Tra Biellese e Vercellese. In bici tra risaie e baraggia

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Quello che vi propongo oggi è uno straordinario percorso ad anello da Buronzo a Candelo e ritorno, contornando la Baraggia biellese, tra impensabili savane e nobili dimore. E per una volta tanto scendo dal cavallo di san Francesco, ovvero non vado a piedi e salgo – ma solo virtualmente – su di una mountain bike. Cosi, per una volta, non sarà l’abituale consorte ad essere la forzata protagonista delle mie foto, ma il giovane di famiglia, chiaramente più esperto e più bravo del sottoscritto a cavarsela sulle due ruote.

In bici per l’Alto Piemonte
La proposta del percorso in bici tra la Baraggia biellese e le risaie non è casuale, fa parte di un programma di valorizzazione del territorio dell’Alto Piemonte attraverso una serie di itinerari che toccheranno via via le aree più belle e i luoghi più significativi della province di Biella, Vercelli, Novara e Verbania, ma sconfinando anche fuori dal Quadrante, in un’ottica di promozione turistica che supera i confini amministrativi per formulare un’offerta che possa essere appetibile anche fuori Regione e fuori Italia, con particolare attenzione al mercato mitteleuropeo. I percorsi verranno promossi attraverso siti specialistici, come ebike.bikesquare.eu e naturalmente anche attraverso il portale www.visitaltopiemonte.com.
Altra cosa importante è il coinvolgimento degli operatori presenti, che potranno offrire servizi tecnici specifici, come il noleggio dei mezzi, comprese le biciclette a pedalata assistita, e inoltre proporre la loro ospitalità e la ristorazione in strutture di qualità.

Per tutte le stagioni
La sequenza dei percorsi proposti seguirà la stagionalità in modo che i luoghi presentino il loro aspetto migliore. Questo primo itinerario ha nelle mezze stagioni i periodi migliori per la sua fruizione. La Baraggia non cambia molto, ma le risaie ora si riempiranno d’acqua raddoppiando i confini e in autunno si coloreranno del giallo-oro del riso.
Tra maggio e giugno saranno i laghi a diventare protagonisti. Il classico giro del lago di Viverone si allungherà verso le ultimi propaggini della Serra, affacciandosi a Salussola verso l’oriente biellese e piemontese, con le montagne dell’arco alpino. Sul lago d’Orta si seguirà il Girolago nella parte meridionale, per poi allargarsi da Orta all’esterno verso Ameno, Bolzano Novarese, Briga, Soriso, Pogno, S. Maurizio d’Opaglio e Gozzano. La piana di Fondotoce sarà il teatro d’azione di uno spettacolare giro che toccherà Ornavasso, il Lago di Mergozzo e il Golfo Borromeo tra Baveno e Pallanza.
Per l’estate si salirà in altura con i tracciati che dalla media Valsesia di Piode e Rassa raggiungeranno l’Alpe di Mera e l’Alta Valsessera, fino ad affacciarsi dall’Oasi Zegna verso la pianura. In Ossola si potrà andare verso l’Alpe Veglia e l’Alpe Devero, oppure verso la cascata del Toce, con salite dove l’aiuto meccanico alla pedalata potrà fare la differenza.

La magia di Buronzo
Vi racconto il giro con partenza da Buronzo, dove presso il ristorante Armonie in Corte potete trovare le bici a noleggio ma anche una buona colazione o merenda a base di prodotti tipici locali. Prima di iniziare a pedalare, non fatevi mancare una veloce visita – al momento solo esterna – dello straordinario complesso medievale che raggruppa ben sette castelli a formare un unico borgo che meriterebbe ben più attenzione e valorizzazione di quello che ha. C’è però una bella segnaletica, fatta con una dozzina di piccoli pannelli davanti agli edifici più importanti, che permette di cogliere bene il senso di questa storia secolare e unica. Si pedala verso nord lungo la strada per Castelletto Cervo per un paio di km, girando a sinistra per Gifflenga, passando il guado automobilistico sul torrente Cervo (verificarne l’apertura).

