Lavori… quasi forzati. Passate idee e scherzi a parte

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La pagina della settimana scorsa, relativa ai lavori di pulizia fuori casa, ha suscitato interesse e molti commenti anche in internet. Per questo ho pensato che fosse ora di fare un po’ d’ordine nei vecchi cassetti e nelle scatole d’archivio dello studio.
In pratica è venuto fuori mezzo secolo di storia biellese, a partire dai lavori degli anni Settanta in tipografia, fino ad arrivare all’attuale impegno nella promozione del territorio, passando per la grafica pubblicitaria, le serate di proiezione, i libri, gli articoli su giornali e riviste.

Adesivi a scrocco
Ho una collezione di lavori grafici degli anni Settanta davvero divertente, legata alle balere che frequentavo in quel periodo. Per non pagare l’entrata o per avere particolari condizioni, proponevo adesivi promozionali regalando l’idea e stampando poi le etichette.
Succedeva per le Carceri di Crocemosso, per il Faro di Brusnengo, per la discoteca Melody Maker a Biella, per il Mack 2000 di Strona con un Charlot pensieroso, per la Bara di Ponzone, “un posto dove prima o poi…”. Per la famosa – a quel tempo – Pipa di Prato Sesia avevo disegnato una creatura inquietante, contrapponendo la grafica del nome.
E poi il CiRiManGu (male) circolo ricreativo del mancato guadagno, OndaNordRadio e Radio Gigonda in concorrenza a Ponzone, il “senonmitrovisonoaCamandona” di buona memoria e per finire la grande squadra di pallavolo dei Blower Mosso, andata in tournée anche a Rovasenda…

Questione di austerity
Di cose curiose ne ho recuperate tante, molte delle quali prendono una strana valenza, se rapportate alle vicende attuali. A cominciare dalle domeniche di austerity vissute nell’inverno 1973-74, durante il quale molti governi occidentali emanarono disposizioni volte al drastico contenimento del consumo energetico, a causa di una crisi petrolifera. Non si poteva circolare in auto e si inventavano manifestazioni in tema. Come al solito la nostra borgata di Marchetto si distinse con un carro di carnevale dedicato al “superbuskmarket”, ovvero un supermercato viaggiante che distribuiva le “tappe” di legno griffate, con tanto di etichetta relativa al tipo di legno, dove veniva coltivato e l’annata di taglio, come fossero bottiglie pregiate. Il faggio valeva quanto il Bramaterra, il frassino era come la barbera e la betulla passava, al camino, per un bianco frizzante. Seguiva il carro un disperato emiro, impersonato da Orazio Garbella, che cercava inutilmente di piazzare taniche di benzina, con tanto di concubine velate in nero.

Questione di privacy
Tra le diapositive di quegli anni ho ritrovato l’immagine del gennaio 1979 del presepe a grandezza naturale di Tesero (Tn), dal quale avevamo preso spunto per fare, l’anno successivo, il primo Presepe Gigante di Marchetto.
Restando nel mio paese, ecco saltar fuori la vista aerea della piazza di Mosso, fatta a disegno e poi rielaborata a cuore nel 1982 come simbolo della nuova Pro Loco di Mosso. Da questo primo logo, Enrica Rolando farà un restyling molto carino nel 2013, in occasione del trentennale.
Interessante una “lettera al direttore” di un giornale biellese, credo nel 1995, che lamentava di non voler targare la sua nuova auto con il BI della provincia di Biella, in quanto non voleva far sapere la sua provenienza. Esattamente come quelli che oggi non vogliono saperne di applicazioni digitali in grado di tracciare l’evoluzione epidemica, che io ritengo invece il sistema più efficace per garantirci una ripartenza in sicurezza. A mio parere, chi fa oggi questa obiezione dovrebbe, per coerenza, rinunciare al codice fiscale, alle carte di credito, al telepass e non so quanti altri sistemi di tracciatura.

L’oro del Sesia
Un discorso a parte meritano gli scherzi, rimasti per anni in un dossier segreto per non avere conseguenze. Ma oramai sono caduti in prescrizione, penso di poterne parlare con tranquillità.
Nel 1970 taroccai in tipografia una carta da lettera del Ministero degli Interni, con tanto di sigillo di Stato, che invitava un paio di amici miei a recarsi agli uffici del Magistrato del Po a Vercelli (allora sede di provincia), piazza Zumaglini. La lettera affermava che – a causa dell’alluvione del 1968 – le frane avevano fatto riaffiorare un filone d’oro nei prati di loro proprietà vicino ai torrenti Venalba e Caramezzana, a Mosso. E che le pagliuzze erano arrivate al Sesia. Per cui si chiedeva loro di recuperare il materiale aurifero disperso e di provvedere alla coltivazione della miniera, pena l’esproprio dei terreni.

Il tesoro di Dolcino
Venuto casualmente in possesso di un documento di fine Ottocento che elencava, con tanto di mappa, i luoghi teatro della vicenda dolciniana nel Biellese orientale, tra il 1306 e il 1307, mi venne il ghiribizzo di taroccarlo. Il documento, così modificato, indicava in modo preciso il luogo dove trovare “li ori da lo stesso Dolcino nascosti, e mai cercati, il luogo inioto, da alcuno de’ suoi detto di Oro di Prato Febbraio, venti e cinque passi a levante dello stesso…”.
La mappa viene presa per buona, pubblicata sui giornali locali e alcune persone, armate di metal detector, andarono nei pressi della cascina indicata, ma purtroppo senza fortuna. Alcuni storici biellesi citarono il fatto, ma prendendo cautamente le distanze, intuendo la fake news, si direbbe oggi. Il 1° aprile del 1996, con un’intervista al sottoscritto intitolata Il burlone pentito, Carlo Caselli su “Eco di Biella” svelò la burla.

La diga di Ponzone
La storia è un po’ lunga ma cercherò di stringere per non perdere del tutto quel poco di stima che ho ancora dai miei lettori. Esiste nel Delfinato francese un lago chiamato Serre Ponçon, formato da una grande diga, dove Ponçon si può tradurre Ponzone. Passando da quelle parti negli anni Novanta e giocando a parole con mio figlio bambino, venne fuori la similitudine con il nostro Ponzone Biellese. Per cui ci inventammo una diga anche qui, una grande barriera all’uscita della valle dell’omonimo torrente, verso Pray Biellese. Un lago che avrebbe risolto tutti i problemi di quella Valle Fredda, delle abitazioni senza sole, delle fabbriche inquinanti. Con le case rifatte au bord du lac, le imprese riunite e depurate, con le acque in caduta a fare energia. Insomma un progetto, chiamato Serre Ponçon 2, di grande valore economico, ambientale e turistico.
Il progetto crebbe con i contributi di amici compiacenti, da Massimo Biasetti a Eddy Fauda. Perfino Giovanni Vachino, che pure avrebbe avuto la Fabbrica della Ruota in fondo al lago, era d’accordo.
Già perché, come diceva il progettista della diga francese, l’ing. Poissons, les Italiens hanno fatto Abu Simbel, possono spostare anche la Ruota!
Il progetto venne pubblicato in un concorso di idee e presentato anche al Rotary Club di Valle Mosso, complice l’allora presidente Domenico Calvelli. Qualcuno ci credette, tentando una speculazione immobiliare, e dovemmo rinunciare. Peccato.

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