Biellese orientale. Se a Masserano ci fosse il mare…

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…sarebbe una piccola cittadina della Riviera. Il riferimento non è alle vigne, al posto delle quali potrebbe starci la spiaggia, ma all’atmosfera particolare che si coglie tra i voltoni del borgo antico di Masserano, quasi come quella che si respira in certi borghi liguri. O alla sorpresa davanti alla facciata a bande giallo-verdi della chiesa parrocchiale dell’Annunziata, che mi ricorda le fasce bianco-grigie della Basilica dei Fieschi a Cogorno, non lontano da Rapallo.

Una storia tribolata
Eccoli i Fieschi, una delle più nobili famiglie genovesi. Forse anche loro pensavano, già nel XIII secolo, che a Masserano ci fosse ancora il mare, complici i fossili marini dell’Ostola. Tant’è che arrivano qui e si prendono il paese, non senza problemi con la gente. All’inizio del Cinquecento i Fieschi si imparentano in qualche modo con i Ferrero, diventano marchesi nel 1547 e principi nel 1598.
Ma soprusi e piccole guerre continuano fino a metà Settecento quando finalmente i Savoia riscattano il feudo dallo Stato Pontificio e si liberano dei Ferrero-Fieschi. Metteteci un po’ di rivoluzione con l’albero della Libertà piantato il 13 dicembre 1798 e avrete un quadro, forse un po’ troppo riassuntivo, della storia alquanto tormentata di questo paese.
A noi sono rimasti il grandioso palazzo dei marchesi Ferrero-Fieschi costruito nel 1634, ora municipio, e l’antico borgo disposto sul colle che degrada verso la piana del rio Ostola, pendio in buona parte coltivato a vite, interrotto solo dal grande complesso di San Teonesto, chiesa, convento e poi scuole.

Il bisonte e la luna
Se qualcuno dalla luna potesse guardare Masserano, potrebbe riconoscere una strana figura, disegnata dalle case disposte sulla strada per Casapinta. La forma è quella di un bisonte americano, con il dorso appoggiato alle frazioni Mombello e Baltera, con la testa che guarda a occidente tra San Bernardo, Forzani e la strada che scende a Dallimonti.
Il centro paese – non me ne vogliano i masseranesi – corrisponde al posteriore del grande padrone delle praterie americane, con il borgo inferiore che allarga a formare una tozza coda. Forse è quello che hanno visto Armstrong, Aldrin e Collins nel luglio del 1969. Ecco perché una grande targa in marmo, posizionata in una casa nei pressi della piazzetta al centro del borgo antico, inneggia con enfasi alla conquista della luna.

Incoerente bellezza
Girare per il borgo antico è un gioco molto intrigante. Grandi arcate si allungano a coprire larghe vie e a sorreggere palazzi di dignitosa fattura. Si alternano pavimenti con larghe pietre e selciati a ciottoli, piccole rampe a scalini e ancora voltoni irregolari. Non c’è un progetto urbano coerente, ma forse il fascino sta proprio in questo sregolato disegno che ti porta a girare e a ritrovarti, senza saperlo, nello stesso luogo di prima.
Una meridiana prende il sole sotto una serie di finestre ad arco e, in alto, un camino rifà il verso a quelle aperture, aggiungendovi una banderuola a stella e una fuga di fumo disegnata a virgola di cuore. Una pietra murata raffigura un cavallo e cavaliere, un’altra presenta un gallo storto e si presta come testimone per un’osteria. Oltre alla lapide che ricorda lo sbarco sulla luna, ne ho trovata un’altra che inneggia a san Giacomo e una terza mi dice che qui è nato Giovanbattista Cassinis, avvocato di grido e ministro sabaudo. Non c’è molta coerenza tra tutte queste cose, ma proprio qui sta il bello: il borgo antico di Masserano è un gioiello che non ha la considerazione che si merita.

