Dall’abbazia di Einsiedeln al Santuario di Oropa. Con l’Ausilia, dalla Svizzera con amore

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Ausilia è una mia cara amica ed è stata la prima donna a completare le dodici tappe del Cammino di San Carlo, già nel 2010. Poi ha ripetuto l’esperienza per altre cinque volte, come testimoniano i nastrini rossi del suo zaino. A Borgosesia la conoscono tutti, con il marito Antonio ha gestito per tanti anni la più importante panetteria-pasticceria della cittadina valsesiana. Lasciata l’attività commerciale per una meritata pensione, non ha mai smesso di occuparsi del bene degli altri, ora come volontaria alla Caritas, ora come vice-presidente della Banda Musicale o di qualche altra associazione di volontariato. Il suo sorriso e la sua disponibilità sono pari alla sua vitalità e per anni ha vinto medaglie alle Olimpiadi dei 50&Più, le gare dedicate ai senior del commercio.

La meta e il viaggio

Appese le scarpette di atletica al chiodo per raggiunti limiti d’età, ha calzato le pedule per camminare sui lunghi percorsi devozionali. Ora sono di gran moda, e se non hai qualche timbro francigeno o giacobeo sulla credenziale sei considerato un pellegrino di serie B. Ma questo all’Ausilia importava poco. Il suo Santiago abituale era da casa sua al Sacro Monte di Varallo e ritorno, trenta chilometri in giornata. Così ha iniziato a seguirmi nei miei vagabondaggi tra paesi e vallate del nostro Bel Paese, per ritrovare quel tempo antico e quelle emozioni semplici che la vita di oggi cerca di farci dimenticare. Le mete sono quasi sempre luoghi di devozione, talvolta nascosti e trascurati, ma quello che conta sempre di più sono il piacere del viaggio per arrivarci e le persone che incontri lungo il cammino.

Al passo dei walser

Questo cammino di ricerca mi ha portato a mettere in relazione il più importante santuario cattolico svizzero – quello di Einsiedeln vicino a Zurigo – con il Santuario di Oropa. In questi due grandi siti devozionali si venera una Madonna Nera, ma c’è un collegamento storico che va oltre al valore spirituale. Le genti germaniche che a partire dal XIII secolo si spostarono a sud delle Alpi, dando origine all’epopea del popolo walser, portarono con loro anche il culto della Madonna di Einsiedeln, risalente a prima dell’anno Mille. Per secoli i walser tornarono in pellegrinaggio a quel santuario, con lunghi viaggi attraverso i passi alpini. La piccola glaciazione iniziata nel XVIII secolo rese difficoltosa questa tradizione e, su consiglio dei vescovi di Aosta e di Novara, la loro devozione prese la strada di Oropa, diventato nel frattempo il più frequentato santuario mariano delle Alpi. Nell’incarnato scuro della Vergine Bruna di Oropa i walser ritrovavano la vicinanza con le terre d’origine.

Un voto

Forse non vi ho detto che l’Ausilia è nata alla frazione Barbato di Trivero, discendente di una stirpe di pastori da sempre transumanti in Valsesia, con tutta probabilità apparentati con i walser che hanno colonizzato il versante sud del Monte Rosa. Per questo, quando nel 2013 siamo andati a camminare verso Einsiedeln per continuare oltralpe il Cammino di San Carlo, lei non si è fatta mancare l’occasione. Allora non riuscimmo a completare tutti i 500 chilometri del percorso, restò nei desideri la parte oltre Gottardo, pari alle ultime quattro tappe verso l’abbazia svizzera. Intanto le era venuto a mancare il marito Antonio, che sempre ci seguiva in auto nei nostri viaggi a piedi, non potendo più contare sulle proprie gambe. Il desiderio di raggiungere e di conoscere quella lontana Madonna si trasformò quindi in un voto, esaudito pochi giorni fa, grazie all’opportunità offerta dalla RAI che ha voluto riprendere tutto il percorso tra i due grandi santuari mariani, per conto della trasmissione “Sulla Via di Damasco”.

