Bassa Valsesia. Sul Monte Fenera, tra panorami, magie e misteri

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Il Fenera visto da Borgosesia.

E’ una montagna solitaria e possente, che meriterebbe di più dei suoi 899 metri di elevazione. Deve avere un’indole introversa e di sicuro è anche ingombrante, in quanto va a restringere la Valsesia proprio dove questa cerca si allargarsi verso il Cusio e la Valsessera. Ma ha una straordinaria storia di matrice geologica e di frequentazione umana che la rende estremamente interessante. Questo, in sintesi, il Monte Fenera.

Un rifugio tra le grotte
Andiamoci a piedi. Ci sono tre percorsi. Il primo, sentiero n. 769, è il più rapido ma anche il più ripido, e parte da Fenera San Giulio, frazione di Borgosesia. Subito s’impenna sotto l’evidente fascia di rocce che sovrasta il bosco e con una ardita scaletta metallica porta al Rifugio del GASB (Gruppo Archeologico Speleologico di Borgosesia), vero nido d’aquila. Siamo nella zona delle grotte, esplorabili se accompagnati, dove sono stati trovati reperti che si possono vedere al Museo di Archeologia e Paleontologia di Borgosesia, risalenti alla frequentazione umana sul Fenera, a partire da circa 80.000 anni fa. Oltre il rifugio, il sentiero ci porta in mezz’ora alla vetta.
Un altro sentiero, il n. 770, parte dalla frazione Annunziata e compie un giro più lungo ma più agevole, quasi tutto sul versante sud della montagna. All’Annunziata si trova anche la sede del Parco Naturale del Monte Fenera, un’area protetta di quasi 34 kmq, in gran parte in provincia di Novara e meno in quella di Vercelli.

Dalla vetta.

Santi nella natura
Io me la sono presa più comoda e vi racconto il sentiero più facile, dalla frazione Colma di Valduggia. La borgata si trova a est del Fenera, a circa 700 metri di altitudine e si raggiunge da Valduggia con 3 chilometri di una stradina erta, ma asfaltata. Le case si allungano sulla stretta dorsale tra la valle del torrente Strona di Valduggia, a nord della montagna, e la valletta del torrente Magiaiga che scorre a sud verso Grignasco.
Il sentiero n. 772 si orienta verso ovest ed esce dalle case in corrispondenza del piccolo camposanto annesso alla chiesa di S. Antonio. Probabilmente a causa del progressivo abbandono della frazione, il luogo non appare particolarmente frequentato e mette non poca mestizia. Ma subito dopo la natura, con le sue voci e gradazioni di colori, ci rimette in allegria.
Il sentiero sale tranquillo in un bosco alquanto disordinato, sicuramente giovane, cresciuto al posto di qualche pascolo abbandonato. Come abbandonate e dirute sono le costruzione dell’Alpe Fenera.
Rimane integra una cappelletta, e ancora ben leggibili sono gli affreschi che raffigurano al centro la Madonna d’Oropa, a sinistra un San Bernardo e a destra la Beata Panacea.

Grandi panorami
In mezz’ora, dalla Colma si giunge ad una sella che si apre verso nord. A destra si eleva di poco, a 894 metri, la punta più bassa del monte. Già in vista è l’oratorio di San Bernardo, eretto a inizio XVIII secolo, mentre pochi passi a sinistra il sentiero porta alla Punta Bastia, 899 m.
Su questa vetta, nel 1906 è stata eretta una colossale croce, alta 16,5 metri, omaggio della Valsesia al Redentore, com’era in uso a inizio Novecento.
Da qui la vista è grandiosa, a 180° verso ovest, nord ed est, in pratica tutte le Alpi Occidentali. Vent’anni fa ho disegnato e poste qua due tavole panoramiche, ora rifatte con immagini a colori.
A dominare la visione è la Valsesia, con la città di Borgosesia ai nostri piedi e il Monte Rosa ad elevarsi sullo sfondo. Anche il resto è sontuoso, con le montagne biellesi e valsesiane bene in vista grazie alla loro vicinanza.
Un’altra spettacolare visione panoramica, orientata verso est, è visibile dalla punta di San Bernardo. Da qui si vedono le montagne lombarde e svizzere attorno al Bernina, unico quattromila delle Alpi Orientali, compreso il cosiddetto “giogo delle Alpi” del Pass Lunghin, dove si congiungono in un solo punto i più importanti bacini idrografici europei: quello mediterraneo del Po e del Rodano, quello balcanico dell’Inn e del Danubio e quello che, tramite il Reno e altri fiumi, porta le acque alpine al Mare del Nord.

La grande croce.

Santuario delle acque
E le acque, con la loro azione nelle rocce del monte e con il culto antico come fonte della vita sono gli elementi di un altro luogo leggendario del Monte Fenera: le grotte di Ara.
Non ci sono molti posti che conosco che ispirano sensazioni particolari come questo, al punto di avere quasi timore ad andarci, ma senza sapere il perché. Forse per le storie che ci riportano al ricordo di pratiche magico-rituali, tramandate nella memoria della gente che vi abita, come quella di raccogliere i sassi bianchi di quarzite per trarne energia e benessere.
O come quella di portare alle grotte i bambini gracili per fortificarli, grazie alle proprietà salutari del luogo. E’ comunque probabile che in epoca preromana che le grotte di Ara venissero considerate come un santuario delle acque, dove si potevano svolgere riti legati alla fecondità.

Le grotte di Ara
Ara è un paesino che dista un paio di chilometri da Grignasco. Si trova su di un rilievo morenico alla base del Fenera, alto un centinaio di metri rispetto al fondovalle del fiume Sesia. Chi percorre le strade da Borgosesia a Romagnano non vede le case del borgo, nascoste da un verde rilievo, ma solo la chiesa di S. Agata che ha davanti un pilone con il Faro della Libertà.
Dal parcheggio nella piazza di Ara si raggiungono in dieci minuti le grotte, seguendo una facile strada che scende nella valletta dei rio Magiaiga. La zona è stata ben attrezzata a cura del Parco del Fenera che l’ha fatta diventare un vero museo all’aperto, con percorsi protetti e tabelle illustrative.
Il torrente, grazie all’erosione dell’acqua nella dolomia calcarea, ha creato una serie di anfratti di rara suggestione e uscendo dalla conca principale si infila in una stretta e profonda gola formando una cascata.
L’elemento più spettacolare è il ponte naturale, un arco di roccia alto quasi dieci metri, circondato di piccole grotte. In una costruzione compresa nell’area, un tempo adibita a mulino, se aperta si possono trovare le documentazioni relative ai reperti e ai ritrovamenti avvenuti qui.
Tornando ad Ara, non perdetevi il panorama verso la bassa Valsesia dal piazzale della chiesa di S. Agata.

L’arco naturale di Ara.
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