Parco Reda a Valle Mosso. Un parco da riscoprire e difendere

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La mia esortazione della settimana scorsa a tornare ad abbracciare gli alberi, o meglio a riscoprire il valore paesaggistico e culturale del nostro patrimonio vegetale, ha subito sortito molti effetti. C’è chi mi chiede la strada per raggiungere le piante indicate, altre persone mi segnalano alberi monumentali in ogni parte del Biellese e fuori.
Particolarmente significativa è stata la telefonata di Marco Carravieri in riferimento al Parco Emilio Reda di Valle Mosso. Marco, consultore di Valle Mosso per Valdilana, è il coordinatore di un gruppo di volontari che ha preso a cuore il recupero di questa area, grande più di un ettaro, nata come giardino privato nel 1938 e diventata pubblica nel 1977.

Un paesaggio unico
Sono molti i parchi e i giardini realizzati tra Ottocento e Novecento nel Biellese, quasi tutti per iniziativa dei nostri imprenditori tessili. Alcuni di questi parchi hanno assunto grande valore e sono ora a disposizione di tutti, a cominciare dalla Burcina dei Piacenza al Brich di Zumaglia dei Buratti, da Villa Bellia a Pettinengo all’opera di Zegna a Trivero.
Ma sono decine i giardini non meno interessanti che troviamo praticamente in ogni paese, a connotare un paesaggio già bello di suo e ancor più impreziosito da questi interventi. Tanto che di fatto non ce ne rendiamo conto. Ben vengano allora le iniziative, come quella di Valle Mosso, tese a riscoprire questi spazi per renderli godibili.
C’è a mio parere un elemento straordinario che accomuna i parchi e li rende unici, in particolare per quelli delle nostre vallate orientali: è il felicissimo collegamento che loro instaurano con il paesaggio locale, fatto di fabbriche, piccoli nuclei abitati, boschi e montagne. Tant’è che ogni immagine dei nostri parchi, come quella messa in testa a questa pagina, avrà sempre dentro un pezzo di monte e facilmente una ciminiera. Al punto da non esserci talvolta soluzione di continuità, come quando passo dai boschi della Brughiera alla conca dei rododendri in Panoramica.

I successori dei Reda
La storia di Valle Mosso è strettamente legata alle sue fabbriche. All’inizio saranno i Sella a far nascere i lanifici lungo lo Strona, con Pietro e la macchina vecchia al Batur nel 1817 e il fratello Giovan Battista, il senatore, alla macchina nuova a Campore nel 1835.
Nella seconda metà dello stesso secolo, i più bravi e intraprendenti tra i loro dipendenti sono in grado di mettersi in proprio. Sono i Garlanda, i Botto, i Simone e altri, tra i quali Carlo Reda. Il suo lanificio è del 1865 e la sua impresa diventa subito molto importante. Intanto il paese è diventato una cittadina operosa e sgomita, nella stretta valle, a trovare spazio per le case e per le fabbriche. A fine Ottocento Giovanni Reda trova il posto per costruire una grande villa padronale, in stretta relazione con lo stabilimento e ai piedi del ripido pendio che sale verso Croce Mosso.
Qui ci sarebbe posto per un giardino, ma la storia impone altre scelte e la fabbrica, con la villa, passa ai Botto Poala, successori dei Reda fin dal 1919. Sarà Albino, l’Albinet Botto Poala, con il fratello Francesco, a realizzare il parco.

Ricerca di bellezza
Giuseppe Roda (1866-1951) è stato uno dei più importanti architetti italiani del paesaggio. Progetta il giardino zoologico di Roma, il Parco Mazzini a Salsomaggiore Terme, il Monte dei Cappuccini a Torino. Nel Biellese progetta oltre venti giardini, tra i quali quello di Villa Poldina a Mosso.
Nel 1938 i Botto Poala incaricano Roda di studiare un parco nell’area a forte pendenza a levante della villa, oltre la strada pedonale che sale alle borgate alte del paese. Nel disegno progettuale, ritrovato all’Archivio di Stato di Torino, si nota come Roda sia riuscito ad impreziosire il pendio con percorsi sinuosi, lasciando ampie radure prative e mettendo masse arbustive agli incroci. Le stradine in lieve ascesa sono collegate da una serie di scalette a serpentina che permettono di arrivare con maggiore rapidità alla parte più elevata, dove si concepisce un belvedere e si realizzano il campo da tennis e quello delle bocce, con annesso chalet di servizio.
Non manca un laghetto, con un’isola centrale raggiungibile con un ponticello. Nella realizzazione ci furono poi variazioni rispetto al disegno, ma è rimasto intatto lo spirito aulico e la ricerca di bellezza dell’elaborato originale.

Monumenti vegetali
Di notevole interesse è la parte strettamente botanica, con essenze che cambiano man mano che si sale verso l’alto della collina. E’ stato fatto un primo inventario, anche per conoscere eventuali criticità, e sono stati segnalati diversi alberi. Altissima è la sequoia (Sequoiodendron giganteum) che si trova nella parte orientale, verso la Casa di Riposo, monumentale per le sue ramificazioni è il cedro (Cedrus deodara) lungo il viale principale. Insolito per un giardino è il grande caco (Dyospiros kaki) che ancora offre dolcissimi frutti, mentre raro è il cipresso dal lungo nome scientifico: Chamaeciparis lawsoniana Alunmii.
Decisamente sorprendenti e ancora ben percepibili sono gli impianti decorativi del parco, a cominciare dalle tre fontane. La prima, all’entrata, è in forma di grotta, con stalattiti in stucco, effetti trompe-l’oil per aumentarne la profondità e vasche d’acqua a quote diverse. Il parco è ingentilito da statue in cemento che ornano in modo discreto i vialetti e le scale, mentre altri elementi – piccole costruzioni, parapetti, tavolini – sono realizzati sempre in cemento a imitazione del legno, come conveniva nello stile liberty del tempo.

Il cedrus deodara.

Un modello virtuoso di recupero
Da quest’anno, in accordo con l’amministrazione di Valdilana, un gruppo di appassionati volontari coordinati da Marco Carravieri ha iniziato un impegnativo lavoro di recupero del Parco Reda.
L’obiettivo è quello di rivitalizzare il parco sotto il punto di vista di una sostenibilità ambientale, culturale ed anche economica, mettendo in atto una sinergia con la popolazione, con le associazioni locali e con le scuole. Gestire al meglio questa risorsa vorrà dire poter offrire a tutti un sito di forte valenza paesaggistica, adatto al tempo libero di tutti, ma anche per eventi di vario tipo.
Questo modello partecipato – e sarebbe gran cosa – potrebbe essere applicato anche ad altri siti in Valdilana, come il Parco Quintino Sella a Mosso, comunale dal 1984 ma che prima faceva parte dell’attiguo parco di Villa Grazia, già Villa Poldina, ora in ripristino a cura della nuova proprietà.
Ora l’emergenza epidemica sta rallentando tutto, ma la natura sembra trarre beneficio da questa situazione. Perché non approfittarne?

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