Monte Bianco. Ad un passo dal cielo: lo skyway

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Avrei voluto andarci a pochi giorni dall’inaugurazione, nel 2015. E per un paio di volte ero stato a Courmayeur, armato di buone intenzioni. Vuoi per il brutto tempo, vuoi per altri motivi, ma il mio viaggio verso il cielo con lo Skyway, la modernissima funivia che raggiunge i 3466 metri della Punta Helbronner sul Monte Bianco, lo devo ancora fare.
Confesso, mi è anche passata un po’ la voglia. Di solito cerco di stupire i miei lettori con luoghi poco conosciuti, con piccole chicche nascoste in qualche valle sperduta. D’altra parte, su quella punta e su quel ghiacciaio che la circonda ci sono già stato una decina di volte nello scorso millennio, quasi tutte per godermi la discesa con gli sci della Mer de Glace, la fantastica pista tra le vette che scende per la Vallée Blanche. Ho anche fatto la traversata in cordata per raggiungere l’Aiguille du Midi, 3842 m, mio personale record d’altitudine in montagna.

Al Pavillon du Mont Fréty
Ammetto inoltre che le “dentate e scintillanti vette” che ha visto Carducci sulle Alpi non sono più tali, e mi stringe il cuore vedere rocce grigie e pericolosi crepacci dove un tempo vi erano “ghiacci immani” e bianche distese. Così, come faccio ogni tanto, sono stato sul Monte Bianco con gli occhi, o meglio con le foto di un altro, in questo caso fatte da mio nipote Lorenzo, salito sulla più bella funivia del mondo giusto la settimana scorsa e per di più – invidia, invidia – in una bellissima giornata.
La stazione di partenza, posta poco a valle dell’ingresso del tunnel del Monte Bianco, si raggiunge direttamente con l’autostrada che risale tutta la Valle d’Aosta. E’ una imponente e moderna costruzione che si trova in località Pontal di Entreves, subito oltre Courmayeur.
La prima tratta funiviaria porta in poco più di 4 minuti fino alla stazione intermedia del Pavillon du Mont Fréty, a 2173 m, superando un dislivello di 866 metri.
A fronte di un panorama che comincia ad essere entusiasmante, al Pavillon si trova un ristorante, una sala conferenze, un’area shopping e la curiosa esposizione dei più alti spumanti d’Europa, prodotti nei vigneti valdostani di Morgex e La Salle e portati in alta quota per la spumantizzazione. A fianco della stazione si può visitare in estate il Giardino Alpino Saussurea, divertirsi in un parco giochi per bambini e si può fare una escursione con un sentiero che si avvicina al ghiacciaio della Brenva.

Il sogno di Lora Totino
Sempre al Pavillon, nella stazione dismessa della vecchia funivia, nel 2019 è stata realizzata una esposizione dedicata alla storia della funivia. E’ una vicenda che riguarda molto da vicino il Biellese, in quanto si racconta la straordinaria “follia” dell’ingegner Dino Lora Torino.
Nato a Pray Biellese nel 1900 da una famiglia di imprenditori tessili, dopo la laurea si lascia affascinare dal prodigio di altri fili, non di lana ma di acciaio. Così, già nel 1932 progetta la funivia del Plateau Rosà a Cervinia e, non contento, viene a Courmayeur e ottiene nel 1940 i permessi per costruire il primo tratto fino al Pavillon. La guerra porta all’interruzione dell’opera che verrà completata nel 1947 con l’arrivo al Rifugio Torino e a Punta Helbronner.
Ma Lora Totino continua nella sua visionaria conquista del Monte Bianco, per fare in modo che tutti possano godere dello spettacolo del più alto massiccio delle Alpi. Così si adopera anche nella realizzazione della funivia francese che va da Chamonix all’Aiguille du Midi e poi nel collegare i due luoghi alti con le navicelle che attraversano la Vallée Blanche, tratto funiviario di incredibile difficoltà, inaugurato nel 1958.
Ma il sogno di unire due nazioni che fino a pochi anni prima si facevano la guerra non finisce qui. E’ di Lora Totino anche l’idea del tunnel sotto il Monte Bianco, da lui iniziato con pochi mezzi (e senza autorizzazioni…) già nel 1946 e completato nel 1965 dalla società italo-francese che – grazie alla sua “provocazione” – si era costituita nel 1949.