Mille anni di storia
Si lascia il piccolo comune biellese per raggiungere in breve Mottalciata, lungo strade bianche. Dal centro del paese si piega a destra in salita per alzarsi verso l’altopiano baraggivo, passando accanto alla bella chiesa di Santa Maria. Sono tre piacevolissimi chilometri, tra cascine e ville, prima di fare la deviazione, breve ma impegnativa, per raggiungere il castello di Castellengo.
Mille anni di storia sono passati di qui, con alterne fortune, ma l’imponenza del complesso è rimasta intatta, sull’alto del colle che sembra sorto apposta per ospitarlo. Ora è sede di una importante azienda agricola, e gli antichi saloni sono tornati agli splendori medievali. Accolgono cerimonie, meeting, mostre ed eventi, mentre l’ospitalità è garantita da alcune stanze impreziosite da arredi d’epoca e dall’attigua struttura della Carosera, con camere d’atmosfera.

La savana e il Ricetto
Ritornati sull’altopiano, si arriva in pochi minuti ad uno dei parcheggi d’entrata della Riserva naturale Orientata delle Baragge al cospetto di uno scenario poco conosciuto quanto straordinario.
Vaste praterie e brughiere alternate a rari alberi e vallette boscate: un paesaggio, quello delle Baragge, che colpisce immediatamente per il suo equilibrio di spazi e per il suo apparire senza confini, esteso all’infinito; davvero un ambiente somigliante alla savana africana al punto che la nostra fantasia non ha difficoltà a immaginare visioni esotiche e improbabili fughe di antilopi.
Sono un paio di chilometri davvero entusiasmanti, prima di scendere il ciglio verso Candelo e trovare un’Aula Verde realizzata dall’ente parco, con il percorso botanico ben illustrato da tabelle e con le relative piante.
Con un facile percorso di pochi minuti arriviamo a ridosso del Ricetto di Candelo, la meta intermedia più importante a quasi 22 chilometri dalla partenza.
Descrivere questo luogo, sito turistico tra i più visitati del Piemonte e borgo medievale fortificato tra i meglio conservati d’Italia, è per me facile. Ma mi permetto di suggerire agli eventuali bikers mai stati qui di venirci con calma per perdersi tra le rue e le botteghe, magari in occasione dei periodici eventi che si organizzano. Il prossimo è Candelo in Fiore, tra il 25 aprile e il 5 maggio.

Sette per sette castelli
Candelo e il suo Ricetto si trovano in pratica a metà percorso, ed è un posto ideale per un buon ristoro di qualità, grazie ai numerosi ristoranti presenti. Ma potrebbero essere, come Castellengo anche un punto di partenza, per una diversa organizzazione del giro.
Si riparte per un ritorno verso Buronzo, passando accanto alla Tenuta la Mandria, storico e qualificato centro ippico, e si raggiunge Benna, sfilando a lato del castello che fu dimora di Sebastiano Ferrero, feudatario e politico del Medioevo, al soldo dei Savoia. Da Benna a Verrone il passo è breve, qui ci attende un altro grandioso castello, ora sede municipale e dove si trova Falseum, l’originale museo del falso e dell’inganno.
Oltre Verrone si percorrono strade bianche tra le risaie che tra poco, grazie all’acqua, andranno a riflettere le montagne e anche la mole dell’ennesimo castello, quello di Massazza, alto sul ciglio baraggivo.
Ancora per campi chiuderemo l’anello tornando al punto di partenza, e saranno sette i castelli e borghi medievali raggiunti, più altrettanti nel castello consortile di Buronzo. Per gli amanti dei numeri: sette per sette uguale 49 chilometri di percorso, 75% in asfalto in gran parte su stradine, con poco più di 400 metri di dislivello positivo e negativo.

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