Parchi biellesi. L’incredibile storia della Bessa

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Più di duemila anni fa era una piccola parte della più grande miniera d’oro del mondo, poi è stata cava per materiale edile e ora è uno spazio aperto e ritrovato, perfetto per ritemprare lo spirito guardandosi attorno. Le dolci e inaspettate linee dell’ex cava Barbera di Cerrione saranno una sorpresa per quanti parteciperanno domenica 15 settembre alla “Camminata nella Bessa sul sentiero delle fate” organizzata dalla Pro Loco e dal Comune di Cerrione, con il patrocinio dell’Ente delle Aree Protette del Ticino e Lago Maggiore, del Comitato Provinciale dell’Unpli e di Slowland Piemonte.

L’immane lavoro del ghiacciaio
Se fosse da qualunque altra parte, un sito archeologico come quello della Bessa – prima come miniera e ora come la rovina più estesa dell’impero romano – sarebbe sicuramente tutelato come Patrimonio Unesco. Ma per poter apprezzare quello che domenica andremo a vedere occorre però conoscerne la sua straordinaria vicenda.
La storia della Bessa è tutto un susseguirsi, davvero incredibili, di una serie di interventi della natura alla quale si sono alternate le opere dell’uomo. Il tutto a partire da un milione di anni fa.
A quel tempo, già con le Alpi formate, la Dora Baltea usciva come oggi dalle ultime chiuse valdostane, allargandosi nella pianura piemontese e raccogliendo anche le acque che scendevano dal Mombarone: la Viona, l’Olobbia e l’Elvo.
Poi nel Pleistocene arriva la prima grandiosa glaciazione e il ghiacciaio balteo, fuori dalla Valle d’Aosta, comincia a modellare i depositi che andranno a creare l’anfiteatro morenico. Sulla sua sinistra, tra quello che ora è l’Eporediese e il Biellese, nasce la Serra d’Ivrea.

Arrivano i Romani
Quella che viene descritta come la più grande morena d’Europa, si forma con le rocce e le sabbia delle montagne valdostane trasportate dal ghiacciaio. Sono depositi ricchi di materiale aurifero, che vanno a posizionarsi in particolare nella zona ora occupata dalla Bessa.
Quest’opera immane della natura si conclude nel recente Quaternario, circa 10.000 anni fa, e causa anche la deviazione verso est dei corsi d’acqua del Mombarone.
Quando i Romani giungono dalle nostre parti, tra il II e il I secolo a.C., si accorgono della presenza dell’oro, probabilmente perché i Salassi – il popolo che occupava il territorio del nord-ovest italiano – avevano già iniziato, in una forma che potremmo definire artigianale, la coltivazione a cielo aperto del giacimento, esteso da Mongrando a Cerrione per 7 km di lunghezza e per 1,5 km di larghezza media.
Lo sfruttamento dei Romani sarà invece intensivo e organizzato in modo sistematico, arrivando ad occupare contemporaneamente fino a 5000 lavoratori. Ma probabilmente anche di più, il dato si ricava da una “lex censoria” che appunto vietava, per ordine pubblico, di impegnarne in numero maggiore. Erano questi i Vittimuli, piccola etnia utilizzata dai Romani in forma di schiavitù, che abitava a quel tempo l’area del Biellese verso il lago di Viverone, con un centro maggiore nella zona di Salussola, da dove in giornata si poteva raggiungere facilmente la Bessa.

La tecnica di escavazione
Il lavoro di escavazione dell’oro consisteva principalmente nella separazione delle sabbie che lo contenevano, in forma di pagliuzze, dalle rocce e dai massi che formavano le vallette moreniche.
Le pietre venivano ammucchiate in tronche piramidi che potevano raggiungere anche molti metri di altezza, a formare cumuli ancora oggi ben percepibili, mentre le sabbie veniva portate verso la parte bassa, nella zona sud-est vicina al torrente Elvo. Qui venivano lavate in appositi canali dove scorreva l’acqua deviata appositamente. Questi canali d’adduzione, che dovevano essere centinaia, erano costruiti molto bene e nella ex Cava Barbera ne è visibile uno che è stato recuperato con uno scavo archeologico e protetto con una struttura a capannone aperto.
All’interno l’acqua scorreva tra sponde rivestite in legno e le pagliuzze d’oro, più pesanti degli altri materiali sabbiosi, si fermavano contro dei blocchi di legno trasversali e in questo modo recuperate.
Lo sfruttamento del giacimento aurifero della Bessa termina dopo circa un centinaio di anni, durante il I secolo a.C., probabilmente per un suo esaurimento, e per la presenza in Spagna di altre miniere nel frattempo raggiunte dall’occupazione romana.

Torna la natura
Nella storia della Bessa seguono due millenni dove la natura trova il modo di riprendersi in parte lo spazio sottratto, andando progressivamente ad occupare le vallette tra i cumuli con una vegetazione spontanea che ha comunque chiuso gli antichi passaggi. Con la Riserva Naturale Speciale della Bessa, istituita nel 1985 dalla Regione Piemonte, si è messo mano al recupero degli itinerari, realizzando anche il Centro Visite di Vermogno. Ora sono cinque i percorsi segnalati e attrezzati.
Nella passeggiata di domenica 15 settembre, con ritrovo in piazza Chiarletti a Cerrione per le ore 9 e partenza alle 9,30, dopo il passaggio alla chiesetta di San Grato, ci sarà la sosta all’antico canale di lavaggio presso l’ex Cava Barbera.
Qui, nel grande spazio ad anfiteatro aperto ripristinato negli anni Novanta, è possibile immaginare come poteva essere la Bessa prima dell’arrivo dei Romani. Ed è singolare pensare che questo luogo, ora rinaturalizzato, sia in realtà il frutto di un’ultima e artificiale trasformazione dell’uomo.

Un fascino particolare
Ma ben diversa è l’emozione che si proverà subito dopo, entrando nell’ombra dei percorsi interni alla Bessa. I grandi cumuli ci circondano, talvolta in forme di tozze piramidi o di scomposte muraglie. Il lavoro del tempo e i sedimenti hanno creato sentieri tra la vegetazione, molte pietre si sono ricoperte di muschi, altre distese di ciottoli si sono interrate. I colori del primo autunno delle foglie creano variopinte tavolozze che cambiano ogni stagione, si sentono movimenti di serpi ed animali, ma non si vedono. E’ un fascino particolarissimo, che potrà non piacere a qualcuno ma che entusiasma altri, davvero un’emozione da provare.
In questo modo si attraverserà tutta la parte sud del parco, per raggiungere dalla parte opposta l’area attrezzata della Fontana del Buchin, dove verrà organizzato il ristoro con prodotti tipici. Nel ritorno verso Cerrione si passerà dall’area del Castello, per concludersi in piazza Chiarletti dove è prevista una merenda finale e la presentazione dei percorsi.
La manifestazione si inserisce appunto nel quadro delle iniziative che il Comune di Cerrione sta mettendo in atto per la promozione del territorio comunale, con l’adesione al progetto “Salute in Cammino, 10.000 passi per stare bene” dell’ASL di Biella.
Per informazioni e prenotazioni della camminata, si può scrivere alla prolococerrione@libero.it o telefonare al n. 3474062175.

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