Tra Biellese, Torinese e Valle d’Aosta. Le montagne di Pier Giorgio Frassati

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L’infinita emergenza di quest’anno sfortunato rimescola le carte della nostra vita, annulla appuntamenti e modifica programmi. Allora, come ho fatto tra marzo e aprile, torno a rifugiarmi tra le mie carte e i miei ricordi, per viaggiare più di fantasia che di gambe.
Mi è venuta in aiuto una bella telefonata di Antonello Sica, che venticinque anni fa ha avuto la meravigliosa intuizione dei sentieri da dedicare a Pier Giorgio Frassati, con la nascita del primo a Sala Consilina, in provincia di Salerno, nel 1996.

L’Italia dei Sentieri Frassati
L’amico Antonello, nel complimentarsi con me per il libro sul Devoto Cammino, presentato a Orta San Giulio sabato scorso, mi invita a ripercorrere con la penna i passi montanari del giovane Pier Giorgio, tutti tra Piemonte e Valle d’Aosta. E lo fa ricordando il libro di cui siamo co-autori, “L’Italia dei Sentieri Frassati”, edito a fine 2016 dal Club Alpino Italiano e subito andato esaurito, poi ristampato e ora disponibile su store.cai.it. E’ un volume di grande formato con 300 pagine e 500 immagini e cartine, relative ai 22 Sentieri Frassati presenti in tutte le Regioni italiane, con l’eccezione del Piemonte che ne ha due, a Traves e a Pollone, quest’ultimo come unico Sentiero Internazionale.
Pier Giorgio Frassati nasce il 6 aprile 1901 da una delle famiglie più in vista della borghesia torinese. Il padre Alfredo, laureato in legge, preferisce dedicarsi alla carriera giornalistica e nel 1996 è tra i fondatori del quotidiano La Stampa, che dirigerà dal 1910 al 1920.

Una vita verso l’alto
Il rapporto con la montagna da parte di Pier Giorgio si può riassumere in tre periodi e in altrettanti luoghi. Ha la possibilità di passare i mesi estivi a Pollone, nella villa di proprietà della madre Adelaide Ametis, pittrice e allieva di Lorenzo Delleani, e da qui raggiungere facilmente le vette intorno ad Oropa. Tra il 1908 e il 1911 può trascorrere periodi di vacanza in alta Val d’Ayas e qui comincia, con i genitori, a salire le cime più facili tra il Monte Rosa e il Cervino. La maturità alpinistica arriverà nell’adolescenza, grazie alla frequentazione domenicale delle montagne vicine a Torino: in valle di Susa, nella valle dell’Orco, in val Pellice e in particolare nelle valli di Lanzo, dove farà la sua ultima salita a meno di un mese prima della sua improvvisa morte.

Il Mucrone da Pollone.

In Val d’Ayas
A Fiery, stupendo balcone sulla conca di Ayas, la leggendaria guida Beniamino Fosson costruisce nel 1850 l’Albergo Bellevue, allora ritenuto il più moderno della valle, base di partenza e di ristoro per molti alpinisti, ma anche luogo di soggiorno di personaggi di rilievo. Oltre alla famiglia Frassati, a Fiery si ritrovano il poeta Guido Gozzano, lo scultore Pietro Canonica, lo scrittore Salvator Gotta e altri.
Nel suo primo soggiorno, il piccolo Pier Giorgio e la sorella Luciana (nata nel 1902 e mancata a 105 anni) si trovano spesso ad accompagnare i figli della guida e albergatore Fosson mentre seguono le loro mucche al pascolo nel vallone delle Cime Bianche. Proprio su questi alpeggi passa la parte più bella e più alta del Sentiero Frassati della Valle d’Aosta, inaugurato il 21 giugno 2009. Nello stesso anno raggiunge il lago Blu, incastonato nelle morene del Monte Rosa, poco a monte del Piano di Verra.
Nel 1909 compie la sua prima traversata sul ghiacciaio, passando il Colle del Teodulo per raggiungere Zermatt e l’anno successivo Pier Giorgio fa la traversata del Colle della Bettaforca, arrivando a Gressoney in compagnia di alcuni amici.
L’estate del 1911 segna la conquista del primo quattromila, la Punta Castore del Monte Rosa, a 4226 metri. Pier Giorgio la raggiunge con il padre e due suoi amici, con la guida Favre di Antagnod.
Sarebbe davvero interessante, ad oltre un secolo da quei giorni, confrontare quei percorsi con la montagna di oggi, molto cambiata per questioni ambientali e ancor di più minacciata, come nel caso delle Cime Bianche, da politiche turistiche senza futuro.