Un quadrifoglio di percorsi
Un altro gioco che faccio da tempo è la ricerca di percorsi di conoscenza in ogni paese che visito, creando una serie di anelli che vanno a formare un sistema a quadrifoglio. Per farlo, cerco un punto centrale logico, dove posizionare partenze e informazioni e, dove possibile, collego i miei itinerari ad un cammino a lunga percorrenza. Nel caso di Masserano mi appoggio logicamente al Cammino Eusebiano, che qui fa tappa nel suo andare verso Oropa.
Un primo itinerario si sviluppa nella parte nord del territorio comunale, seguendo la valle del rio Ostola per raggiungere il lago formato dall’omonima diga, passando per il Parco Arcobaleno. Continuando la ricerca degli anelli in senso antiorario, ho seguito l’Eusebiano nel suo inizio di tappa da Masserano verso Lessona, per lasciarlo alla chiesa di San Bernardo e salire alla Madonna degli Angeli, altra chiesetta situato sul colle più alto del territorio comunale.
Per il terzo percorso verso est ho ripreso un bellissimo anello fatto nel 2019 con l’Università Popolare di Biella, sulle tracce di Sebastiano Ferrero. Va verso la frazione Achino, supera il rio Osterla entrando nel territorio di Lessona, tocca Villa Simiagna e ritorna seguendo la strada che un tempo era parte della ferrovia Biella-Masserano.

Dalla salute all’arte
Masserano è uno dei comuni più grandi del Biellese, con gran parte del territorio nella pianura baraggiva, attorno e a sud della statale 142 Biella-Arona. Qui si trova il centro commerciale di S. Giacomo e un bel numero di imprese artigianali e industriali. Dal centro paese si può raggiungere a piedi queste zone (un tempo si faceva a cavallo) passando per il cimitero e la bella chiesa della Madonna delle Grazie. Questo tratto verso S. Giacomo potrebbe essere perfetto per realizzare il percorso di Salute in Cammino, il programma del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Biella.
A questo punto mi accorgo che al mio quadrifoglio devo aggiungere un quinto petalo, ma di grandissima qualità. E’ quello che porta ad est, verso Rongio e Brusnengo, e che passa per il Parco del Paradiso Terrestre e per la Via della Croce. Sono queste le monumentali opere volute da un illuminato sacerdote, don Luigi Longhi, mancato nel 2007, parroco per 35 anni dell’Aravecchia di Vercelli.

“Lascia che io porti…”
Quello che potete vedere in questa silenziosa piana di Molin Camillo, alla destra del piccolo canyon del torrente Bisingana, è qualcosa di straordinario che, attraverso l’arte, aggiunge grande forza evocativa ai valori della fede, a mio parere anche per chi non crede.
E’ un’esposizione all’aperto d’arte contemporanea, a tema religioso, che comprende una trentina di sculture di diversi autori, alle quali si aggiungono opere pittoriche, a cominciare dalla cappella affrescata da Giuseppe Papetti, con un vivace stile che ricorda le icone dell’Europa orientale.
La materia dura, metallo e pietra, si piega e si plastica fino a prendere senso e vita, come nel tondo di luce del sepolcro aperto o nel blocco di granito che rappresenta il momento in cui Simone di Cirene si fa carico della croce di Gesù: “Lascia che io porti la tua morte per un po’…”.
Nell’ottobre del 1584, in questa piana passò anche san Carlo Borromeo. Era stato a Masserano per celebrare i funerali del marchese Besso Ferrero-Fieschi, suo cugino. Nella stessa giornata raggiunse Varallo, dove seguiva l’opera di quel Sacro Monte. Mi emoziona questa accoppiata, immaginando che la Via Crucis pensata da don Longhi – novello frate Caimi – possa essere un Sacro Monte contemporaneo, dove ai Gaudenzio, ai Tanzio e ai loro seguaci si contrappongono tanti giovani artisti piemontesi di oggi.
Ma qui l’opera di don Luigi continua, grazie alle sorelle Giovanna e Adriana, ai volontari e dall’insostituibile coordinamento di Carla Crosio, docente d’arte vercellese, gallerista e artista lei stessa.
A Masserano, credetemi, non ci sarà la spiaggia ma c’è un mare di motivi per venirci.

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