Giro…lagando per Viverone e dintorni. Altro che “mordi e fuggi” sul lago

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Nelle azioni che si stanno facendo per la promozione dell’Alto Piemonte, uno spazio particolare è dedicato a Viverone. Come sappiamo, il lago è diviso su tre province, con tutte le complicazioni del caso, ma visto nel suo insieme – dintorni compresi – è uno straordinario “unicum” ambientale e turistico. E’ questa la filosofia senza confini alla quale si ispira Slowland Piemonte, una associazione di buone intenzioni che unisce persone e istituzioni di una vasta area intorno al lago. Mettendo insieme itinerari a piedi e in bici, fatti in tempi recenti e passati, oggi vi porto a girovagare nei dintorni di questo bellissimo angolo di terra piemontese.

Il Girolago
Unico tra i laghi prealpini, quello di Viverone non ha una strada carrozzabile che ci giri attorno.
Questo può essere inteso come un problema per la sua fruizione turistica. Invece è stata – a mio parere – la sua fortuna. A fronte delle rive di Viverone, Comuna, Masseria e Anzasco, turisticamente attrezzate, le sponde opposte in provincia di Vercelli e Torino sono rimaste naturali, offrendo ambienti di grande fascino paesaggistico, ricche anche di una spettacolare avifauna. Oltre a celare nelle acque i resti di una antichissima civiltà.
Il percorso noto come Girolago, fattibile a piedi ma ancora meglio in bici, compie l’intero periplo del lago utilizzato le strade, asfaltate e sterrate, più prossime alle sponde. Raggiunge, talvolta con brevi deviazioni, tutti i siti più interessanti, come le palafitte ricostruite nella zona di Azeglio, le spiagge più attrezzate e altre solitarie, il porto turistico, ecc.

A piedi e in e-bike
Al Girolago, lungo circa una ventina di chilometri, si possono aggiungere una serie di interessantissimi percorsi tangenti che vanno a toccare i più importanti punti di interesse ambientale, storico e culturale. Unendo percorsi già fatti a piedi con quelli delle iniziative del Buon Cammino, mi sono divertito a riproporli in questa pagina. Ma si sono divertiti anche alcuni amici in mountain bike e altri con le nuove biciclette a pedalata assistita, faticando sicuramente meno di me.
Ne è venuto fuori un sistema a mio parere decisamente spendibile sui nuovi mercati dell’outdoor, grazie all’ottima capacità di accoglienza già esistente sul lago e dintorni, e sulla facilità di accesso che Viverone può mettere nell’offerta. Anche se i milioni di turisti che passano ogni anno sulla bretella Ivrea-Santhià non hanno la possibilità di vedere e tanto meno conoscere l’esistenza di questo nostro piccolo gioiello.

Passaggio a Nord Ovest
Lasciando il Girolago proprio a Viverone, questo itinerario si sviluppa in andata e ritorno su cammini esistenti e frequentati, toccando le più belle emergenze romaniche della Serra: la Cella Grande di San Michele a Viverone, il Gesiun di Piverone, SS. Pietro e Paolo di Pessano e il campanile di San Martino di Paerno a Bollengo, per chiudere in bellezza con San Secondo di Magnano.
A guidarci in andata è la Via Francigena in direzione di Ivrea. Si passa per Piverone, Palazzo Canavese, Bollengo. Raggiunto il “Ciucarun”, si inizia il ritorno seguendo l’ultima tappa del Cammino di San Carlo. Superata la Serra si tocca Magnano e per la splendida valletta morenica che ospita San Secondo si arriva al monastero di Bose, imperdibile scrigno di spiritualità.
Dal belvedere presso il cimitero di Zimone si ammirano le Alpi lontane e ritroviamo il lago.

Un panoramico Nord Est
Da Viverone a Bertignano la salita è breve, ma è curiosa la scoperta di questa sorta di luna park di tralicci e inutili cavi elettrici che coprono il piccolo lago. La nostra meta è Salussola, ma per arrivarci passiamo dal romantico anfiteatro Pozzo, da San Vitale e Peverano, dai ruderi di S. Elisabetta e dal misterioso Roc della Regina. La salita alla torre di S. Lorenzo sarà la nostra Cima Coppi, poi una bella discesa per Prelle e Salussola. Dalla Vedetta Panoramica vicino alla chiesa ammiriamo le Alpi dal Monte Rosa al Bernina. Chi l’avrebbe mai detto, c’è anche un binocolo a disposizione. Poi il ritorno, per i resti di San Secondo, Dorzano, Salomone e Roppolo.

