Mortigliengo. Lo splendido anello di Mezzana

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Una tradizione storica vuole che il termine Mortigliengo derivi dai caduti di una famosa e antica battaglia, quella dei Campi Raudi, vinta dai Romani sui Cimbri nel 101 a.C. Alcuni studiosi avevano collocato “a nord di Vercelli” il luogo dello scontro, ma altre fonti portano altrove questo malaugurato riferimento.
Ma c’è una curiosa e divertente situazione che potrebbe dare ragione ai primi: se osservate il territorio di Mezzana Mortigliengo in una foto satellitare, il nucleo centrale del paese sembra assumere un fantasioso e divertente aspetto, come due guerrieri antichi che si affrontano in lotta.
Quando l’ho detto al sindaco Serafia mi ha simpaticamente chiesto “cosa avevo bevuto…”, ma poi si è divertito con me ad immaginare le due figure che tentano una mossa, con i loro corpi formati dalle case di Mondalforno, Chiesa, Cereie e Sola, allineate lungo le strade frazionali.
Il guerriero di destra sembra avere la meglio nel tentare una presa bassa (le tre dita formate dalla pista del centro sportivo), mentre l’altro ha già un piede… nella fossa, cioè nel cimitero!

Un itinerario “lento”
Spero perdonerete le mie fantasie, ma in questi tempi un po’ di ironia non guasta. La realtà è che il territorio di Mezzana Mortigliengo merita di essere valorizzato con un itinerario che permetta di comprendere, proprio grazie alla lentezza del procedere, la particolare caratteristica di un territorio così ricco di valenze paesaggistiche, storiche e artistiche.
Mezzana – come dice il suo nome – si trova in pratica nel mezzo di una dolce conca, circondata da una corona verde di colline boscose, dove piccoli borghi si sono insediati in modo spontaneo, probabilmente dove c’era una sorgente, dove passava una antica strada o dove erano presenti aree di pascolo, ora meno evidenti.
Al centro è stata recentemente valorizzata una bella area ricreativa, con strutture sportive, un laghetto, una piazzola per l’elisoccorso e un circolo con ristorante che di fatto funziona come punto di informazione turistica, grazie alla cortesia e alla competenza delle persone che lo gestiscono.

Un teatro futurista
Dal centro sportivo, alzando lo sguardo verso ponente, si è subito attratti dalla presenza della chiesa parrocchiale e dall’elegante campanile di origine romanica. E’ questa in pratica la prima tappa del nostro giro, che ci permette di ammirare la chiesa parrocchiale dedicata a S. Bartolomeo, della quale si hanno notizie fin dalla fine del XIII secolo e più volte rimaneggiata.
La chiesa è collegata al palazzo nobiliare che fu nel Seicento dimora dei nobili Wicardel de Fleury, titolari per un solo secolo del Marchesato di Mortigliengo e Trivero, poi soppresso dai Savoia.
Dalla parte opposta ci attira una particolare costruzione, dalle linee moderne e classiche al contempo. E’ l’esterno del cine-teatro Angelus, costruito verso la fine degli anni ’40 su disegno di Nicola Mosso, un architetto futurista che ha lasciato altri segni importanti nel Biellese e in Piemonte.
Sul tratto pianeggiante di strada dove si affacciano la chiesa, il palazzo nobiliare e il cine-teatro verrà tracciato il percorso di Salute in Cammino, il programma di benessere sociale voluto dall’ASL di Biella e già attivo in oltre trenta comuni biellesi.

Il cine-teatro Angelus.

San Rocco
Il nostro giro prosegue dalla frazione Chiesa verso la frazione Mondalforno, tra belle case in posizione aperta e soleggiata. In alto è già ben visibile la chiesetta di S. Rocco, in vetta al colle. Si può raggiungere con un sentiero recentemente risistemato che supera in mezz’ora un dislivello di poco più di 100 metri.
S. Rocco è l’oratorio più antico ma è anche il più interessante di Mezzana. Qui si trova un’area per picnic, aperta verso Nord-Ovest a dominare il Biellese orientale.
All’interno della chiesa fa bella mostra un ciclo di affreschi cinquecenteschi, nell’abside e nella parete a destra. Sono attribuiti al pittore Daniele De Bosis di Novara e raffigurano una Madonna, il Cristo e alcuni santi.
Lasciamo S. Rocco e ci dirigiamo verso la vicina frazione Montaldo, dove giriamo a destra per le frazioni Ubertino e Bonda. La strada è piacevole e in pochi minuti siamo a Ubertino, dove la strada si fa stretta dietro le case, vicine quasi a farsi coraggio. Oltre, la strada prende a scendere e subito si arriva a Bonda.