Fiery.

La corda alla finestra
Dalla finestra della sua piccola stanza della villa di Pollone, Pier Giorgio Frassati poteva vedere la croce sull’anticima del Mucrone e immaginare, da lassù, la visione del grandioso Santuario di Oropa. Una spiccata devozione mariana accompagnerà sempre la vita del giovane “dalle otto beatitudini”, come ebbe a definirlo papa Wojtyla. Ed è significativa, in questo senso, la vicenda della corda che scendeva a notte dalla stessa finestra, legata alla caviglia di Pier Giorgio. Un domestico aveva il compito di svegliarlo alle quattro tirando la corda, per fare in modo che il nostro giovane potesse, calandosi con la stessa, raggiungere a piedi il santuario per la prima messa e tornare per le otto a colazione. Senza dare nell’occhio in famiglia, che poco approvava comportamenti non consoni alle rigide regole di casa.
Tra le escursioni significative che i diari riportano, segnalo quella alla Punta della Barma, 2379 m, in pratica sul percorso della processione di Fontainemore, fatta il 17 agosto del 1918 assieme al padre, alla sorella e alcuni amici. E’ invece del 15 settembre 1920 la salita al Monte Mucrone passando per la Muanda, lungo quello che è oggi il percorso del Sentiero Internazionale Frassati, inaugurato il 30 settembre 2000.

Sulle montagne torinesi
Pier Giorgio a 22 anni è un ragazzo vivace, solare e allegro. E’ iscritto alla facoltà di ingegneria al Regio Politecnico di Torino. Per la cronaca non arrivò alla laurea, morì a soli due esami dalla meta, ma venne insignito della laurea ad honorem alla memoria nel 2001.
E’ molto attivo in numerose associazioni di stampo cattolico, mantenendo sempre un grande impegno in favore dei poveri e dei più bisognosi. Allo stesso modo pratica molti sport, ma sono le escursioni in montagna a costituire la sua più sana passione, come testimoniano molte fotografie.
Sono del luglio 1923 le salite al ghiacciaio della Levanna Orientale da Forno Alpi Graie e al Monviso per la parete sud, e in quegli anni trova il tempo per ritornare in Valle d’Aosta per salire vette minori attorno al Cervino, il Grand Tournalin in Valtournenche e anche la bellissima Grivola.
Si addestra all’arrampicata frequentando la Rocca Sella, i Denti di Cumiana e i Picchi del Pagliaio, a poca distanza da Torino, ma è la valle di Lanzo, raggiungibile anche in treno, ad attrarre la sua attenzione.
Il 7 giugno 1925 compie la sua ultima gita, alla palestra di roccia delle Lunelle, sopra Traves. C’è nebbia fitta, nell’avvicinamento con gli amici Guido de Unterrichter e Carlo Pol si sbaglia strada. Poi si rasserena e Guido scatterà la famosa foto che ritrae Frassati in un impegnativo tratto di parete. Sul retro dell’immagine stampata Pier Giorgio scriverà a mano “verso l’alto”.
Siamo a meno di un mese la morte, il 4 luglio 1925. Il 20 maggio 1990, papa Giovanni Paolo II lo proclamerà beato e da allora quella frase assumerà un più profondo e straordinario significato.

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