Così è, se vi pare. Un quarto di secolo di simboli per il Biellese

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Questa settimana non sono andato a fare il curioso da qualche parte, ma ho fatto un bel giro nei cassetti del mio studio, cercando e trovando venticinque anni di impegno e di lavori per la promozione della nostra provincia. La scusa per farlo è stata la partecipazione, giovedì della scorsa settimana, all’incontro pubblico per la presentazione della candidatura di Biella (e del suo territorio) al Craft & Folk Art Unesco, il network mondiale delle città creative, organizzato a Palazzo Gromo Losa da Fondazione Crb con la Città di Biella e con Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.
Dico subito che – facendo il creativo di mestiere – non posso che essere d’accordo su questa iniziativa. Anzi, non sono neanche preoccupato per il suo buon fine. La candidatura deve essere fine a se stessa, cioè essere un veicolo e un’occasione per promuovere Biella indipendentemente dal risultato finale. Poi se la candidatura si concretizza, allora ci saranno ancora più opportunità di promozione. Per questo auspico che ci sia una comunione di intenti, visto i presenti e come pare sia emerso nel dibattito.
Fatte le premesse, eccomi a spolverare fogli più o meno ingialliti, per tirar fuori quanto è già stato fatto in questo campo, guardandolo più con l’occhio della forma che con quello della sostanza o del risultato ottenuto, togliendomi anche qualche sassolino dalle scarpe.

Biella Anno Zero
Oggi questo titolo potrebbe far sorridere ed essere mal interpretato. Ma era l’aprile del 1994 e in un convegno a Palazzo Lamarmora lanciavo questa proposta/progetto, per dare alla Provincia di Biella, non ancora politicamente nata, un Ufficio Stampa e Promozione. Negli anni seguenti la proposta venne valutata e fece percorsi diversi, dal Centro Studi dell’Unione Industriale al Comitato di Distretto, che allora riuniva istituzioni, associazioni di categoria e sindacati. Nel 1997, grazie ad una legge regionale sui distretti industriali, voluta da Gilberto Pichetto allora Assessore all’Industria, per iniziativa del Comitato di Distretto che operava in seno alla Camera di Commercio, la proposta si trasformò in un progetto di promozione del Distretto biellese e grazie al contributo regionale partirono delle azioni per una strategia coordinata di identità, immagine e comunicazione. Se ne occupò Biella Intraprendere, con Maurizio Poma e con la mia consulenza, ma a tessere le fila c’era sempre Arnaldo Cartotto, in questo caso come Vice Presidente del Comitato di Distretto e AD di Biella Promotion srl, società creata appositamente per gestire il progetto.

Biella, produces
Da questo insieme di intenti e di persone di buona volontà, nacque un concorso nazionale per la scelta del logo grafico, con un primo premio di 25 milioni di lire. Se lo aggiudicò il designer milanese Stefano Rovatti, con il concetto “Biella, produces” con la seguente motivazione: “il nome BIELLA è l’unica cosa veramente esclusiva e non copiabile che possiede il territorio biellese; la virgola rossa è solo un artifizio grafico di richiamo; il suffisso “produces” può essere di volta in volta modificato per adattarlo al tema oggetto della comunicazione: welcome, shopping, wellness, ecc.”.

Io mi ero occupato di fornire ai candidati al premio tutta una serie di concetti fotografici, testuali e grafici ai quali ispirarsi: la lana, l’acqua, la pecora, l’orso, il fuso, il tessuto, il filato, il telaio, il Mucrone, Oropa, castelli e ricetti, il saper fare, ecc. Conservo ancora in studio tutte le opere inviate dai maggiori studi grafici e designer italiani, ma la sintesi di Rovatti era e rimane insuperabile. Con quel simbolo si sono fatte per quasi 15 anni delle ottime campagne, con iniziative internazionali, progetti con le scuole, promozioni in ambito sportivo e per attrarre investimenti. Dopo un prolungato oblio, ora Biella e la sua virgola rossa – per nulla invecchiata esteticamente – si sono riaffacciate grazie alla Camera di Commercio. Sono un po’ anche figlie mie, non posso che essere d’accordo.

