Piante monumentali nel Biellese. Abbracciamoci pure. Ma con gli alberi…

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“La distanza fra radice e fronda è proporzionale alla distanza fra realtà e pensiero”.

Non credo di averla compresa in pieno, ma questa frase di Tiziano Fratus la trovo meravigliosa. Chi è costui ve lo dirò dopo, ma prima voglio dirvi che in questi giorni – nei quali è cosa incauta abbracciarsi tra le persone – io vi propongo di farlo con gli alberi. Si chiama silvoterapia, e quanti la praticano dicono che fa bene al corpo e alla mente. Come camminare. Allora ho messo insieme le due cose, andando in giro a piedi per il Biellese alla ricerca degli alberi più belli e più grandi da abbracciare.

Homoradix e Baffi di gatto
Tiziano Fratus è un cercatore d’alberi, si fa chiamare homoradix. Quando cammina gli piace tenere in mano una pigna, un pezzo di corteccia o di terra sfarinata, per essere in comunione con il paesaggio e con la Madre Terra. Scrive libri e poesie, parla in radio. Dal suo sito internet ho trovato molte indicazioni per scovare gli alberi monumentali nel Biellese.
Un altro aiuto mi arriva chiaramente dal DocBi. Più volte con questa associazione culturale ci siamo occupati del tema, in particolare per il progetto Alta Valsessera e per il Parco degli Arbo di Riabella.
Un contributo interessante mi è arrivato da alcune amiche, Anna Arietti e Enea Grosso, che tengono aperto un blog su internet dal nome intrigante – baffi di gatto – dove raccontano, in modo garbato e piacevole, di persone, luoghi e cose del nostro Alto Piemonte. In un articolo di pochi giorni fa, il loro blog mi ha fatto conoscere la grande sequoia di Biella Chiavazza, e da lì è partita la mia ricerca.

Le sequoie
La maggior parte degli alberi monumentali del Biellese sono all’interno di parchi pubblici, in particolare le sequoie e i grandi cedri. Difficilmente queste piante possono crescere al di fuori di parchi e giardini, cosa invece normale per castagni, querce e faggi. La mia ricerca di oggi si limita a queste cinque piante, non ho conoscenze e spazio per allargarmi ad altre essenze.
Comincio con le sequoie (sequoia sempervirens) e con quelle del parco della Burcina, messe a dimora da Felice Piacenza a metà Ottocento. Sono ancora un bel gruppo, non maestose come circonferenze (tra i 5 e i 6 metri) ma impressionanti come altezza, tra i 40 e i 50 metri.
Una sequoia molto grande si trova vicino a casa mia, nel parco dell’ex Tintoria di Crolle a Mosso, piantata dai Canale Majet. Ha una circonferenza di circa 8,50 mt, misurata “a petto d’uomo”, ed è stata più volte ferita dal fulmine.
E’ grande così anche la sequoia di Biella Chiavazza citata prima. Con oltre 30 metri di altezza è davvero spettacolare. La trovate facilmente sulla via del Bottegone, l’antica strada per Ronco Biellese, un centinaio di metri dopo il convento carmelitano.
Ma la maggiore che conosco è a Villa Piazzo di Pettinengo, giudicata da Fratus tra le più imponenti del Piemonte, con i suoi 9,50 metri di circonferenza. Cresce, con altre due sorelle minori, sul versante di ponente della collina che ospita la villa, lungo l’anello di Salute in Cammino.

La sequoia di Chiavazza.

I cedri
Nello stesso parco di Pettinengo non potete perdervi il maestoso cedro del Libano che si trova nella spianata sommitale, sul retro della villa. Davvero gigante, dice Fratus, il più grande del Piemonte, a parte quello di Montelenghe. Alto 28 metri, ha una circonferenza di oltre 8 metri e una branca spezzata che gli conferisce un’aria malinconica. L’ho fotografato molte volte, con i tanti amici che arrivavano a Pettinengo percorrendo il Cammino di San Carlo.
Ma i cedri più belli del Biellese sono ben conosciuti da tutti e li trovate ai Giardini Zumaglini di Biella. Sono un Cedrus atlantica (cedro dell’Atlante) con le branche che si distendono appoggiandosi a terra come voler abbracciare il mondo, un Cedrus deodara (cedro dell’Himalaya) e il maestoso Cedrus libani, di quasi 7 metri di circonferenza e con un’altezza di 35.

