Regione Piemonte. Camminare per conoscere: i cammini storici del Piemonte

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“Chi cammina cerca qualcosa. Qualcosa dentro di se.
Per me quel qualcosa c’è sempre, ma è oltre al passo che sto facendo. E non lo raggiungo mai. Per questo, il giorno dopo, riprendo a camminare”.
Questa è una delle citazioni che ho raccolto tra gli amici con i quali condivido l’esperienza del cammino e che ho riportato nel mio nuovo libro “Cammini storici del Piemonte”. Il volume è stato fortemente voluto dall’Assessorato alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte con l’obiettivo di farne uno strumento di scoperta intelligente e sostenibile del territorio.

L’Anno del Turismo Lento
Scrive l’assessore Antonella Parigi nella presentazione: «Nell’anno dedicato al Turismo Lento, presento molto volentieri questo volume che ha il grande pregio di raccontare e valorizzare in modo approfondito un patrimonio spesso sconosciuto agli stessi piemontesi».
Dieci cammini, con quasi 1500 chilometri che si possono dividere in 70 tappe, più una serie di varianti: questi sono i numeri del libro, che conferma la privilegiata posizione del Piemonte, al centro di un quadro europeo che vede il passare della Vie Francigene del Gran San Bernardo e del Moncenisio come “porta di entrata” all’Italia, mentre la variante francigena del Monginevro è vista principalmente come via in uscita verso ovest, verso le strade francesi e spagnole che portano a Santiago di Compostela.

Una rete di cammini
In questo sistema s’inseriscono gli altri cammini che trovano nei siti del patrimonio Unesco la loro ragion d’essere, come il Cammino di San Carlo, che tocca i Sacri Monti dell’Alto Piemonte, o il Cammino di Don Bosco per le Residenze Sabaude e la Torino-Superga-Crea-Casale per il sito Langhe-Monferrato.
A Don Bosco e al Borromeo si aggiungono altri santi più lontani nel tempo, come sant’Eusebio, al quale è dedicato il Cammino Eusebiano che da Vercelli raggiunge Oropa e Crea, e san Bernardo di Aosta, a cui fa riferimento la Via Francisca Novarese dal Sempione a Novara.
A completare il quadro dei cammini a matrice religiosa, merita il posto d’onore il Glorioso Rimpatrio dei Valdesi, tra le valli torinesi di Susa, Chisone e Pellice, che ricorda una straordinaria pagina di storia piemontese. La Via Romea Canavesana è un bel percorso in quattro tappe che propone una interessante alternativa alla classica Via Francigena da Ivrea a Vercelli, passando a sud del lago di Viverone.
Altrettanto interessante, per la bellezza del paesaggio collinare delle Langhe e del Monferrato astigiano e alessandrino, è il Chemin d’Assise, un cammino devozionale proposto da una associazione francese che parte da Vèzelay, al centro della Francia, per raggiungere Assisi con un percorso di 1500 chilometri in 73 tappe.

Un tempo ritrovato
Cosa spinge sempre più persone verso l’impegno fisico e mentale del cammino? Come mai succede questo, c’è da chiedersi. E’ una moda? Perché ormai tantissima gente va a fare questa esperienza di vita, che oltretutto costa tempo, soldi – anche se meno di altre attività turistiche – e soprattutto fatica?
Quello che molti indicano come turismo lento è in realtà una ritrovata consapevolezza di come si possano trovare dentro di noi tutte le motivazioni e le emozioni che finora si andavano a ricercare solo nelle tradizionali e patinate offerte turistiche.
Dice Paolo Rumiz: «In un mondo che giudica le persone sulla base delle cilindrate delle auto, chi cammina si pone in uno spazio fuori dal tempo, quasi a ritrovare quel tempo che la vita odierna ci toglie».  E’ assolutamente vero: solo camminando ci si rende conto di quanto sia “grande” un sentiero o “larga” una strada. Larga perché piena di quegli interessi, di quelle curiosità, di quelle voci che, passando in auto, non si sentono e tanto meno si vedono.

Conta più il viaggio che la meta
L’atto del camminare sui percorsi storico-devozionali mette insieme turismo e spiritualità. Secondo l’indagine 2018 fatta da Terre di Mezzo (la principale casa editrice del settore) su tremila persone incontrate sui cammini, il 25% si muove per motivi religiosi, gli altri annoverano tra le motivazioni “per fare trekking” (52%), “per stare nella natura” (50%) o “per scoprire il territorio” (46%).
In pratica, nel proprio sacco ognuno può portare quello che vuole. Ma non è raro che persone, arrivate ai cammini più per curiosità che per convinzione religiosa, si siano poi riavvicinate – strada facendo – ad un pensiero di fede.
Gli esperti del turismo parlano di voglia di esperienza. Oggi, parlando di vacanza, non si chiede più “dove vai” ma “cosa vai a fare”. Conta meno il luogo, di più il modo. Conta meno la meta, di più il viaggio.

Territorio e salute
La realtà è che i percorsi storici sono un grande strumento di conoscenza e valorizzazione delle aree meno sviluppate turisticamente, ora raggiunte dai cammini, con il vantaggio di essere fruibili in ogni stagione.
Ecco che allora ogni sentiero, ogni corte, ogni valle assume un valore diverso, più ricco di significati, amplificati dal movimento lento che li attraversa.
Se ne stanno rendendo conto anche le Pro Loco, che con l’UNPLI nazionale e le realtà locali stanno partecipando alle diverse iniziative, come nel caso biellese per il programma di escursioni sul Rinascimento di Sebastiano Ferrero e con la partecipazione ad altre iniziative, su spinta dell’infaticabile Maurizio Alfisi, coordinatore dell’Unpli piemontese per i cammini.
Inoltre, grazie ai cammini stanno nascendo iniziative volte alla sensibilizzazione dei cittadini verso una maggiore consapevolezza in merito alla salute e in contrasto all’inattività fisica, ad esempio con i progetti di Salute in Cammino, partiti dall’ASL di Biella e ora già attivi in altre aree non solo piemontesi.

Con le scuole
Con Alfisi e altri amici biellesi e novaresi, sarò da metà maggio in Sardegna per percorrere il Cammino Minerario di Santa Barbara, in occasione dei 150 anni dalla presenza in quei luoghi di Quintino Sella, inviato dal Governo Italiano nel 1869 a verificare lo “stato dell’arte” delle miniere sarde, da lui stesso rilanciate pochi anni prima con progetti, scuole e ferrovie nel territorio del Sulcis-Iglesiente.
Oltre a portare testimonianze selliane, verrà realizzato un percorso di Salute in Cammino e presenteremo anche il progetto Scuole in Cammino con gli studenti dell’Istituto Minerario di Iglesias, nell’ambito del loro programma di Alternanza Scuola-Lavoro.
Scuole in Cammino è una proposta della Rete dei Cammini, consociazione nazionale, che nel Biellese ha già avuto una significativa esperienza con la scuola elementare di Mottalciata.

CAMMINI STORICI DEL PIEMONTE è disponibile nelle librerie. L’autore ha la disponibilità di copie ed è disponibile per conferenze di presentazione (francogrosso.studio@gmail.com).

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