Alto Piemonte. Turismo: la strada per meritarci di più

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In questi giorni si doveva tenere la riunione per la fusione delle Atl di Biella e di Vercelli, ma la sovrapposizione con le elezioni ha impedito agli amministratori coinvolti di poter esprimere un voto in merito e la fusione è stata rimandata. Quando si farà, sarà un buon passo, ma a mio parere ancora corto. A proposito di turismo, si è acceso in questi giorni un forte dibattito sulla stampa locale e sui social. Riporto di seguito alcune delle opinioni e aggiungo qualcosa sulla base della mia esperienza nel settore.

Una coperta di lana
Con ottima proprietà di contenuti, Marziano Magliola si chiede se non sia necessario un brand territoriale unico a livello regionale. In realtà il marchio turistico del Piemonte è sempre esistito e viene costantemente rinnovato – e qui sta forse uno dei problemi – dalla Regione tramite la partecipata DMO Piemonte, anche attraverso il portale www.visitpiemonte.com.
Ma a livello regionale il Biellese non è mai riuscito ad avere la visibilità che merita, per incapacità nostra a proporsi e per l’atavica ritrosia a cambiare la faccia di un territorio da sempre “coperto” – a livello di immagine – da una “coperta” di lana. Per anni, nella promozione regionale è passata solo Oropa, poi da fine anni Novanta sono apparsi il Ricetto e l’Oasi Zegna, ma per loro iniziativa privata. Raramente sono apparsi Viverone, la Burcina e talvolta la Bessa. Il resto? Non pervenuto.
Il Biellese ha altre valide carte da giocare, dal Piazzo, alla Valle Cervo, all’Alta Valsessera, ma dobbiamo riprenderci il mazzo e giocarlo su di un tavolo decisamente più allargato.
La nuova Atl ci porterà in dote il Monte Rosa e sicuramente avremo più visibilità. La seconda montagna delle Alpi, straordinario marcatore anche del territorio biellese, è un forte attrattore turistico in estate e in inverno, e soprattutto è ben spendibile a livello internazionale.

Facciamoli sbagliare strada…
A mio parere, l’unione delle nostre Atl è un primo passo corretto ma insufficiente. Restiamo ancora troppo deboli, in pratica con gli stessi numeri di vent’anni fa e conseguentemente con poche risorse per fare una promozione che possa incidere a livello almeno continentale. Nelle due province abbiamo avuto nel 2018 poco più di 530.000 presenze turistiche ufficiali, mentre le presenze immediatamente intorno, tra Torino, Valle d’Aosta, Milano e laghi prealpini, sono state quasi 30 milioni! In pratica abbiamo il 2% dei turisti sul 15% del territorio. Davvero poca cosa. Basterebbe che un po’ di quegli altri sbagliassero strada per raddoppiare le nostre presenze…
Allora qual è l’ambito territoriale migliore per una corretta promozione? In teoria è quello che ha una estensione o “massa critica” sufficiente a sostenere una adeguata promozione. In pratica, per quanto ci riguarda, l’ambito corretto sul quale investire è quello dell’Alto Piemonte, cioè l’unione turistica delle quattro province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola.
Ovvero unire le forze. Ed è quello che hanno fatto da tempo nel resto del Piemonte.

Buone pratiche
Ad esempio, già a fine Novecento le Langhe si sono unite turisticamente al Roero e recentemente al Monferrato, grazie anche al riconoscimento Unesco, triplicando le loro presenze in venti anni.
Torino ha in pratica raddoppiato le presenze turistiche a partire dal 1997 quando si è deciso – con un accordo “bipartisan” tra la città e la Regione – di puntare sulle Olimpiadi 2006 e su altri eventi, come l’Ostensione della S. Sindone, allargando la promozione alle valli olimpiche. Ma nello stesso tempo sono stati fatti recuperi monumentali, a cominciare dalla Reggia di Venaria e si è investito sugli attrattori “di continuità” come i musei, le Residenze Sabaude e dando un nuovo volto alla città. I buoni risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Non sono molto d’accordo con Paola Gallo, presidente ATL di Biella, che in una recente intervista diceva che “gli eventi sono i veri attrattori che motivano i visitatori a venire e soprattutto a soffermarsi più a lungo sul territorio”. Certamente le manifestazioni aiutano, ma impegnano grandemente le risorse disponibili e nel Biellese non hanno mai garantito una continuità di presenze, spesso perché non associate al contesto in cui si svolgevano.

