Biellese orientale. Ca ’d But di Veglio, una storia famigliare

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La luce rossa di un tramonto di questo stupido inverno regala al paese di Veglio un aspetto quasi irreale. Verrebbe voglia di usare un filtro fotografico per stemperare le sfumature d’incendio, mentre l’ombra della Rovella si allunga sempre di più verso il Mortigliengo.
All’orizzonte della pianura emergono le torri nuove di Milano, più vicina è Novara, mentre le prime colline biellesi mettono in fila verso di noi le case di Brusnengo e di Strona. Sulla destra del paese la solitaria chiesetta di San Carlo si contrappone alla bianca chiesa parrocchiale e al suo campanile in pietra.

Or dì a Dolcin…
La foto è fatta dalla frazione Botto, Ca ’d But per i vegliesi. Sono una trentina di case messe in tre fila ben ordinate, con una giusta esposizione verso Sud. Con Caveggia, distante meno di cento metri, forma il nucleo abitato più alto del Comune, a 800 metri circa di altitudine.
Alle spalle si alza la boscosa elevazione del Colmetto, sulla dorsale che separa il vallone del torrente Poala da quello del Rio Overa. E’ una cima modesta, figlia della Rocca d’Argimonia, ma orgogliosa della sua storia. Qui si possono ancora vedere i segni di una fortificazione costruita nel 1306 per tenere d’occhio i movimenti di Dolcino. Non aspettatevi resti di mura, ma è ancora ben intuibile il fossato che circonda l’anticima, che all’epoca era probabilmente fornito di una palizzata a protezione della guarnigione vescovile attestata qui. La vicenda biellese dell’eretico citato da Dante si svolse tutta nell’arco di un anno, ma emoziona ancora ritrovare qui i segni di storie vicine nei luoghi ma lontane nel tempo.

Frazione Botto di Veglio.

La Confraternita
Dobbiamo aspettare un paio di secoli per potervi raccontare le vicende della chiesetta di Botto, dedicata a Sant’Antonio Abate, festeggiato proprio in questa domenica di gennaio. L’oratorio, dalle semplici linee costruttive ma con un dignitoso e ben conservato interno, sorse verso la fine del Cinquecento. La chiesa rimase senza tetto fino alla fine del secolo successivo e la facciata venne completata nel 1721. Si trova al margine occidentale delle case, all’incrocio tra l’antica strada che collegava Veglio con Camandona con la partenza del percorso della transumanza verso i pascoli delle Piane e della Marca di Piatto. Per questo Botto doveva essere ben abitato e la sua chiesa frequentata, al punto che il 9 dicembre 1746 venne fondata la Confraternita del SS. Nome di Maria con il fine di partecipare alle processioni, alle sepolture e organizzare funzioni e feste religiose. Nel 1837 i confratelli erano 70 ma progressivamente vennero a calare, al punto che nel 1903 il parroco don Cerruti scriveva che era quasi estinta.

La chiesetta di Sant’Antonio.

Il primo Circolo
Intanto la storia va avanti. I primi anni del Novecento vedono una condizione sociale migliore rispetto alla fine del secolo precedente. Nel fondovalle della Romanina si attestano gli stabilimenti tessili dei fratelli Bertotto e dei Picco e l’economia di fabbrica si aggiunge a quella rurale creando un benessere più diffuso.
Anche per questo viene meno il riferimento alla devozione popolare rappresentato dalla Confraternita, più legata alla povertà di un tempo, e altre necessità di aggregazione si affermano. E’ del 9 maggio 1909 la prima adunanza della Società Famigliare Cooperativa tenuta dagli abitanti delle borgate Botto, Botto Steglia, Caveggia, Sautrana, Seletto e Audenino. Tutte frazioni vicine tra di loro e poste a ponente del nucleo principale di Veglio.
Lo scopo della nuova società era “di tendere moralmente a procurare un onesto passatempo e a costudire l’amicizia e l’affetto dei suoi membri e per la compra e consumazione di vino tra i soci.”

La Vinicola
I soci iniziali furono 27 e ognuno versò 10 lire per dare vita a quello che venne poi chiamato Circolo Famigliare di Botto. La sede, in una casa vicina all’oratorio, fu inizialmente presa in affitto, in seguito comprata e ampliata. Ora la sede è ben strutturata con luminose sale su due piani, servizi efficienti e cantina, situata al piano strada. Ricaviamo tutte queste notizie dal bel libretto curato da Gianni Vaglio Berné, presidente del Circolo dal 2006 al 2018.
Tra le righe di questa storia centenaria è facile capire che non è mai venuta meno quella voglia di stare insieme e di ritrovare quel senso di piccola comunità che ha sempre caratterizzato i nostri paesi. Il Circolo acquistava il vino per il proprio consumo ma anche per le famiglie ed è interessante leggere l’inventario della cantina alla data del 31 dicembre 1923 “Vino da pasto kg. 460 (probabilmente una buona Barbera monferrina), vino Lessona kg. 90 (certamente migliore ma più caro), vino del Monferrato in bottiglie kg. 375, acquavite litri 45…
In altra nota si può leggere che nell’anno 1942 furono consumati ben 7000 litri di vino comune e 500 litri di vino “fine”.

Al passo con i tempi
Nel corso del tempo fu spesso cambiata la modalità societaria, anche per adeguarla a nuove normative. Ad esempio, nel 1972 la ragione sociale diventa “Immobiliare Vinicola di Veglio, con sede in frazione Botto”. Questa variazione permise di acquistare e ristrutturare fabbricati adiacenti alla sede, per renderla più ampia. Nel giugno del 1978 ritorna il Circolo Familiare Botto-Veglio, sempre con lo scopo di promuovere attività ricreative e culturali, organizzare raduni, escursioni e altro, ma nel 1986, visto le spese e le minori presenze, si pensa di ridurre al fine settimana l’apertura del circolo.
Nel 1999 il presidente Bernardo Seletto – indimenticato sindaco di Veglio improvvisamente mancato nel 2005 – comunica ai soci che per essere in regola con le normative è necessario affiliarsi ad associazioni nazionali. Si sceglie il Movimento Cristiano Lavoratori, motivando il fatto che anche la Polisportiva Diego Rondi, altra associazione vegliese, è ugualmente affiliata e questo permette ai soci di frequentare liberamente i due Circoli.

La Festa di Sant’Antonio
L’ultima evoluzione del Circolo è recentissima, con l’avvicendamento di una nuova amministrazione, ora presieduta da Fabio Gobbo. E’ stato un doveroso ricambio generazionale. La gestione precedente era in carica dal 2005 e per quasi 15 anni ha garantito le buone pratiche e non può che essere ringraziata. Ogni anno nei bilanci si trovavano le risorse per fare beneficenza per la chiesa frazionale, per istituzioni e associazioni, ma anche per tenere in ordine le parti comuni della borgata.
Ora il Circolo Familiare Botto riparte questa domenica 20 gennaio con la Festa di Sant’Antonio, che mette in programma la S. Messa alle ore 10,30 e a seguire il Pranzo Sociale in sede. Chiude la Festa il tradizionale Incanto dei Doni, alle ore 15.
Sarà una buona occasione per ritrovarsi in questa solare borgata di Veglio, dove ancora potrete vedere il bel presepe di Tiziano Passarotto, la meridiana del sole del mattino e gli affreschi votivi con la Madonna d’Oropa e i Santi.

Il presepe del Tiziano.
La meridiana.
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