Con altri occhi. Autunno, incontri a passo lento

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La Baraggia.

Se la primavera è la stagione del cuore, l’autunno è quella degli occhi. Ogni anno, nel giorno dei Santi, è normale scambiare qualche parola con parenti e amici che incontriamo nei momenti e nei luoghi del ricordo dei nostri cari.
– Bella giornata, vero?
– Bella ma fredda…
Questi giorni di inizio novembre sono sempre stati particolari, per quanto riguarda del tempo. Poteva succedere di avere un sole ancora caldo e un clima secco, ma di solito la giornata dei 1° novembre era anche la prima occasione per tirare fuori i cappotti. Oppure, come nel 1968, dopo quindici giorni di pioggia che si potrebbe definire normale, ti arriva quella che adesso chiamano “una bomba d’acqua” e succede l’alluvione.

Non ci sono più le mezze stagioni…
Quest’anno mi sembra di poter dire che l’autunno sia in ritardo. Sarà stata l’estate eccessivamente calda, sarà il clima che cambia, ma i nostri boschi sono ancora carichi di foglie e i colori ancora spenti. Basterà – è vero – una bella tramontana e tutto tornerà nella norma.
Finiti i luoghi comuni e le frasi fatte, oggi vi porto in giro per l’Alto Piemonte a guardarvi attorno e a scoprire alcune cose curiose, alle quali io stesso non avevo fatto caso. E tutte queste scoperte sono sempre arrivate durante le escursioni e le passeggiate che faccio, talvolta per diletto e in buona parte per lavoro, ad esempio quando vado a provare i percorsi che poi faranno parte del progetto Salute in Cammino che seguo per conto dell’Asl di Biella.
Ma quello che serve, in questi casi, più che le gambe sono altri occhi, in grado di vedere quello che c’è oltre all’aspetto esterno o più visibile delle cose. Ad esempio, passando in auto da Forgnengo, in alta Valle Cervo, non vedrete mai le diverse incisioni di giochi a filetto sulle pietre dei muretti, antico passatempo valligiano come il Gioco dell’Orso.

Un Rosa shocking…
Le belle giornate dell’ultimo fine settimana di ottobre, dopo le piogge che hanno fatto danni nell’Alessandrino e in Liguria, hanno portato neve oltre i tremila metri e regalato un vestito candido al Monte Rosa. Se ne sentiva il bisogno, quasi come un cambio del guardaroba. Davvero le sue “braghe corte” di questa estate non mi piacevano. Non ricordo una montagna con così poca neve, con le crepe aperte e pericolose dei ghiacciai in ritiro. A Gressoney hanno pure fatto una ridicola funzione funebre al fronte del ghiacciaio, dove sono sorgenti del Lys.
In questi giorni lo spettacolo del Monte Rosa era magnifico. Stavo scendendo in auto di primo mattino verso Vercelli, quando nello specchietto retrovisore mi è apparsa per un attimo la nostra montagna, illuminata dal primo sole.
Così ho fatto un giro e mezzo nella rotonda prima di Carisio per non perdermi la scena e poi mi sono fermato in una stradina laterale per scattare qualche foto.

Il Monte Rosa.

L’Ibis sacro
Dai monti al piano. Tutti avrete notato l’aumento del numero degli aironi e delle specie similari nelle nostre risaie, ma forse non avete fatto caso al recente arrivo di un uccello magnifico, riconoscibile dal lungo becco, nero e ricurvo. Si tratta dell’Ibis sacro, originario dell’Egitto ma ormai diffuso anche nei paesi del nord mediterraneo.
La cosa mi aveva incuriosito in quanto qualcuno ha detto che mangiava solo il riso di qualità pregiate. Ma era solo una battuta, degna di una campagna pubblicitaria di basso profilo. In realtà si nutre di piccoli anfibi, rettili e piccoli pesci.
L’Ibis sacro era un animale importantissimo nella religione egizia, disegnato nei geroglifici come simbolo di intelligenza e rappresentante in terra di Toth, dio della luna e della saggezza.