Il cedro di Pettinengo.

Le querce e i faggi
La famiglia delle querce meriterebbe una pagina per conto suo, che purtroppo non ho. Accontentatevi di ammirarle in Baraggia e in tutti i boschi delle nostre colline. Notevole è la quercia di Villa del Bosco, localmente chiamata Miss Quercia Biellese. Non è facile da trovare, anche se segnalata. Cercate il percorso di Salute in Cammino, la troverete alla fine. E’ alta 27 metri e ha una circonferenza di 5,10 metri.
I faggi sono per me gli alberi più belli del Biellese. O meglio, lo sono i loro boschi. Per l’eleganza del tronco e della chioma, per la qualità estetica del sottobosco. Sono una meraviglia le faggete verso Oropa, quelle nella Banda Veja in Alta Valle del Cervo e ancora di più quella in Burcina, dorata e spettacolare in autunno.
Passo ogni anno ad agosto nella faggeta tra l’Alpe Artignaga e la Casa del Pescatore in Alta Valsessera. L’anello delle miniere del Sessera, dove si trova questo bosco, è una delle escursioni più belle del Biellese. Come albero monumentale mi piace segnalare il faggio della Brughiera, sulla mulattiera che sale dal Santuario verso Nord. Solitario e maestoso, ha dato il nome all’agriturismo al quale fa ombra e tra le sue radici nasce il torrente Ponzone, proprio dove fino al 2018 correva il confine comunale tra Mosso e Trivero. Potrebbe essere l’unico esemplare di Fagus Valdilanensis…

Sua maestà l’Arbo
Uno dei primi spettacoli che avevamo fatto con Storie di Piazza, nel 2005 a Mosso, s’intitolava “il Saggio e il Faggio” ed era stato rappresentato ai piedi delle… torri gemelle. Cosi vengono soprannominati due alberi bellissimi che si trovano appena fuori le case di Ferchiani, sulla mulattiera da Capomosso a Pistolesa. Se è normale che il faggio cresca dritto come un fuso, non così è per il Saggio, cioè il castagno che si trova a meno di dieci metri di distanza, eccezionale come verticalità e altezza. Per la cronaca, nello spettacolo il Saggio aveva le parole e la voce registrata di Guido Ceronetti.
Il castagno è l’Arbo – albero – per eccellenza. Per secoli ha riscaldato, sfamato e protetto la nostra gente al punto che possiamo parlare di “civiltà del castagno”, come scrivono Giovanni e Mina Vachino in un prezioso quaderno del 1982.
Il più famoso castagno del Biellese, presente nei censimenti nazionali, è quello di Bioglio, all’interno del parco dell’ex Villa Sella, davanti alla sede della Comunità il Punto. Non è definita l’età, ma il suo aspetto cavo, arcaico e maestoso al contempo, lo fanno diventare un vero patriarca vegetale. A Sostegno sta soffrendo di vecchiaia anche il grande castagno vicino alla chiesa parrocchiale, nella parte alta del paese. A Oriomosso il castagno “dei Boggio” si contrappone a quelli presenti nel Parco degli Arbo di Riabella, segnalati da Alfonso Sella.
Ma l’Arbo che mi è più caro è anche il più lontano e irraggiungibile. Si trova all’alpe Celf, nel vallone del Confienzo in Alta Valsessera. Ci siamo andati più volte con le escursioni del DocBi, e ricordo bene la sua misurazione: 8,10 metri di circonferenza.
Qui siamo fuori dal mondo, ma vi invito ad andarci. La fatica per arrivarci sarà compensata dalla certezza che lassù non potranno mai arrivare le epidemie… panicali di questi giorni.

Il sito internet di Tiziano Fratus è:
www.studiohomoradix.com
Il blog di Anna Arietti e Enea Grosso è su:
www.baffidigatto.com
Gli articoli di Franco Grosso si trovano su:
www.ilbiellese.it/dietro-langolo/

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1 COMMENTO

  1. Grazie per questo bellissimo articolo e per l’attenzione prestata a Baffidigatto.
    Copio e incollo il link nel post di Baffi dedicato all’abete gigante di Cacciano a Masserano.

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