Quattro fili colorati
Nel dicembre 1993 la Camera di Commercio di Biella lanciò un concorso tra i grafici biellesi per studiare il logo dell’ente. A me venne subito in mente un intreccio di fili colorati, a formare un principio di tessuto: verde per l’agricoltura, azzurro come l’acqua per l’industria, rosso per l’artigianato e giallo per il commercio. L’idea vinse e mi portai a casa il premio. Anche questo simbolo pare destinato all’oblio, per via delle fusioni tra le Cciaa. Ma me lo riprenderò per qualcosa da fare in Valdilana, statene certi.

Un paciocc turistico
Sempre per via delle fusioni è destinato a finire il suo tempo anche il logo dell’Agenzia Turistica Locale di Biella. Ma qui non avrò rimpianti. Alla nascita delle Atl piemontesi, credo verso l’anno 2000, io avevo già contestato il fatto che ognuna avesse un logo proprio. A mio parere, espresso allora anche a livello regionale, il Piemonte doveva riconoscersi in un unico logo turistico, magari personalizzando il simbolo “i” per identificarsi con il concetto internazionale di “informazioni turistiche”. Per quello di Biella venne indetto un concorso al quale non partecipai. In Piemonte nacquero una decina di paciocchi grafici, dove si promuoveva non già il Piemonte o i singoli territori, ma l’ente turistico, cioè l’Atl. Sigla peraltro sconosciuta al di fuori della nostra Regione.

Una mano provvidenziale
Biella si presenta ancora così, dopo quasi vent’anni, con un fiore arancio che rappresenta il territorio provinciale (non riconoscibile neanche dai biellesi) e la scritta atl che identifica l’ente e non il territorio. E sotto un “Biellese” invisibile e illeggibile nella maggior parte dei casi. Per fortuna nel 2005 Ugo Nespolo si ricorda delle sue origini biellesi e grazie ad un progetto di promozione offre una mano tutta colorata, aperta sulle cinque vallate biellesi. E anche con un dito nell’occhio, che a me sembra geniale.

Coincidenze
C’è un altro simbolo, caro a tutti i biellesi, del quale vorrei raccontare un breve aneddoto. Era il 1990. Mi chiama Elvo Tempia – da tempo collaboravo con il Fondo – per sottopormi una questione alquanto delicata. Mi chiese di aiutarlo per scollarsi di dosso la sua immagine di ex parlamentare comunista, non voleva che il Fondo Edo Tempia avesse, anche involontariamente, atteggiamenti e condizionamenti di tipo politico. La sua, come ben sappiamo, era una iniziativa che andava oltre, i tutti i sensi. Per un anno cercammo di essere attenti nei comunicati e nelle relazioni, costruendo e coordinando ogni azione, con l’aiuto dell’indimenticata “vice” del Fondo, Laura Bricarello. Nell’ottobre del 1990, in occasione di Biella Fiere a Gaglianico, con uno stand presentammo “l’albero del Fondo”, il logo che avevamo scelto. Ma proprio nello stesso giorno, a Bologna Achille Occhetto annunciava lo scioglimento del Pci e nascita del Partito Democratico della Sinistra. E come simbolo un albero di quercia. Costernazione generale. Elvo mi telefona e dice di sospendere tutto. Ricordo di aver detto che non era più possibile e aggiunsi – non credendoci neppure io – di non preoccuparsi, il nostro albero avrà una vita più lunga. Facile profeta…

Saper fare e bellezza
L’ultimo segno in ordine di tempo di cui voglio parlare è chiaramente il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, scelto, anzi offerto dall’artista per la candidatura di Biella a Città Creativa Unesco. Non poteva essere altrimenti, è ormai un simbolo conosciuto in tutto il mondo e oltre. Per Biella ha preso colore e rilievo, come mai avevo visto. Mi fa pensare ad una matassa multicolore di lana, mi immagino le due mani che le danno il doppio giro: manualità e armonia, saper fare e bellezza. In bocca al lupo.

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