Un punto d’incontro
Il secondo tratto della Skyway porta in cinque minuti dal Pavillon alla Punta Helbronner, con le cabine rotanti che superano un vertiginoso dislivello di oltre 1200 metri. All’arrivo si può salire alla terrazza superiore per ammirare da vicino le vette del Monte Bianco e del Dente del Gigante, la cresta di Peuterey e il grandioso circo glaciale della Brenva. Le tavole panoramiche aiutano a capire quello che si vede: le Aiguilles di Chamonix, i Drus, l’Aiguille Verte, les Grandes Jorasses, e in lontananza il Cervino, il Monte Rosa e il Gran Paradiso. Splendida anche la vista sulla Val Veny e sulla Val Ferret, su Courmayeur e l’alta Valle d’Aosta. All’interno della stazione, oltre al bar ristorante, non perdetevi la magnifica esposizione di cristalli.
Il biglietto è costoso, ma lo spettacolo ripaga ampiamente. In molti hanno definito l’opera come l’ottava meraviglia del mondo; altri, anche con buone ragioni, affermano che la struttura è troppo impattante e ha ferito la montagna. Io penso che sia un bilanciato punto d’incontro tra il genio umano e lo spettacolo della natura.

IL RIFUGIO DEL GOURMET
Alpe Rebelle Ristorante di montagna Loc. Chez-Chenoux,1 Bionaz – Valpelline (Ao) tel. 0165 730941 – 347 0330713

Rifugio, ristorante o B&B? Dopo averlo provato la definizione più adeguata ci sembra essere ristorante gourmet di alta montagna con alloggio, gestito da valligiani esperti di cucina, di montagna e di rifugi. Infatti i due titolari, Ilenia e Daniele, compagni di vita con comuni passioni sportive a livello agonistico, maestri di sci oltre che di scuola primaria, gestori di un rifugio per circa 15 anni, condividono anche la passione per la ristorazione e per i prodotti della loro terra. E quindi la definizione di cui sopra ci pare proprio quella giusta. Ci troviamo in un’oasi di pace posta a 1700 metri di altitudine in cui rilassarsi prendendo un aperitivo su una terrazza naturale con vista su Bionaz e sulla valle sottostante. Qui si può pernottare in una delle 6 camere con 12 posti letto – che hanno i nomi di alcune montagne e degli alpinisti che per primi le hanno scalate – per partire al mattino presto per un’escursione di un paio d’ore al rifugio Crête Sèche, posto a 2410 metri di altitudine. Il luogo è adatto anche per i bambini che si possono divertire nel Rebel Park, un parco avventura nato per insegnare ai giovani a conoscere e ad amare la montagna. Alpe Rebelle può essere la base anche solo per fare, come noi, una camminata di circa un’ora sulla strada poderale per raggiungere l’alpeggio di Gran Ron, da cui si gode la vista della Valpelline e delle montagne che fanno da corona ad essa. E dopo questa bella passeggiata cosa chiedere di meglio che sedersi a tavola ad apprezzare i prodotti del territorio?  Da un vasto menu abbiamo scelto, per iniziare, un piatto di antipasti misti (parmigiana di melanzane, peperoni in bagna cauda, ricotta al timo, insalata romana con mandorle e uvetta) e un’assiette di salumi e formaggi con castagne caramellate; a seguire abbiamo gustato un risotto con vino Torrette e toma di Bionaz su crostino di parmigiano, un risotto con zucca e salsiccia, un filetto di maialino alla birra con patate e coste dell’orto saltate in padella e, infine, una lingua di maiale con pomodorini, cipolle e  olive. Interessanti i dolci, che in questo caso non abbiamo assaggiato: crostata di fichi e di mele, panna cotta, tirami su e gelati ai vari gusti. Con una bottiglia di Torrette superiore della Cave des Onze Communes, acqua e caffè abbiamo speso 25 euro a testa.

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