Monferrato, Astigiano e Alessandrino. Un gelato al cocco a… Cocconato

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Il mondo è bello perché è vario, dice qualcuno, e non posso che confermare. Abituati come siamo a confrontarci nel Biellese con paesaggi piacevoli ma aspri, con profili talvolta introversi come il carattere di molti degli abitanti, ecco che a meno di un’ora di strada abbiamo scenari completamente diversi, con tavolozze di colori che variano dai diversi toni del verde all’ocra carico, dall’odore della terra appena rivoltata, dalle fila ordinatissime del granturco appena spuntato. E tutti i paesi a cucuzzolo di un colle, con tanto di castello in alto. E le cascine disperse, a presidiare un territorio agricolo che ancora è amato, con fatica, da tanta gente. Sono nel Monferrato per alcune verifiche sul percorso da Torino a Superga, a Crea e a Casale, per chiudere un capitolo del libro sui cammini storici del Piemonte, che uscirà a fine marzo. Sempre nell’ultima domenica di questo mese mi ritroverò a camminare nelle colline astigiane e alessandrine, tra Montemagno Monferrato e Fubine, per Golosaria, l’evento dedicato ai sapori del Monferrato, organizzato dal giornalista Paolo Massobrio.

Casale Monferrato
E’ il secondo comune della provincia di Alessandria per numero di abitanti, oltre 33.000, e deve le sue fortune alla strategica posizione geografica. La città si trova al centro orientale del Piemonte, sulle rive del fiume Po. Verso Est si va a Milano e Pavia, a Nord verso i laghi e l’oltralpe, a Sud verso Genova e i mari. La sua storia importante è ben rappresentata dal Duomo di Sant’Evasio, una delle più belle e interessanti cattedrali in stile romanico lombardo del Nord Italia. Se ne hanno notizie già prima dell’anno Mille e venne consacrato nel 1108 da papa Pasquale II. Abbiamo ammirato la bella e cromatica facciata a capanna, incorniciata dai due campanili laterali, ma soprattutto il monumentale nartece d’entrata e le cinque navate del magnifico interno, separate da grandi colonne. Casale è conosciuta a livello internazionale per la produzione del cemento, un settore che lega alla terra una popolazione attiva e intraprendente, ma ha avuto nella dolorosa vicenda Eternit un riscontro che davvero non si meritava.

Ozzano
Si lascia Casale andando verso ponente con un percorso alto sui rilievi che scendono al Po. La strada con l’auto è una curva dopo l’altra, ma è bellissima: ad ogni svolta si spalancano scenari da cartolina e dalle finestre che si aprono a caso verso nord – tra una collina e l’altra – si colgono visioni verso la pianura e verso le Alpi poco innevate, con il Monte Rosa a fare da protagonista. E quando meno te l’aspetti, ti appare un insieme di case che avvolgono un poggio, e sopra un castello e un campanile. Il nucleo storico di Ozzano si estende sul versante assolato della collina, ai piedi dell’antico maniero e della Chiesa parrocchiale di San Salvatore. Il borgo ha mantenuto notevoli caratteristiche storico-culturali, tanto da essere considerato come uno dei paesi artisticamente e architettonicamente più ricchi dell’intero territorio del Monferrato casalese. Case e ville hanno splendidi giardini, ma più che alberi ornamentali si vedono frutteti e orti ordinati. Rilevante è anche la presenza di emergenze di archeologia industriale che si incontrano proprio sul cammino tra Crea e Casale, legate alla produzione del cemento.

Camino
L’itinerario prosegue lasciando a sinistra l’elevazione sulla quale sorge il Sacro Monte di Crea e, sulle tracce del percorso tra lo stesso santuario e Trino Vercellese, si incontra Camino. La sua posizione è spettacolare, esaltata dallo scenografico castello, considerato uno dei più belli e meglio conservati dell’intero Piemonte, ben visibile anche dalla pianura vercellese. La chiesa di San Gottardo è situata un centinaio di metri a sud del castello, ed è importante per i suoi contenuti artistici; al suo interno possono vedere interessanti affreschi del ‘400 e dell’inizio del secolo successivo.

Terra d’anima
Da Camino raggiungo Murisengo per iniziare un tratto a piedi verso Cocconato. I due paesi formano la quarta tappa del Cammino delle Colline del Po, che da Torino arriva a Casale. Sono meno di dodici chilometri di percorso, in buona parte nella dolce valletta del rio Stura, seguendo stradine sterrate che affiancano campi arati da poco, con una terra ricca e scura dall’odore forte, vogliosa di accogliere i semi di non so cosa. Da altre parti i semi hanno già fatto il loro primo lavoro e quattro dita di piantine verdi sono già spuntate in precise fila, distanti una spanna. Qualche quercia solitaria o un boschetto di roveri interrompono questa magnifica sequenza, ma il cammino di un paio d’ore in questo paesaggio è davvero un ristoro per l’anima.

Cocconato
Questo paese di 1500 anime si trova nella parte più settentrionale del Basso Monferrato, a quasi 500 metri di altitudine, al centro di un paesaggio rigoglioso al punto di meritarsi il soprannome di “Riviera del Monferrato” e la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Arrivati accaldati per la salita e vedendo in piazza molte persone intente a gustarsi un gelato decidiamo di concederci il primo cono di stagione. A Cocconato la gelateria non poteva non chiamarsi Coccogel e io non potevo non aggiungere il cocco al variegato all’amarena. Chiedo al gelataio “il cocco da dove arriva?” “Dalle piante qui dietro, siamo in riviera…”.  Ritorniamo verso Murisengo con un percorso diverso ma altrettanto piacevole, meno di campagna ma tra tranquille borgate con poche case, sempre sull’alto della dorsale collinare. La temperatura marzolina è gradevole, ancora rigida all’ombra ma sudevole nelle brevi rampe al sole.

L’ora sui muri
Tuffo, Sant’Anna, Cortagneto e Corziagno sono frazioni di Montiglio Monferrato. Il paese non si vede, ma s’intuisce dall’altra parte della solita collina che lo ospita, dalla quale spunta la torre dell’immancabile castello. Ma si vedono, anche nelle case che incontriamo, gli orologi solari per i quali Montiglio è famoso. Di meridiane dipinte sui muri di case private, delle chiese o dei ristoranti, ce ne sono oltre cento. Alcune sono variopinte, classiche, altre sono monocrome, moderne e lineari. Ma in ogni caso marcano il tempo se c’è il sole e a tutte le ore dispensano frammenti di saggezza: “la vita fugge e non s’arresta un’ora”, “Beli e bruti a paso tuti” e così via. Quando sono in giro a documentare cammini, nelle fotografie cerco sempre di avere qualche soggetto sul sentiero. Di solito sono gli amici che mi accompagnano e, più spesso, la gentile consorte fin quando avrà la bontà di seguirmi. Ma oggi sono fortunato, troppa grazia! Incontro per caso gli amici di Cammini DiVini di Casale Monferrato, guidati da Augusto Cavallo. Sono in 250 e per un pezzo facciamo la stessa strada. Li saluto alla grande quercia, poco prima di Murisengo, io ho chiuso l’anello. Gran bel giro!

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