Eccoci sabato 28 aprile all’Abbazia di Einsiedeln. Davanti a quella Madonna Nera, un’Ausilia orgogliosa consegna a padre Giustino Pagnamenta – benedettino ticinese e unico tra 50 monaci del convento a parlare italiano – la statuina benedetta della nostra Madonna di Oropa. Seguendo poi le indicazioni del regista Raffaele Genovese e della sua squadra, fermandoci per le riprese nei punti più significativi del cammino, siamo passati per il Lago dei Quattro Cantoni, monumentale scenario delle gesta di Gugliemo Tell. Altra sosta doverosa ed emozionante è stata fatta alle Gole di Schöllenen, sulla strada verso il Passo del Gottardo. Nella loro parte più stretta si trova il famoso Ponte del Diavolo. Come tutti i ponti che si portano dietro questa leggenda, anche qui il demonio – impegnandosi a costruire il pericoloso passaggio – pretese l’anima del primo viandante. E, come da copione, gli abitanti della valle fecero passare per primo il solito e malcapitato caprone…

Dove vai amico?

A Hospental, ultimo paese prima del valico, sulla facciata della chiesetta dedicata a San Carlo Borromeo c’è una curiosa iscrizione: “Qui la strada si divide, dove vai amico? Vuoi scendere all’eterna Roma, o verso Colonia la Santa sul Reno tedesco, oppure a occidente nel paese dei Franchi?” Su questa montagna lo spigolo di una pietra può davvero decidere il destino di un primo rivolo di sorgente. Se gira verso Sud l’acqua va all’Adriatico, via Ticino e Po. Se va a Nord, seguendo il Reno, finisce al Mare del Nord. Oppure, come dice l’iscrizione, può andare a Occidente, portata dal Rodano e allora finisce nel Mar Tirreno. Nel cuore della Svizzera i fiumi sono ancora giovani e portano vita pura nelle arterie del Continente. Il Gottardo si supera comodamente con il tunnel autostradale, sul passo c’è ancora molta neve, ma l’avevamo già camminato l’altra volta, scendendo le infinite svolte della strada napoleonica della Val Tremola. Ci aspetta la lunga Val Leventina, la calda accoglienza al Convento dei Cappuccini di Faido, la meraviglia romanica di San Nicolao di Giornico e i castelli di Bellinzona, nel 2000 dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Nel segno di San Carlo

Il Sacro Monte della Madonna del Sasso di Orselina, sopra Locarno, è indubbiamente il luogo religioso più importante del Ticino. L’origine di questo complesso, così scenografico per la sua posizione, si lega ad una visione della Madonna avuta nel 1480 da fra Bartolomeo d’Ivrea. Sul Lago Maggiore, a pochi passi dal confine italiano, sorge il complesso del Sacro Monte dell’Addolorata di Brissago. Sembra di essere in un altro mondo, a causa dalla grande suggestione naturalistica che questo posto ispira. A Cannobio salutiamo don Bruno Medina, rettore del santuario della SS. Pietà, che ci parla della presenza di San Carlo. Da qui in avanti, fino a Oropa, i segni del Borromeo non ci abbandoneranno più, a testimoniare il valore continuo del cammino che stiamo facendo. A Ghiffa, poco prima di Verbania, saliamo alti sul lago per raggiungere la SS. Trinità, il primo dei sette Sacri Monti piemontesi che si fregiano del riconoscimento Unesco. Don Angelo Nigro, giovane cappellano del luogo, ci regala mezz’ora del suo tempo prezioso. La parrocchia conta tredici chiese: lui è uno, ma avrebbe bisogno di essere “trino”, come la santa effige che ci ha illustrato… Martedì 1° maggio siamo ad Oropa, primo giorno del mese mariano. Ausilia stavolta è più che emozionata, toglie dallo zaino la piccola Madonna Nera di Einsiedeln e la consegna al nostro vescovo Gabriele. C’è gran fermento al santuario. Il Rettore ci dice che ci sono tanti fedeli arrivati dalle Filippine e quasi 300 pellegrini ucraini. Fuori, sotto i portici del chiostro, sento voci inglesi e tedesche. Abbiamo viaggiato tra le Madonne d’Europa, ma il mondo era qui.

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