Territorio più eventi
Per questo si sta pensando di promuovere insieme le manifestazioni natalizie biellesi, dal Borgo di Babbo Natale di Candelo al Presepe Gigante di Marchetto, dai mercatini di Sordevolo e Viverone ai presepi di Callabiana e Verdobbio. Lo scopo è fare in modo che i turisti, in bus o autonomi, possano conoscere tutto il territorio e desiderare di ritornarci in altre stagioni.
Allo stesso modo si è già pensato di fare sinergia tra Oropa 2020 (Incoronazione e progetto Coro) e la Passione di Sordevolo, inserendo nel pacchetto oltre la conca di Oropa anche la Burcina e l’alta Valle Elvo “a braccia aperte”, con Graglia, Muzzano, Bagneri e la Trappa.
Più lontana nel tempo ma validissima è la proposta avanzata da Riccardo Bresciani e da altri per far diventare Biella, nel 2022, la vera “capitale delle Alpi” con l’associazione delle Città Alpine, pensando di cogliere al contempo altre prestigiose opportunità, come l’Adunata Nazionale degli Alpini e l’Assemblea Generale del CAI, in occasione dei 150 anni della Sezione di Biella.

Cultura in cammino
Un altro esempio di buone pratiche per lo sviluppo del turismo sono le sinergie che si stanno ottenendo nell’ambito dell’escursionismo e dei cammini. Alle tradizionali proposte del Cai e della Casb, legate maggiormente alla fruizione della montagna, hanno sempre più successo le passeggiate culturali come quelle coordinate da Maurizio Alfisi nell’ambito dell’Università della Strada, con le Pro Loco e con Amici del Museo del Territorio. Domenica 12 maggio si camminerà tra Lessona e Masserano e in quella successiva da Candelo a Benna e a Verrone. Sempre domenica prossima, una quarantina di casalesi percorreranno l’undicesima tappa del Cammino di San Carlo da Graglia a Chiaverano. I cammini si stanno sempre più dimostrando una modalità efficace per la conoscenza di luoghi meno toccati dai tradizionali flussi, con notevoli vantaggi per gli operatori, anche grazie ad una stagionalità più allargata.

Alto Piemonte, non solo turismo
L’altra modalità vincente per fare promozione territoriale è quella di legarla alla valorizzazione dei prodotti locali. L’hanno capito da tempo i produttori di vino a nord del Po, dall’Erbaluce alle Coste del Sesia, aderenti al Consorzio Tutela Nebbioli, da sempre in competizione qualitativa con i grandi vini monferrini e langaroli. Sotto la bandiera dell’Alto Piemonte stanno arricchendo la loro immagine e conquistando mercati importanti.
I loro vini, insieme ad altri generi alimentari, a prodotti vari e alle nostre eccellenze tessili, saranno presenti nella prima Bottega Alto Piemonte, prevista a Ravensburg, in Germania, dove ha sede l’ufficio estero del consorzio degli operatori di Alto Piemonte Turismo.
Lo sviluppo della strategia di Alto Piemonte, per la quale lavoro da tempo per farla diventare una destinazione turistica apprezzata e un brand di prodotto riconosciuto a livello europeo, sarà presentata nel pomeriggio di lunedì 13 maggio, alle ore 15,30, alla Cascina Preziosa di Castellengo di Cossato, in un incontro aperto a tutti. Per l’occasione verrà illustrato il “work in progress” del grande portale www.visitaltopiemonte.com, concepito quale vetrina delle eccellenze del territorio, a disposizione degli operatori delle quattro province.

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