Dibattiti turistici e visioni strategiche. All’Alpe di Mera, in Alto Piemonte

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Domenica scorsa, approfittando della splendida giornata, ho fatto una bella escursione in montagna, toccando due province – Biella e Vercelli – e cinque comuni diversi: Scopello, Pila, Piode, Pettinengo e Valdilana. Vi chiederete: chissà quanta strada? Non più di tanto: una quindicina di chilometri, con un dislivello limitato, di circa 400 metri di salita e discesa. Impegnativo? Non molto, è un percorso fattibile anche in mountain bike, ne ho incontrate a decine.
In pratica ho fatto uno spettacolare anello attorno alla Cima d’Ometto, 1912 m, una vetta minore tra la Valsesia e l’Alta Valsessera, partendo e rientrando all’Alpe di Mera. A nord ho visto magnifici panorami verso il Monte Rosa, mentre a sud lo sguardo arrivava alle Alpi Biellesi, dal Monte Rubello alla Rocca d’Argimonia e dal Bocchetto Sessera alla Cima di Bo.

Pascoli e pensieri
Tutta la montagna era piena di turisti. A camminare, a pedalare o semplicemente a godersi lo spettacolo della natura. Nessuno, tranne il sottoscritto per sua deformazione mentale, si preoccupava se metteva i piedi in casa biellese o valsesiana. In un attimo di relax, mi sono seduto a osservare con il binocolo le cascate del torrente Dolca, affluente del Sessera. In quel momento ero nel mio comune di Valdilana, più precisamente nei pascoli alti del Camparient, antico alpeggio di Trivero. Poco minuti prima, traversando il ripido pendio sopra l’Alpe La Peccia, ero nell’isola amministrativa di Pettinengo.
Tirava aria, e la mia freddolosa compagna di gita si era spostata al riparo nel versante valsesiano, a venti passi. Lei era in quel momento domiciliata a Scopello, tra ranuncoli gialli, rododendri rossi e una limpida pozza piena di girini che muovevano appena il riflesso delle montagne.

Separati in casa
Qualcuno dice che le montagne separano. E’ vero, separano vallate, dividono le acque. Ma uniscono le genti, amalgamano le culture. Qui, in particolare, sono passati eretici e banditi, pellegrini e pastori. La Bocchetta della Boscarola ha visto per secoli le transumanze degli alpigiani biellesi diretti agli alti pascoli sotto il Monte Rosa. Ora vede tanti sudati ciclisti che arrivano da Rassa, salgono la ciclopista che tocca gli alpeggi di Sorbella e del Pizzo, attraversano la magnifica conca di Meggiana, dove si produce una squisita toma, passano alti sopra Mera e poi si immergono in discesa verso la natura in gran parte ancora selvaggia dell’Alta Valsessera.
Guardandomi attorno, non capisco proprio i discorsi sentiti e letti sui nostri giornali nei giorni scorsi, dove si parlava dell’Atl, l’agenzia turistica locale di Biella e Vercelli, e della necessità biellese di acquisire quote per avere più forza. Come se il valore di un territorio e la sua promozione non dipendessero dalla realtà oggettiva dei luoghi e dei progetti, ma dalla capacità politica di occupare più poltrone di altri.
Ora le due agenzie, che sembrano unite controvoglia da un matrimonio combinato, continuano ad agire da separati in casa, disperdendo le poche risorse. Si tirano in ballo enti pubblici e operatori privati, pare che qualcuno si voglia fregare la dote, intesa come quote, e si cercano alleanze… romantiche sui laghi. E intanto i turisti, non potendo aspettare i programmi ancora da definire dalle cabine di regia o dai tavoli integrati, se ne andranno da altra parte dove si sono già fatti progetti di promozione e piani di accoglienza.
E pensare che il progetto che unisce il turismo delle nostre province esiste, si chiama Alto Piemonte Turismo e la sua importanza è ben emersa su questo giornale nell’ampio dibattito nato dalla provocazione di Arnaldo Cartotto che richiamava i valori della nostra enogastronomia. Discussione che poi ha visto l’intervento di molti operatori e imprenditori che hanno allargato il tema in modo costruttivo.

