegati da cascate. Il posto è altamente spettacolare e se fosse in una valle svizzera e non in così fuori mano, ci sarebbe un bel ponte sospeso, la passeggiata panoramica e l’immancabile chiosco di bibite e gelati.

Oro, argento e altro
Siamo ormai alla Piana del Ponte e qui la storia cambia. Dal bagno di foresta si passa alla fonderia di piombo, rame, argento e oro. Vicinissimo al ponte in pietra si trovano i ruderi dell’edificio settecentesco dove si lavoravano i metalli estratti nella parte alta della valle.
Lo studio e il lavoro di recupero compiuto recentemente da Antropologia Alpina ha permesso di capire la grande importanza storica del sito. Come si legge sulla puntuale cartellonistica, nell’anno 1758 qui si lavorarono quasi 200 tonnellate di materiale, ricavando 7,8 kg di oro, 56,2 kg di argento, 2639 kg di rame raffinato e 2434 kg di piombo. Il guadagno fu di quasi 37000 lire del tempo, di cui lire 21157 per l’oro.
La fonderia venne riconvertita in fucina a inizio Ottocento, poi in locanda e infine in alloggio per i boscaioli tra le due guerre mondiali. Poi il tempo e l’incuria fecero la loro parte, prima dell’intervento di restauro che ha evitato che tutte quelle pietre tornassero dov’erano, sul greto del torrente.

Le Rondolere
Alla Piana del Ponte, dai primi di giugno a fine ottobre sarà aperto il rifugio ospitato nelle tipiche baite, ideale punto tappa per gite a piedi, a cavallo e in mountain bike, o come punto ristoro per gli escursionisti.
Il nostro giro ad anello sta per chiudersi, ma manca ancora il passaggio all’altro grandioso sito metallurgico delle Rondolere, ormai a poche centinaia di metri dal ponte grande sul Sessera e dalla Casa del Pescatore.
In questo stabilimento siderurgico, fondato nel 1788, si lavorava la magnetite di ferro. Con l’alto forno, l’edificio di destra ancora con il nero della camera di combustione, si produceva la ghisa che con i magli veniva trasformata in zappe, asce e altri utensili.
In totale il giro descritto è di otto chilometri, con poco dislivello, e si può compiere in tre ore. Si può partire dal Bocchetto Sessera, aggiungendo un’ora di cammino.
In ogni caso si torna carichi di buoni propositi e di benessere per il corpo e per la mente.

Print Friendly, PDF & Email

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inerisci il tuo commento!
Per favore inserisci qui il tuo nome