Biellese Orientale. Rive Rosse: da valorizzare o da difendere?

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E’ il dubbio che mi sono posto più volte, andando a camminare nel grandioso e poco conosciuto paesaggio delle Rive Rosse, nel Biellese orientale. Dalle panoramiche piste tagliafuoco che corrono sui crinali ai sentieri pianeggianti che vanno quasi a confondersi con le prime baragge, sono oltre cento i chilometri di percorsi sterrati esistenti.
Per questo non trovi mai tanta gente, sia a piedi che in mountain bike. Gli escursionisti si disperdono, si incrociano e si salutano ma, fino a poco tempo fa, non si erano creati problemi di convivenza tra gambe e ruote. Ora il Covid e le mtb a motore elettrico hanno fatto aumentare i numeri e qualche complicazione arriva.

Degrado o sviluppo consapevole?
Il problema maggiore arriva dalla frequentazione delle Rive Rosse da parte delle moto fuoristrada. La normativa regionale vieta il traffico motorizzato su sentieri e mulattiere ma lo consente sulle piste sterrate o forestali a meno che non sia espressamente proibito o regolato localmente da apposita segnaletica. Ma dove finiscono le piste sterrate e dove inizia il sentiero? E i grandi tagliafuoco come vanno considerati?
Venendo ultimamente più volte, ho potuto osservare in diversi punti la distruzione, l’incuria e la mancata manutenzione di opere e attrezzature, interventi anche molto costosi fatti anni fa da enti e consorzi, come nel caso delle aree attorno al lago della Ravasanella. E i risultati di questa fruizione incontrollata si vedono anche su tratti di sentiero rovinati e scavati dalle ruote, dove poi si infila l’acqua piovana aumentandone il degrado. Un altro oggettivo pericolo nasce dalla velocità dei mezzi, tra l’altro silenti e improvvisi nel caso di mountain bike e troppo rumorosi nel caso delle moto.
Le Rive Rosse dovrebbero godere anche di qualche protezione ambientale certificata, per la delicatezza di alcuni endemismi e per il particolare e delicato paesaggio, ma l’ampiezza e complessità dell’area impedisce di fatto un controllo efficace. Sono riconosciute come SIR, sito di interesse regionale, una tutela che di fatto non garantisce nessuna protezione. E’ auspicabile, a mio parere, un intervento più deciso da parte delle amministrazioni e delle istituzioni preposte per rendere possibile una corretta informazione, tramite comunicazioni efficaci e segnaletica ambientale. Questo predispone ad una pacifica convivenza tra quanti, con mezzi e frequentazioni diverse, amano frequentare le Rive Rosse e viverne la bellezza. E può portare allo sviluppo di un turismo consapevole che favorisce il presidio e la vivibilità di un territorio apparentemente dismesso.

Una grande area
Le Rive Rosse occupano una trentina di chilometri quadrati, corrispondenti di fatto al territorio del comune di Curino (21,4 kmq), allargato di poco per coinvolgere una parte marginale dei comuni intorno, che sono: Valdilana, Pray Biellese, Sostegno, Villa del Bosco, Roasio, Brusnengo, Masserano, Casapinta e Mezzana Mortigliengo. A nord le Rive sfumano nella valle del torrente Sessera, a levante fa da confine la valle dove si trova Sostegno e il lago formato dalla diga sul torrente Ravasanella. A definire l’area a ponente è il torrente Ostola che va a formare il lago delle Piane, creato dalla diga di Masserano.
Il toponimo Rive Rosse deriva dal caratteristico colore che va dall’ocra a un più evidente arancio-rossastro, determinato dai graniti e dai porfidi quarziferi in disgregazione. Ne viene fuori un ambiente particolare, dall’elevato pregio paesaggistico, caratterizzato dalla presenza di due specie botaniche pochissimo diffuse in Italia, la felce Osmunda regalis e l’Erica cinerea.

Tanti percorsi
Sono molti i punti di partenza per conoscere le Rive Rosse. Si può usufruire dell’asse centrale sud-nord rappresentato dalla strada da Brusnengo a Pray Biellese (provinciale 234) che attraversa Curino, comune sparso senza un vero e proprio centro, ma formato da tante frazioni. Nella parte meridionale ci sono gli accessi all’area delle due dighe: nei pressi di Asei per la Ravasanella, sulla strada da Roasio a Sostegno, e nella zona del Parco Arcobaleno di Masserano per il lago delle Piane.
In alto, verso ponente, si può partire dal Rifugio La Sella sopra Baltigati di Soprana per raggiungere facilmente la Cima La Guardia, 785 m, massima elevazione della zona, oppure si può camminare dall’area picnic vicina alla frazione Colma di Curino. Da qui si può andare in direzione sud mantenendosi sullo spettacolare percorso di cresta che tocca la Cima Le Pietre, 596 m, e La Fornatta, a 581 m. Brevi deviazioni a destra e a sinistra permettono di raggiungere la solitaria chiesetta della Madonna del Sabbione, presso la frazione Cimamonti di Soprana e, dall’altra parte, le frazioni Grupallo, Livera e Bioletto di Curino.
Un interessante anello è possibile anche da Villa del Bosco, raggiungendo da frazione Ferracano le vigne dove cresce l’uva che ci regala il pregiato vino Bramaterra. Da qui, per panoramiche piste, si raggiunge il Monte Cicogna e la chiesetta della Madonna degli Angeli, già in territorio di Brusnengo. Un ritorno a Villa del Bosco è possibile passando per S. Giorgio di Roasio.

Chiare, fresche e invitanti acque
L’ultimo percorso che ho fatto, pochi giorni fa, è quello che raggiunge il lago della Piane, con un facile e piacevole cammino che segue il corso del torrente Ostola. Si parte dalla strada che collega Mezzana a Soprana, all’altezza di un piccolo fabbricato industriale e dell’oratorio della Madonna della Neve.
Il torrente è sempre vicino alla nostra destra, ogni tanto il sentiero si abbassa a lambirne le chiare acque, ben trasparenti sopra il fondale sabbioso. Poi il percorso si rialza quel tanto che basta a far scomparire le acque alla vista. Ma si continua a sentire il loro brontolio. Quando questo smette, significa che abbiamo raggiunto il lago, in meno di mezz’ora dalla partenza.
Poco a monte dell’inserimento si guada l’Ostola, ora senza problemi per la poca acqua, saltando da pietra in pietra. Più avanti potrà essere invitante farlo a piedi nudi sulla sabbia. Si raggiunge in questo modo la riva destra del bacino, in comune di Casapinta. L’unico e ben battuto sentiero si allontana dal lago risalendo dolcemente le vallette tra Mezzana e Casapinta. Pur non avendo mai fatto prima questo giro, io sono arrivato facilmente all’area sportiva di Mezzana, dove si trova il laghetto di pesca e il circolo.

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