San Rocco.

BondArte
Chi non conosce BondArte avrà un sussulto nel trovarsi improvvisamente al cospetto di uno dei più interessanti “paesi dipinti” d’Italia.  La storia di questo borgo, composto da non più di una ventina di case raccolte in tre fila, è tutta nell’intuizione e nella sensibilità pittorica di Celso Tempia, artista che vi nacque nel 1907.
Nel 1954, sui muri della casa paterna, dipinse una prima Madonna, poi nel 1967, con l’intento di preservarne la memoria, riprodusse in affresco la Vergine che Daniele De Bosis aveva dipinto a S. Rocco.
Un altro pittore biellese, Gastone Cecconello, arrivò a Bonda nel 1986 e, coinvolgendo tanti amici artisti, fece in modo di moltiplicare le opere. Non solo dipinti, ma sculture, bassorilievi, installazioni. Ora sono oltre cento le espressioni di creatività varia che questo luogo straordinario offre al visitatore.
Fermatevi ad osservare i particolari, leggete i titoli e i nomi degli abitanti accanto all’uscio delle case, guardate la natura intorno che diventa a sua volta opera d’arte, come il grande fico della piazzetta più lontana o le fioriture di questa anticipata e triste primavera. Abbiamo bisogno di bellezza e poesia. Qui la trovate ancora.

BondArte.

Verso Soprana
Lasciare Bonda non è facile, vien voglia di restarci, ma altre sorprese ci attendono. A levante delle case, dove si trova il lavatoio con una bella opera dell’amico Epifanio Pozzato, parte un sentiero segnalato che indica l’ex Mulino Susta di Soprana e il Museo Laboratorio di frazione Mino. Dopo qualche minuto di percorso pianeggiante, il sentiero si sdoppia: a destra è indicato Mino, a sinistra l’ex mulino. E’ questo uno dei raccordi che permette all’anello di Mezzana di collegarsi con i percorsi dei paesi vicini, in questo caso Soprana. Se si continua in questa direzione, in una ventina di minuti di discesa, a tratti ripida, si arriva al grandioso complesso che un tempo ospitava il mulino e il maceratoio della canapa. Un perfetto recupero ha restituito alla comunità l’edificio e i suoi contenuti storici, ora a disposizione del pubblico come ecomuseo.

L’olio di noci
Con la stessa finalità è stato recuperato l’antico stabile che in frazione Mino ospita il Museo Laboratorio del Mortigliengo, realizzato grazie al progetto e alla collaborazione del DocBi, e con il contributo di istituzioni locali, fondazioni, associazioni e volontari. In una bella casa di fine Settecento, dai caratteristici ballatoi in legno, sono state riproposte alcune delle attività rurali presenti nel Biellese orientale, in particolare nel Mortigliengo.
Lo scopo è quello di conservare e tramandare il “saper fare” di un tempo, ad esempio per la produzione dell’aceto di mele, della lavorazione della canapa, della coltivazione e utilizzo del castagno e dei suoi frutti. Particolare è la possibilità di produrre l’olio di noci, attività più volte riproposta con successo.
Grazie anche alla bellezza antica che caratterizza tutta la frazione, il Museo di Mino è davvero un fiore all’occhiello del territorio mezzanese, in grado di attrarre visitatori anche da lontano, magari con l’organizzazione di eventi che coinvolgano BondArte e gli altri luoghi d’interesse.
L’anello di Mezzana si chiude facilmente scendendo verso frazione Fangazio e trovando la strada che arriva da Soprana. Basterà risalire di poco e raggiungere la frazione dove si trova il Municipio per chiudere il percorso, ritrovando il Circolo e il centro sportivo da dove eravamo partiti.

Il museo laboratorio del Mortigliengo in frazione Mino.
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