Equilibri
Alto Piemonte Turismo è un consorzio di strutture, di imprese e di operatori che esiste da tre anni, cresciuto nell’area delle province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola, ma con riferimenti anche esterni. Grazie a contributi della Regione Piemonte, di altri enti, dei soci e dei privati, è ormai il secondo per importanza a livello piemontese. Si è dotato di un valido portale internet ancora da sfruttare (www.visitaltopiemonte.com) e ha pronto un marchio territoriale che sarà lanciato nei prossimi giorni, in occasione della partenza del programma RipartiTurismo della Regione. Saranno infatti i consorzi turistici riconosciuti a promuovere i “voucher” che triplicheranno il valore della vacanza in Piemonte.
Grazie all’elevata visibilità del portale, ad una giusta presenza e una buona diffusione, Alto Piemonte può promuovere in modo corretto tutte le aree, dall’alta Val Formazza al Lago di Viverone, creando un mosaico di proposte dalle quali fare emergere – di volta in volta – le emozioni più significative. Il nuovo logo si affiancherà non solo ai luoghi ma anche ai prodotti del territorio, in particolare per la conoscenza e diffusione dei nostri vini e dei formaggi, del riso e non solo. La dimostrazione l’abbiamo dal successo della prima Bottega Alto Piemonte, aperta da Natale a Ravensburg da Wilhelm Kuhn, imprenditore tedesco con casa sul lago d’Orta e responsabile dell’ufficio estero di Alto Piemonte.
A dimostrazione della validità della proposta e dei suoi equilibri statutari, è importante sottolineare che il consorzio è presieduto dal sindaco di Soriso, dottor Augusto Cavagnino, vede altri sindaci e amministratori coinvolti, molti imprenditori non solo turistici, professionisti del settore e semplici operatori.

Eventi e senso di comunità
In questi giorni il portale ha promosso efficacemente la manifestazione Ri-camminiAMO… la Bürsch che si tiene domani in Alta Valle del Cervo, seguirà alcuni eventi vercellesi e valsesiani, una azione di valorizzazione del Cammino di San Carlo promossa dal Comune di Arona e sullo stesso tema si sta lavorando per una grande manifestazione a ottobre in programma a Orta San Giulio.
Mi rendo conto ora che sto divagando, ero partito a descrivere la mia escursione di domenica scorsa, ma poi la polemica ha preso il sopravvento, non è da me. Ma quando ci vuole, ci vuole.
Ad esempio, continuo a leggere di grandi eventi, di mancanza di coordinamento delle manifestazioni. Ma il turismo moderno non è basato solo su questo, gli eventi creano brevi illusioni ma altrettanto velocemente sono dimenticati e il turista cerca poi occasioni da altre parti. Servono prodotti turistici “di continuità”, ritrovabili in ogni stagione. Sempre di più oggi viene richiesta qualità, sostenibilità e l’etica nell’accoglienza, si cercano luoghi che diano il senso della comunità, dove fermarsi e vivere bene in armonia con se stessi, quasi una nuova residenzialità. E’ anche l’insegnamento ricevuto da questa emergenza pandemica. Ma forse volo troppo in alto.

Non sono il solo…
Arrivato nei pressi dell’alpe Meggiana di Piode, a 1600 m di quota, ho avuto la fortuna di assistere all’atterraggio di un paio di aeroplani nell’avio superficie presente in quell’alpeggio. Un tratto di prato e in forte pendenza e ben rasato, lungo 220 metri e largo 20, dove si atterra in salita e si riparte al contrario. Mi è parso per un attimo di essere in un cartoon de “il Piccolo Principe”, tanto sembrava inverosimile la scena. Anche questa è una emozione…

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