La Gran Becca di Oropa…
Proprio il fermarsi ogni tanto a guardare il mondo con altri occhi permette di scoprire particolari che normalmente sfuggono all’attenzione. Sapevate che dietro le montagne di Oropa spunta il Cervino? In realtà la Gran Becca è sempre stata al suo posto, al vertice della Valtournenche, e non si è mai spostata di lì.
Ma di trovarmela tra il Monte Tovo e il Camino non mi era mai successo. Se volete vedere la stessa cosa – ammesso che ve ne importi – dovete recarvi nei pressi di Tricerro, a sud di Vercelli, in una giornata limpida. Guardando verso Nord e cercando la cupola della Basilica nuova nella conca di Oropa, dietro quelle montagne vedrete chiaramente la testa del Cervino e anche la spalla del Pic Tyndall. Se poi volete vedere anche il resto del… busto dovrete proprio andare in Valle d’Aosta.

Il Cervino e Oropa.

Caccia ai 4000
Se me lo permettete, continuo la mia caccia grossa alle montagne di oltre quattromila metri che, oltre al Monte Rosa, si vedono dalla pianura.
Dal belvedere panoramico di Salussola, grazie anche alla presenza di un binocolo fisso, si può vedere il massiccio del Bernina, 4050 m tra Engadina e Valtellina, luogo simbolo e crocevia delle Alpi, dove nascono i fiumi che portano le acque al Mar Nero, al Mare del Nord e al Mediterraneo.
Da quasi tutta la pianura piemontese si vede il Gran Paradiso, 4061 m, mentre per ammirare il Grand Combin, 4134 m al centro della Valle d’Aosta, dovete trovarvi nella zona del lago di Viverone.
Qui i luoghi panoramici si sprecano. Ne segnalo qualcuno. A Zimone, presso il camposanto, dove una mia tavola disegnata vi aiuta a riconoscere quello che vedete; dal castello di Roppolo, dove ne sto preparando un’altra; oppure di fronte, dal castello di Masino. Dall’entrata del ricetto di Viverone si gode una bella visione del lago, mentre il vicino anfiteatro realizzato dall’azienda agricola Pozzo è sicuramente il posto più romantico.

Roppolo.

Passo lento a quattro zampe
Ma probabilmente è da Morzano, frazione di Roppolo, il luogo migliore per ammirare il lago di Viverone, con il Grand Combin e il Monte Rosa sullo sfondo. A Morzano si trova un importante sito religioso, la Fondazione Bricherasio o “casa di Nazareth”, riconoscibile dalla grande croce che si illumina di notte.
Proprio in quel luogo ho avuto domenica scorsa un piacevolissimo incontro con una carovana composta da una decina di calessi e carri trainati da cavalli e con una cinquantina di persone felicemente trasportate da un “passo lento” a quattro zampe.
L’evento era organizzato dal Gia Gruppo Attacchi di Santhià, con la partecipazione di veicoli e cavalli provenienti da tutto il Nord Ovest. Dopo un ampio giro su stradine tranquille e su sterrati, la carovana si è fermata in riva al lago per un convivio a base di panissa e porchetta.

Da Morzano verso il lago.

Armonia e benessere
E’ stata una nuova dimostrazione di come questa bellissima zona intorno a Viverone si presti per ogni tipo di turismo lento e sostenibile. Ne è un forte promotore Slowland Piemonte, l’associazione che riunisce oltre venti Comuni ben distribuiti tra la provincia di Biella, Vercelli e Torino. Un territorio ricco di laghi, colline, risaie, boschi, vigne, borghi e umanità che trova, nella sua varietà, un elemento costante e affascinante: il ritmo e la forza della natura. Un progetto virtuoso che i venti Comuni hanno voluto abbracciare per dare un giusto valore a questo ambito incontaminato dell’Alto Piemonte, per permettere ad abitanti e a visitatori di goderne la bellezza e di vivere in armonia e benessere.

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