Riccardo Carnovalini e Anna Rastello. Un anno a piedi per l’Europa

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È il più famoso “camminatore” italiano, il primo a guadagnarsi da vivere “lavorando con i piedi”, come lui stesso mi disse quando lo conobbi a Bielmonte nel 1994, in occasione di un incontro tra esperti di montagna e di viaggi, organizzato per l’inaugurazione dell’Oasi Zegna. Riccardo Carnovalini è camminatore, scrittore e fotografo dal 1980. Ha compiuto lunghi viaggi a piedi nel nostro Paese e in Europa e li ha raccontati in una ventina di libri, in alcune centinaia di conferenze e di reportage su riviste, in trasmissioni radiofoniche e televisive.

Cercatore di vie
Riccardo non segue le orme di santi o vescovi, da Sigerico a san Giacomo o da san Carlo a san Francesco, come ho fatto anch’io e come fanno molti nostri amici. Così come pochi seguono le sue tracce, dove la meta spesso non c’è o è da trovare giorno per giorno. Con una spiritualità intima, che traspare dalla sua voce calma e profonda, cerca le vie prima dentro di sè, poi sulle antiche carte e poi sulla strada.
Quando finirà di camminare – non smetterà mai… – avrà fatto forse centomila chilometri a piedi, milioni e milioni di passi. Ma come ha scritto di lui Paolo Rumiz “…nei suoi viaggi i chilometri non contano nulla. Contano gli incontri, il sole e la nebbia, le porte che si aprono e quelle sbattute in faccia, le suole consumate nelle campagne. E quel presentarsi da migrante, segnato dal sole e la pioggia, con tutta la casa sulle spalle”.

365 volte Europa
Rumiz ha scritto questo l’11 ottobre scorso sul Venerdì di Repubblica, pochi giorni prima che finisse il viaggio più lungo che Carnovalini ha fatto insieme a Anna Rastello, la sua compagna.
Partiti il 16 ottobre 2018 dalla loro casa di Viù, nelle valli di Lanzo, i due hanno camminato per un anno intero attraversando Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Repubblica Slovacca, Ungheria, Romania, Serbia, Bulgaria, Macedonia del Nord, Grecia, Albania, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Slovenia, per arrivare a Trieste martedì 15 ottobre 2019.
In totale 11.275 chilometri a testa, rigorosamente a piedi, consumando una decina di paia di scarpe, dormendo quasi sempre nella tendina che si portavano appresso.
Ho raggiunto al telefono Riccardo e Anna, con l’intenzione di invitarli presto a Biella a raccontare la loro esperienza. Vi riporto di seguito alcune battute della nostra conversazione.

Nel primo giorno di viaggio sei uscito dall’Italia, nell’ultimo sei rientrato e ti sei fermato a Trieste. E l’Italia?
“Tu lo sai, visto che ci conosciamo da un quarto di secolo. E sono arrivato a piedi anche a casa tua a Marchetto, nel 2013. Ricordo la cena ai Boschi di Pistolesa, c’era una festa. L’Italia l’ho camminata in lungo e in largo, tutte le coste e tutti gli Appennini, poi nel 1995 con il Camminaitalia, otto mesi a piedi sulle montagne per promuovere il Sentiero Italia, ora ripreso dal CAI. Con GeMiTo abbiamo fatto un cammino alla ricerca di eccellenze sostenibili sui lati dell’ex triangolo industriale e con il Cammino di Marcella, da Sarzana al Col du Somport (Pirenei), abbiamo camminato con Anna per tener fede a una promessa e per cambiare lo sguardo sulla disabilità. Ho fatto il “coast to coast” della Basilicata quando ancora nessuno – nemmeno io – lo chiamava così. E con Rumiz l’Appia antica da Roma a Brindisi, cammino impossibile con 700 guard-rail da superare, compreso il rischio di un arresto per violazione quando ho cercato di passare dov’era l’antico tracciato romano, in mezzo agli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto”.

Se parliamo del paesaggio, cosa ti ha colpito di più?
“A piedi ti rendi conto di quanto sono grandi le pianure, l’Europa agricola è immensa. Nella Pianura Padana hai sempre un limite, alpino o appenninico che sia. In terre come la Spagna, la Francia, la Polonia, la Romania o l’Ungheria c’è l’infinito, come in mezzo al mare. Il nostro territorio è un orto rispetto alle sterminate campagne altrui e l’Italia può competere solo come qualità, non come quantità. Ma qui ci sono diversità umane, paesaggistiche, architettoniche, culinarie, linguistiche e storiche che gli altri se la sognano. E delle quali forse non ce ne rendiamo conto. A fare l’Italia a piedi non ci si annoia mai…”.

Seguivate una traccia, un percorso?
“Abbiamo camminato facendoci guidare dall’istinto e da suggestioni trovate per strada, come un raggio di sole o i contadini portoghesi che ti offrono cibo. Un itinerario infinito, in gran parte lungo i corsi d’acqua. Rodano, Ebro, Tago, Senna, Elba, Danubio.
Un’esperienza entusiasmante e al contempo delicata, coinvolgente, personale e di coppia che ha cambiato un pezzetto del nostro cuore. Che ci ha insegnato l’importanza della mediazione nel rispetto dei bisogni del partner e il fascino di un obiettivo da raggiungere insieme.
Abbiamo meglio conosciuto la storia e la geografia dei luoghi, in un percorso che ci ha fatto sentire a tratti viandanti, a tratti tzigani, a tratti migranti privilegiati perché in possesso di una carta d’identità che ci dava il diritto di viaggiare liberamente”.

Ora andrete a raccontare questo…
“Doveva essere un cammino per soddisfare la nostra curiosità, ma ci rendiamo conto che conoscenze, appunti, fotografie e ricordi sono un patrimonio che non vorremmo rimanesse solo nostro. Siamo convinti che per amare sia necessario comprendere e quindi ci piacerebbe condividere il nostro “zaino” con coloro che saranno gli europei di domani, per far conoscere questa Unione Europea bambina, bisognosa di amore per crescere, secondo quanto sognato dai Padri dell’Europa.
Per questo vorremmo proporre, oltre agli incontri serali, anche “incontri in cammino” con le scuole e con chi vorrà ascoltarci, accompagnandoci sui vostri percorsi del cuore.
Vorremmo ancora riflettere con voi sul senso del tempo. Un anno a piedi è interminabile, ma il tempo, che nella vita normale fugge senza ritorno, qui ci viene restituito tutto”.

Questo approccio di Anna e Riccardo, rivolto ai giovani, alle scuole, al futuro e – in sostanza – alla qualità della vita, non posso che condividerlo. Nel mio piccolo, riuscendovi solo ogni tanto, cerco di fare altrettanto.
Per questo ho fatto una proposta a loro, quella di diventare “testimonial” del programma Salute in Cammino, voluto dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Biella, ma che stiamo sviluppando ormai in tanti comuni, anche fuori dal Biellese. La proposta vale anche per “Scuole in Cammino”, la mozione che presenteremo a breve al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, già sottoposta al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.
Vorrei invitarli sui nostri cammini di salute, realizzare qui alcuni video con loro e con le testimonianze dei nostri specialisti del benessere, per promuovere territorio e qualità della vita su internet e su altri mezzi. Mi serve un aiuto per questo, oltre la buona volontà. Chi mi vuol dare una mano?

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