Dibattiti post emergenza. Essere turisti di noi stessi

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Si è decisamente riacceso in questi giorni, non solo sui giornali, un dibattito sul futuro turistico del territorio biellese, anche alla luce di una forte frequentazione delle località più accoglienti. I motivi sono diversi, a partire dalla gran voglia di uscire di casa dopo le chiusure imposte dall’emergenza del coronavirus. Passata questa prima fase di euforia collettiva, amplificata dal primo “caldo e bello” e dal fatto di non poter uscire dai confini regionali, personalmente penso che si tornerà presto ad una più normale gestione del tempo libero, che in qualche caso sarà anche condizionata da una minore disponibilità di risorse che le famiglie potranno destinare a questa attività.

Turisti a casa nostra
Ma intanto le restrizioni ci hanno dato modo di riscoprire le bellezze dei nostri paesi. Non ho mai visto i nostri sentieri così battuti, si potrebbe dire quasi “asfaltati” dal passaggio di molte persone, come non ricordo tanto interesse al risveglio primaverile della natura, ai lavori negli orti e nei giardini, al prendersi cura delle case.
Mi piacerebbe molto che questa riscoperta ci insegnasse qualcosa, a cominciare da un maggiore rispetto per la ricchezza che ci circonda, valori che ci hanno permesso di vivere meglio di tanti altri le difficoltà di questi mesi. Allora mi tornano comode le parole che avevo scritto cinque anni fa sulla prefazione del libro che ha dato il titolo “Dietro l’angolo” a questa mia rubrica settimanale: “Se questa terra biellese fosse persona, sarebbe descritta in modo schivo e riservato, come il carattere di gran parte della gente che vi abita. E forse sta proprio qui il problema, alla base della poca visibilità e scarsa attitudine al turismo. Ma insieme possiamo fare qualcosa, iniziando ad essere turisti di noi stessi”.

Nuove Alleanze
Vi dicevo in apertura del dibattito sul futuro. A innescarlo, su questo stesso giornale, è stato Arnaldo Cartotto nella sua rubrica “Degustibus”, parlando del Biellese che verrà e di turismo enogastronomico. Riprendendo altre uscite stampa, Cartotto segnala l’alleanza tra le quattro province dell’Alto Piemonte e la nascita di Fondazione BIellezza, con importanti nomi dell’imprenditoria biellese. Due realtà impegnate nella definizione della nostra identità turistica.
Io sono da tempo impegnato fortemente nella prima, ho più volte scritto di Alto Piemonte su queste pagine, ma allo stesso tempo sono stimolato dalle nuove iniziative e per questo cerco di portare un mio contributo al dibattito.

Natura, storia e maestria
Nel panorama turistico attuale, che lavora per aggregazioni, a mio parere il Biellese rimane sostanzialmente debole, con insufficiente massa critica che non è mai stata in grado di garantire un corretto posizionamento. Deve fare sinergia con le altre aree dell’Alto Piemonte, creando una Destinazione unica, recuperando nella sua immagine gli spazi alpini e le vallate del Monte Rosa, i grandi laghi, tutte le buone terre del vino e del riso a Nord del Po e il grande patrimonio di cultura e arte dei Sacri Monti e dei piccoli borghi. Ma offrendo in cambio la straordinaria bellezza e maestria della sua storia e attualità imprenditoriale.
Questa necessità di aggregazione è stata fatta notare la settimana scorsa, in una lettera a questo giornale, anche da Alessandro Francoli, noto imprenditore vitivinicolo di Ghemme. Ha fatto un preciso riferimento al successo del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte e a quello della Bottega Alto Piemonte, aperta a Ravensburg, in Germania, da Wilhelm Kuhn, imprenditore tedesco con casa sul Lago d’Orta.

Perché Alto Piemonte?
C’è ancora chi dice che l’Alto Piemonte “non esiste” o, peggio, che sia un nome sbagliato. L’Alto Piemonte esiste di fatto. Come esiste l’Alto e il Basso Monferrato, l’Alta Langa o l’Alto Adige.
Ma non è solo un nome geografico, è un termine “altimetrico”. Oltre ad una determinata quota, il territorio alpino delle quattro province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola è, in proporzione alla superficie – di molto superiore agli altri territori piemontesi. Questo è dovuto alla presenza del Monte Rosa, di molte altre vette oltre 3000 m e per l’ampio sviluppo delle conseguenti vallate. Si può far risalire la nascita ufficiale dell’Alto Piemonte al 23 ottobre 1859, con il decreto del ministro sabaudo Rattazzi, che suddivide in quattro province il Piemonte, con capoluoghi Novara, Torino, Cuneo e Alessandria. La provincia di Novara ha il suo pieno sviluppo nel primo periodo dell’Unità d’Italia, sotto la presidenza di Quintino Sella dal 1873 fino alla sua morte, avvenuta nel 1884. Ma poi si divide già nel 1927, con la separazione di Vercelli e, più recentemente negli anni Novanta, con il distacco di Biella e Verbania.

Alta Savoia, un esempio
Queste divisioni hanno di fatto penalizzato il nostro territorio dal punto di vista della promozione e visibilità turistica. Mentre altre realtà piemontesi si univano, come la città Torino e la valle di Susa per l’evento olimpico del 2006, come Langhe, Roero e Monferrato divenuti insieme Patrimonio Unesco, le nostre Atl disperdevano le poche risorse quasi a farsi concorrenza. Ancora adesso, obbligate di fatto ad associarsi in un’unica agenzia – come stanno facendo le altre istituzioni – non riescono a trovare un modo comune per operare.
Può essere significativo, in proposito, l’esempio dell’Alta Savoia, nata come l’Alto Piemonte con lo stesso decreto sabaudo del 1859. E’ un territorio con superficie di poco inferiore, ora con uguale popolazione di circa 800.000 abitanti, stessa conformazione prealpina con una parte del lago Lemano, il piccolo lago di Annecy e vallate importanti. L’Alta Savoia con il Monte Bianco, noi con il Monte Rosa. Ma il loro dipartimento è sempre rimasto unito, con una sola e coordinata promozione turistica. Morale: l’Alta Savoia conta ogni anno 24 milioni di presenze turistiche. Da noi, meno di 5 milioni.

Annecy in Alta Savoia.

Una proposta per ripartire
A partire dal 2018, il lavoro del comitato promotore prima e del consorzio Alto Piemonte Turismo poi, si è concretizzato nel portale www.visitaltopiemonte.com, ora in fase di espansione, e nella realizzazione di un marchio o logo che sarà presentato nei prossimi giorni. Questi strumenti saranno a disposizione di tutti, strutture e operatori. Hanno lavorato a questo le più importanti società italiane ed europee che si occupano di management turistico, come Brand Trust di Norimberga, Comunica di Milano e New Mind di Liverpool, grazie all’apporto economico dei soci del consorzio, di importanti apporti di privati e aziende e soprattutto grazie ai contributi della Regione Piemonte. Per questo il consorzio Alto Piemonte Turismo è coinvolto nella preparazione e sarà al fianco della Regione per il piano straordinario Riparti Turismo, presentato in questi giorni.
Ma per garantire il risultato, sarà necessaria una sinergia operativa tra gli attori, gli amministratori e le idee presenti in questa nostra bella terra.

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