Sulle antiche vie di Sud Est
Dal lago a Cavaglià la strada corre facile, ma poi prende la Via Francigena verso Santhià, su straiole tranquille che ti fanno vedere la chiesa di S. Maria di Babilone e poi si perdono per collinette coltivate a vite e a kiwi.
L’autostrada e l’alta velocità ferroviaria sono ostacoli che si possono superare con un paio di giravolte sopra e sotto, ma noi ce ne freghiamo per tornare lambendo il campo dell’Una Golf Hotel ottimo punto d’appoggio e partenza per chi arriva da sud.
Con lunghi traversi tra campi e capannoni si ritorna verso il lago passando da Morzano, da dove si ammira uno dei panorami migliori della conca lacustre.

A Sud Ovest, per l’Anfiteatro
Un sottopasso dell’autostrada in prossimità dell’area servizio ci permette di sfuggire dal Girolago e di passare a lato della bella Cascina Garlasca. Per le case di Francia arriviamo a Cossano Canavese, per salire sulla dorsale morenica alla ricerca dell’introvabile Pera Cunca. Da qui si punta verso ponente per la bellissima strada di colma che ci porta al Castello di Masino.
Se aperta scendiamo per Via Castello lambendo il labirinto, oppure si va direttamente a Caravino, Settimo Rottaro e Azeglio. Passando dal Maresco possiamo ritrovare la riva del lago ad Anzasco.
In sostanza, qui ci sono proposte per tutti, a piedi, in bici e anche con altri mezzi. Da fare in tutte le stagioni, per superare quel turismo “mordi e fuggi” di cui spesso si dice, per passare ad un… mangia, bevi, osserva e… fermati!

RIFUGIO CHALIGNE Alpe Chaligne, Gignod (AO) tel. 348 3366924
Il rifugio Chaligne, aperto nel giugno 2006, si trova a 1943 m ed è raggiungibile a piedi con il sentiero o la strada poderale che da Buthier sale verso la Pointe Chaligne. Dal parcheggio occorre poco più di un’ora per coprire i cinque km e i 413 metri di dislivello che ci separano dalla nostra meta. Il rifugio è una tipica costruzione di montagna in pietra e legno, sapiente ristrutturazione di una vecchia baita con ampio utilizzo e recupero di materiali locali. All’interno un bel camino acceso ci accoglie nella sala principale, arredata con gusto nel rispetto delle tradizioni locali. All’esterno tutto è curato nei minimi particolari: dal prato rasato, dove in un angolo possiamo ammirare le stelle alpine, alle sculture in pietra; dal laghetto con i pesci, ai tavoli e ai sedili ricavati da enormi tronchi. Bellissima la fontana scavata nel legno da cui l’acqua sembra sgorgare da una testa di cervo. E cosa dire poi della sauna, ricavata in un vecchio “crutin”, o della dutchtub, vasca portatile con produzione di acqua calda mediante un bruciatore a legna? Tutto ciò non può essere casuale: c’è un tocco di femminilità in questi dettagli, ma anche di professionalità. Ci sarà tutto più chiaro quando scopriremo che la titolare del rifugio, Moira Henriet, è un architetto che dopo aver lavorato a Milano e a Londra ha fatto una scelta controcorrente e ha voluto portare nella sua nuova vita un po’ di esperienze di quella precedente, con un gran bel risultato. Il rifugio si trova in una bellissima posizione con la vista che spazia sull’intera vallata, con la corona di montagne dominata dal Grand Combin, mentre in lontananza appare la vetta del Cervino. Soddisfatte tutte le nostre esigenze escursionistiche ed estetiche non possiamo dimenticare quelle eno-gastronomiche. Abbiamo iniziato con un assaggio di mocetta e di Jambon de Bosses d.o.p. serviti con miele e burro dolce, proseguito con crespelle di farina di segale – ripiene di spinaci selvatici e fontina – e scelto la polenta con ratatouille di verdure fra i vari tipi di polenta offerti (con fricandò valdostano, gratinata al forno con formaggio erborinato, concia con fontina, burro e cannella). Tra i dolci abbiamo assaggiato la Torta Chaligne (con farina di segale e mele servita calda con panna liquida fredda) e la Fiocca (panna montata di latte vaccino spolverata di cacao e guarnita di biscotto). Bella carta con vini locali e birre del Gran San Bernardo. Con bevande e caffè il conto è stato di 26 euro a testa.

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