Dibattiti turistici. Turismo outdoor: oltre l’uscio di casa

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Pur se facciamo fatica a riconoscerlo, è innegabile che la pandemia ha stravolto e sta stravolgendo la nostra vita, privandoci talvolta in modo drammatico dei nostri affetti, complicando le relazioni, il lavoro e le attività economiche.
Anche il turismo, uno dei settori più colpiti, dovrà essere ripensato. La ripresa sarà lenta, non rivedremo nell’immediato le solite immagini di grandi città e di famose località affollate di turisti. Questi luoghi erano un unico e grande assembramento, dove oggi mantenere le distanze è cosa impossibile.

Certezze affettive
Ma in questo scenario negativo, ci può essere qualcosa di buono da cui ripartire. Si può ripartire da dove l’epidemia ha colpito meno, ovvero nelle aree marginali o interne, in tutta quell’Italia detta, con termine improprio, minore. In quella meravigliosa parte fatta di borghi, di campagne, di cammini storici, di cultura rurale, di vallate, montagne e natura. In quella parte che è la vera anima del turismo sostenibile, rispettoso dei luoghi e delle tradizioni, amante della tranquillità, dei ritmi lenti e lontano dall’affollamento. Che è anche la parte dove si è vissuto meglio in questo tempo sospeso, dove si è riscoperto il senso della comunità e delle “certezze affettive”, come dice Carlin Petrini.

Un turismo tutto l’anno
E’ arrivato il momento di comprendere che ci sono tanti luoghi di grande valore e bellezza che non chiedono altro di essere scoperti, che possono ospitare turisti e viaggiatori, che possono garantire distanziamenti e sicurezza. Territori da scoprire a piedi o in bicicletta, da vivere tutto l’anno, perché in ogni stagione hanno qualcosa di meraviglioso da offrire.
In questa situazione il Piemonte, e anche il Biellese di conseguenza, possono avere dei buoni risultati. Ma dobbiamo essere bravi a cogliere l’attimo con un’offerta semplice e chiara, con misure di sostegno adeguate, rivolte alle strutture in difficoltà che non hanno visto gente per mesi.
A livello nazionale, il Governo ha fatto partire in questi giorni il Bonus Vacanze, contenuto nel decreto Rilancio, una misura per incentivare gli italiani a passare le ferie nel nostro Paese. Il buono ha un valore che va dai 150 euro per la persona singola, ai 300 per la coppia e ai 500 euro per i nuclei famigliari. Il contributo ha un limite nel redditi ISEE dei nuclei, che non devono superare i 40 mila euro.
E’ quindi una misura che va alla persona e indirettamente alle strutture turistiche, in una fascia bassa ma numericamente importante del mercato.
Diverso è il discorso che fa la Regione Piemonte, che mette sul piatto 40 milioni di euro, variamente distribuiti. Quasi 17 milioni vanno a fondo perduto alle strutture ricettive di ogni ordine, per adeguamenti alle nuove norme sanitarie e di sicurezza e per l’allestimento di spazi attrezzati all’aperto. Altri 6 milioni andranno per il potenziamento delle azioni delle ATL, sperando che con questo la Regione risolva la loro sostanziale incapacità, tra quote e campanili, di operare. Almeno da queste parti.

Voucer Vacanze in Piemonte
Altre risorse andranno a sostenere eventi e manifestazioni, campagne di promozione, alle Pro Loco e ai consorzi turistici. A quest’ultimi è demandata un’azione importante, come intermediari tra i turisti e le strutture di accoglienza per l’utilizzo dei voucher vacanza. Si tratta di una formula che prevede la possibilità di soggiornare in Piemonte per tre notti consecutive, pagandone solo una. Il secondo pernottamento sarà pagato alla struttura dal consorzio, che dispone dei fondi regionali e il terzo dovrà essere offerto dall’albergatore stesso. In pratica si triplica il valore della vacanza o, come dice la promozione che uscirà in questi giorni “se vieni in Piemonte, sei nostro ospite per due notti su tre”.
E’ giusto far notare che l’invito è diretto a tutto il mondo, valido anche per il prossimo anno, ma si vorrebbe che siano i piemontesi a goderne più di altri, allo scopo di riscoprire la terra dove vivono, quasi a premio per le difficoltà avute in questo periodo.

Voglia di Piemonte, Biellese a parte
Prima di arrivare a questa proposta, la Regione ha valutato, con un sondaggio sulla popolazione italiana, la propensione all’acquisto di un viaggio in Piemonte.
Il risultato è stato interessante, a cominciare dal fatto che un quarto degli italiani intervistati ha dichiarato l’intenzione di fare una vacanza in Piemonte. Le destinazioni preferite sono state Torino e le valli olimpiche, le Langhe e il Monferrato, le valli del Cuneese e il lago d’Orta.
Si prediligono le attività all’aria aperta, come l’escursionismo e la bicicletta, e le motivazioni principali che nell’indagine spingono al viaggio in Piemonte cono l’enogastronomia e i cammini storico-devozionali. Praticamente quello che è emerso anche dal dibattito sul tema del turismo che si è tenuto in queste settimane sul giornale che state leggendo.
Per completezza, va detto che gli stessi intervistati, alla domanda “in quale località trascorrerà le sue vacanze in Piemonte” rispondono con una ventina di luoghi conosciuti, tra quali non ci sono destinazioni biellesi.
Risulta evidente la poca efficacia del lavoro svolto negli ultimi vent’anni dagli enti locali preposti alla promozione turistica. Da anni la stessa Regione caldeggia, anche con motivazioni legate a leggi dello Stato, un’unica ATL in Alto Piemonte. Siamo arrivati con fatica a metà della strada, unendo Biella e Vercelli, ma con il risultato di perdere ulteriore tempo, discutendo sulle quote di rappresentanza e mantenendo le distanze sul fronte della comunicazione.
Invece ci sono grandi spazi per lanciare subito proposte e pacchetti turistici unitari, di fortissimo impatto. A cominciare quest’estate dalla montagna, favorita dalla contingenza sanitaria. Il Monte Rosa è unico, secondo solo al Monte Bianco nell’immaginario alpino mondiale. Valsesia, Ossola, Oasi Zegna e valli biellesi insieme sono una “forza della natura” incredibile, se si vuole guardare oltre la Cima di Bo, dove i biellesi salgono ad ammirare l’alba.
Ma non sono da meno, da giocarsi da settembre in avanti, le “buone terre dell’Alto Piemonte” dal riso al vino, alla birra artigianale e a tutti gli altri prodotti legati al cibo. Esistono, tra le colline e le vallate biellesi, tutta una serie di piccole aziende e produttori che – collegati tra di loro – possono configurare mini-distretti del gusto di grande qualità, in grado di attrarre un pubblico attento e rispettoso da accompagnare tutto l’autunno, fino ad arrivare ai classici eventi natalizi del Biellese, da Postua a Marchetto, a Callabiana, a Sordevolo e Candelo.
Non posso non far notare che queste sono le zone attraversata dai nostri cammini storici, dal San Carlo all’Eusebiano, che portano sempre (ci sono richieste già adesso) piccoli ma costanti numeri di viandanti ad occupare le strutture minori, agriturismi, b&b e ostelli.
Ma ora occorre muoversi in fretta e ci vuole subito una visione ampia. Slittati al prossimo anno gli eventi attrattivi previsti nel 2020, in mancanza di regole certe non abbiamo più tempo per organizzarne subito altri, anche se abbiamo dimostrato nello scorso fine settimana che qualcosa si può fare se si hanno idee giuste.

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