Il convegno Ucid a Biella. Preziosità e maestrie per l’Alto Piemonte

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Sabato 23 novembre si è svolto nella sala convegni Biverbanca di via Carso un interessante incontro pubblico dal titolo “Invito a Biella”. La tavola rotonda, organizzata dalla sezione di Biella dell’Ucid, l’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, è un appuntamento che è giunto alla sua XV edizione. L’iniziativa ha preso spunto dall’Incoronazione della Madonna di Oropa e da altri eventi previsti nel 2020, che possono rappresentare un’occasione strategica per il rilancio del Biellese. Pur diversi tra loro, questi eventi rappresentano forti valori sociali, culturali e imprenditoriali, di fede e di fiducia nel territorio.

In buona compagnia…
A parlare di questo, dopo l’apertura di Vittorio Donati, presidente dell’Ucid, e i saluti del vescovo mons. Farinella e del sindaco Corradino, sono stati diversi esponenti del mondo culturale, ecclesiale, imprenditoriale e associativo biellese. In ordine: canonico Michele Berchi, rettore del Santuario di Oropa, Francesco Alberti La Marmora del Centro Studi Generazioni e Luoghi, Franco Ferraris, presidente Fondazione Crb, Celestino Fogliano per la Passione di Sordevolo, Marco Fulcheri per l’Associazione Naz. Alpini, Barbara Greggio come assessore alle attività economiche e turistiche di Biella, Emanuele Panza per il progetto “Gli orti della Malpenga” e Piera Valeggia per il Sacro Monte di Oropa. L’unico “foresto”, invitato a parlare di strategie di turismo alpino, è stato Christoph Engl, bolzanino, ora amministratore delegato di Oberalp, il gruppo che controlla il marchio Salewa e altri importanti brand del settore sportivo outdoor. La tavola rotonda è stata condotta dal giornalista Andrea Formagnana e ha compreso anche la nomina di due soci onorari dell’Ucid di Biella, il sottoscritto e l’imprenditore Alberto Barberis Canonico.

Dall’Alto Adige all’Alto Piemonte
La circostanza di questo riconoscimento mi ha fato doppiamente piacere proprio per la presenza di Engl, che ho avuto modo di conoscere come uno dei più importanti “destination manager” europei. È questa la qualifica che viene riconosciuta a chi si occupa della promozione e del rilancio di un territorio, valorizzandone turisticamente tutti gli aspetti: storia, arte, cultura, enogastronomia, ecc. Prima di occuparsi di Oberalp, Engl è stato, dal 2001 al 2013, direttore di Alto Adige Marketing, l’ente che ha rilanciato a livello mondiale il turismo altoatesino. Poi è entrato in qualità di AD in BrandTrust, società di consulenza per le destinazioni turistiche, con sede a Norimberga, Vienna, Zurigo e Lubiana, forte di oltre mille progetti di sviluppo strategico. Il comitato promotore della Destinazione Alto Piemonte, del quale ho fatto parte, ha affidato a questa società lo studio di questa nuova destinazione turistica che comprende i territori di Biella, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola. Ora Alto Piemonte, grazie anche ai contributi della Regione Piemonte, si sta consolidando come consorzio di operatori turistici e di produttori di varie eccellenze, a cominciare da quelli dei vini che con lo stesso nome hanno creato il Consorzio di Tutela dei Nebbioli. In questo modo avremo finalmente la “massa critica”, fatta di dimensione territoriale, di numeri per l’ospitalità e di qualità dell’offerta per competere con le più importanti destinazioni attorno alle Alpi.

Christoph Engl prima del convegno aveva risposto ad alcune domande in tema.

– Come si svolge il lavoro per la definizione di una destinazione turistica?
Abbiamo subito cercato di capire quali erano gli elementi distintivi del territorio altopiemontese. Per farlo abbiamo tra l’altro coinvolto una serie di opinion leader locali, di varia estrazione culturale e professionale, ottenendo da loro delle indicazioni molto utili per posizionare correttamente Alto Piemonte in un quadro molto complesso che vede intorno una serie di destinazioni consolidate, con alti numeri di presenze turistiche e in costante salita, mentre qui arrivi e presenze sono inferiori e fermi da tempo. Uno dei primi risultati è stato capire che Alto Piemonte può essere una novità assoluta in un mercato sempre più curioso e attento, alla ricerca di un turismo sostenibile, grazie alla sua genuinità e alla ricchezza paesaggistica e culturale.

– Quali sono i “valori” che lei ha riscontrato su Alto Piemonte, nel lavoro fatto con Brand Trust?
Abbiamo definito in quattro parole chiave l’identità del brand Alto Piemonte: ingegnoso, spirituale, sfidante, genuino. Gli abitanti sono ingegnosi perché hanno sviluppato spiccate capacità imprenditoriali e un’attitudine al lavoro che ha generato eccellenze in alcuni specifici settori, sia industriali che agricoli – tessile, casalinghi, vino e riso – malgrado un territorio con caratteristiche orografiche molto vicino alle Alpi che offriva solo in parte la possibilità di essere coltivato e industrializzato.
L’Alto Piemonte è terra spirituale, di pellegrinaggio cristiano e di meditazione per altre confessioni, un luogo dove ritrovare e ritrovarsi. Ma è anche un territorio che invita alla sfida con se stessi, con camminate impegnative, ascensioni impervie, piste da sci per esperti e con un’elevata varietà di paesaggi su piccola scala. Per questo chiede abitualmente di essere “conquistato”. È un territorio ancora ampiamente genuino, per aver mantenuto a misura d’uomo le realtà produttive, all’interno di una natura in buona parte incontaminata. Questo ha portato gli abitanti, di carattere generalmente schivo e austero, a concentrarsi sulla qualità, privilegiandola rispetto ai grandi numeri.

– Quali sono i motivi per i quali un turista “deve” venire da noi?
Innanzitutto per curiosità: questa è una terra preziosa, piena di tesori nascosti da scoprire lentamente, ad esempio con i molti cammini che l’attraversano. L’Alto Piemonte offre una vacanza slow, dove ci si può immergere nella natura, riflettere e ritrovare se stessi, godendosi una pausa in un ambiente non travolto dalle mode turistiche.
Qui si può tornare indietro nel tempo, ai ricordi della Belle Epoque, ai Grand Tour sulle Alpi della nobiltà inglese. Le case e gli alberghi storici, i borghi e la cucina di un tempo ci richiamano alle radici e all’infanzia.
Ma l’Alto Piemonte è soprattutto un territorio accessibile, per la vicinanza ai grandi centri del Nord d’Italia, per le tradizionali relazioni di comunità che ha mantenuto, per l’essere sempre terra di transito e d’incontro di genti che hanno gettato le basi di una cultura dell’accoglienza ancora in parte contenuta, ma che non chiede altro che di potersi esprimere.
Questo non vale solo per l’interland torinese e milanese, ma anche per altri mercati, come quello d’oltralpe svizzero-tedesco, rappresentando una meta turistica vicina, pulita, sicura e bella.

– In conclusione?
Dai laghi alle colline, dalle vette alle alte vie, dai Sacri Monti ai borghi caratteristici, alle eccellenze nei prodotti industriali, artigianali ed eno-gastronomici, l’Alto Piemonte è un territorio particolarmente prezioso e genuino, in grado di diventare lo spazio più ambito per gli intenditori della maestria italiana in ogni campo.

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