Provincia di Alessandria. Monferrato, terra di buone armonie

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Pochi giorni fa ho fatto uno splendido giro nel Monferrato e non posso fare a meno di raccontarvelo. L’occasione mi è stata offerta da Golosaria, manifestazione enogastronomica giunta alla 12.a edizione, voluta dal giornalista Paolo Massobrio. Una trentina di borghi del Monferrato settentrionale erano in festa, con una costellazione di appuntamenti, assaggi, eventi culturali da generare invidia e con una conseguente stizza per il mio stomaco, non più avvezzo a simili performance. Non vi parlerò quindi di buona cucina e tanto meno di buon vino, incombenza che lascio volentieri all’amico Arnaldo Cartotto, mia guida per l’occasione. Se lo vorrà sarà lui, in qualità di delegato biellese del Club di Papillon, l’associazione fondata da Massobrio, a parlarvene nella rubrica “De Gustibus” che da qualche settimana appare su questo stesso giornale.

Un paesaggio riconosciuto

Vi parlerò invece del paesaggio straordinario che si apriva ai miei occhi, collina dopo collina, malgrado i colori ancora spenti di questa primavera tardiva. Un paesaggio completamente trasformato dall’uomo, ma in modo talmente mirabile che l’Unesco, riconoscendo nel 2014 le Langhe, il Roero e il Monferrato come Patrimonio dell’Umanità, scrive la seguente motivazione “Eccezionale testimonianza vivente della tradizione storica della coltivazione della vite, dei processi di vinificazione, di un contesto sociale, rurale e di un tessuto economico basati sulla cultura del vino. Tutto questo ha prodotto la trasformazione del paesaggio, creando un profondo legame tra il territorio agricolo e il patrimonio costruito degli insediamenti”.

Un po’ di Biella a Cereseto

Seguitemi. Da Vercelli raggiungo Trino e supero il Po sulla strada per Moncalvo, lasciandomi alle spalle la pianura. Le prime alture a destra sono segnate dal turrito castello di Camino e poco dietro dal profilo del Sacro Monte di Crea. E’ una linea che riconosco, la vedo da casa nelle giornate limpide. La strada percorre diritta l’ampia valle ma le colline si avvicinano, quasi a chiudere la via. A sinistra un bivio indica Cereseto e Sala Monferrato, si va da quella parte e subito tutto cambia. Cereseto ci appare all’improvviso. Alta, sul colle, è la sua chiesa parrocchiale ma ancora più maestoso è il castello al suo fianco, che domina il borgo. Si fa fatica a credere che non sia d’epoca medievale, così perfetto nei suoi merli e nelle sue torri. Ricorda quello al borgo neo-medievale del Valentino, a Torino. E in effetti anche questo è stato costruito a inizio Novecento, per volontà di Riccardo Gualino, industriale e mecenate di origine biellese.

Un grandioso quaderno vegetale

Già questa vista meriterebbe il viaggio, ma siamo solo all’inizio. I paesi distano tra di loro non più di quattro o cinque chilometri e sono tutti costruiti sulle ariose dorsali. Le strade che li collegano scendono nelle vallette intermedie e poi risalgono, scoprendo ad ogni svolta qualcosa di diverso. I declivi sono disegnati come un patchwork di piccole tessere e i fazzoletti d’erba nuova s’alternano ai campi di terra arata, mentre i filari ordinati di vite tracciano aste parallele su questo grandioso quaderno vegetale. A Sala Monferrato ho una sosta obbligata con un amico di Casale che qui tiene l’orto. Enrico veste una slavata tuta arancione da eli-soccorritore, eredità del suo passato di medico di pronto soccorso aereo. Mentre mi porge dell’insalata appena raccolta mi parla di leggende monferrine e mi accorgo che da queste parti il tempo sembra assumere i ritmi della natura: per sapere l’ora si guarda il sole.

“Vuole una bottiglia?”

A Cella Monte visitiamo un paio di “infernot”. Sono cantinette private, aperte in occasione di Golosaria. Ogni ripiano, il tavolo e le sedute sono interamente scavate nella pietra arenaria da “cantoni”, facilmente lavorabile ma al contempo solida e resistente. Sono locali senza luce e aerazione, ideali per la conservazione dei vini più pregiati. Altro tratto di strada di campagna e siamo a Rosignano Monferrato. Facciamo a piedi il giro delle mura di un castello che non c’è più. Poco male, con quel panoramico percorso di castelli se ne vedono una mezza dozzina nei paesi vicini, compreso quello di Uviglie, frazione di Rosignano, sede di una antichissima azienda vitivinicola. Mentre si cammina tra le case si apre il portone di un garage. Dentro si trova un’auto d’epoca, una bella Appia dei primi anni Sessanta. Ci si ferma incuriositi ad ammirarla e il proprietario ci saluta gentilmente. Quattro battute quattro, e il nuovo amico ci dice “volete una bottiglia di vino?”. Morale: anche le bottiglie regalate diventano quattro come le battute e davvero non sappiamo a chi dire grazie, se non alla squisita capacità di accoglienza di questa gente. D’accordo, il prodotto di questa terra è il vino ed è naturale far bella figura offrendolo a chi passa. Dalle nostre parti non potrà mai capitare, ma ve lo immaginate nella valle di Mosso, prossimamente Valdilana, qualcuno che vi saluta e vi dice “volete uno scampolo di gabardine?”.

Big Bench Community

Quello che invece vorrei vedere anche da noi è una delle grandi panchine di Chris Bangle, designer americano con casa nelle Langhe. Di questa panche fuori scala ce ne sono ormai oltre quaranta tra Langhe e Monferrato, e l’unica a nord del Po la potete vedere a Gattinara, alla Torre delle Castelle. La Big Bench di Rosignano Monferrato era una delle attrazioni obbligate del nostro giro. Sono tutte posizionate in luoghi suggestivi e panoramici, e il loro scopo è di portare un piccolo contributo di visibilità e di economia al turismo locale, promuovendo le eccellenze artigiane che si impegnano a costruirle secondo le indicazioni dell’iniziativa Big Bench Community Project. Il cambio di prospettiva originato dalle dimensioni della panchina fa sentire chi vi siede come un bambino, capace di meravigliarsi della bellezza del paesaggio che gli sta intorno.

Casa Barbano

Pochi chilometri e siamo a Ozzano, paese dalle due anime. Il nucleo in basso, lungo la statale Casale-Asti, si è originato nell’Ottocento in seguito all’industrializzazione legata all’estrazione e alla lavorazione della calce e del cemento, mentre il centro storico si trova in collina, ai piedi del castello e della parrocchiale di San Salvatore. In una delle residenze più belle e antiche ci aspetta Franco Barbano. Per Golosaria, Casa Barbano e i suoi giardini diventano sede di mostre – come quella bellissima degli acquerelli di Mary Ann Scott – e di assaggi di vino e di dolci locali, dal Biciolant al Chiacchierino. Anche qui l’ospitalità regna sovrana e fa piacere salutare l’amico Franco con un arrivederci al nostro Presepe Gigante. A tre chilometri da Ozzano, sulla strada per Vercelli, si trova Treville. Dal sagrato della sua chiesa parrocchiale lo sguardo verso nord raggiunge la cerchia delle Alpi, dal Gran Paradiso al Bernina. Vedo le montagne di casa, il Mucrone e l’Oasi Zegna e subito dietro un Monte Rosa seminascosto dalle nuvole. Per oggi va bene così, è ora di tornare.

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