Tra Vercellese e Biellese – 1ª puntata. Oltre le mura, da Buronzo a Castellengo

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Se c’è un periodo dell’anno che più di altri si presta per camminare in Baraggia e nella prima pianura che la circonda, questo è l’autunno. La temperatura è perfetta, l’aria è più tersa, il sole più basso allunga le ombre e i colori della natura vanno a creare quella tavolozza che via via stempera il verde, talvolta opprimente, dell’estate.
Con questa e con la prossima pagina vi invito a camminare con me tra Buronzo, Castellengo, la Baraggia e Candelo, per scoprire non solo la bellezza dell’altopiano, ma anche le realtà storiche dei borghi che andremo ad incontrare e quelle di contorno, dalle strutture di accoglienza e ristoro alle meraviglie dei panorami verso le Alpi.

Oltre le mura
Questo percorso è parte di un progetto più ambizioso che tocca le provincie di Biella e di Vercelli, allo scopo di permettere a tutti la conoscenza dei due più importanti complessi storici dell’Alto Piemonte: il complesso castellano di Buronzo, formato da ben sette castelli, e il Ricetto di Candelo, certamente il più interessante e intatto borgo medievale del Piemonte.
Ma lungo il percorso c’è molto altro non meno interessante, sia dal punto di vista storico, come il castello e la chiesa di S. Pietro e Paolo di Castellengo, sia per la realtà agricola che sempre di più si propone come richiamo turistico, offrendo ospitalità ricettiva e ristorativa, oltre alla possibilità di acquistare i prodotti del territorio.
In questo modo possiamo configurare un “cammino castellano” di poco più di venti chilometri da Buronzo a Candelo, da dividere a Castellengo in due tappe per permettere le soste nei diversi punti di interesse. In bici è ancora più interessante, in quanto presenta pochissime difficoltà altimetriche e può permettere un veloce ritorno con altre strade. E’ anche un tour perfetto a cavallo, in quanto ci sono in zona diversi e importanti maneggi. Infine si può fare semplicemente in auto per completare una proposta turistica di valore internazionale.

Sette castelli?
Il centro storico di Buronzo si trova elevato di una quindicina di metri rispetto alla pianura circostante, ma questo è sufficiente per diventare un osservatorio privilegiato verso le Alpi, dal Monviso al Monte Rosa, montagne che possiamo vedere riflesse in primavera nell’acqua delle risaie.
Ma dopo aver osservato il panorama dal sagrato della chiesa parrocchiale, prendetevi il tempo di ammirare lo straordinario spazio scenografico che vi circonda, nelle diverse piazze collegate tra di loro.
E’ una incredibile sequenza di elementi costruttivi di origine medievale, di facciate sei-settecentesche e neoclassiche, stili che sono il frutto di interventi diversi che riflettono il mutare dei gusti in seicento anni di storia. Vale la pena di percorrere lentamente il nucleo storico, le sue vie, entrare nei cortili e nelle diverse maniche, osservare attentamente i nobili palazzi che ne fanno da corona.
Come è potuto avvenire tutto questo? La risposta è nella divisione in sette rami dei Signori di Buronzo, avvenuta nel XIV secolo, con l’effetto che ognuna delle famiglie ha portato avanti nel tempo un diverso sviluppo edilizio, ma tutti in qualche modo collegati e afferenti allo spazio centrale del borgo.

Il centro di Buronzo.

Gifflenga, piccolo è bello
Tra Buronzo e Castellengo c’è il fiume Cervo, proprio dove questo, lasciato lo spettacolare canyon di Castelletto, s’allarga nell’ambizione di diventare fiume. In questo periodo si cammina per circa mezz’ora nel giallo oro del riso maturo, quello della pregiata varietà “Baraggia” a denominazione d’origine protetta. Seguendo le piste tra i campi, si raggiunge il guado in cemento che porta a Gifflenga.
E’ un piccolo centro della prima pianura biellese, composto dal nucleo più importante di Canton Chiesa e da un paio di frazioni, Bonda e Castellazzo. Gode della tranquillità che gli viene dall’essere lontano, seppur di poco, da importanti vie di comunicazione e ha fatto virtù di questo. In una ravvicinata e ordinata sequenza troviamo la sede comunale, la chiesa parrocchiale, un bar trattoria e il Gifflenga Village, funzionale salone polivalente dotato di un’attrezzata area sportiva esterna da dove partono i percorsi di conoscenza del territorio, compreso l’anello di Salute in Cammino.

Mottalciata e Baraggia
Si prosegue a piedi da Gifflenga verso Mottalciata passando per la frazione San Silvestro. Sono ancora presenti le risaie ma anche meleti e altre coltivazioni, in una campagna che verso nord può fregiarsi di avere le Alpi Biellesi con il Monte Rosa sullo sfondo e, nelle giornate limpide, anche alcune vette svizzere del gruppo del Mischabel.
Si raggiunge Mottalciata puntando al suo centro, ma poco prima di arrivarci svoltiamo a sinistra in salita per la Via degli Alciati. Quasi al culmine della rampa possiamo osservare a destra i resti del castello della nobile famiglia alla quale si rifà il nome della via.
Inizia qui una piacevolissima ora di cammino sulla parte orientale della Baraggia biellese. Lasciata subito a sinistra la chiesa di S. Maria, di origine benedettina e con pregevoli opere all’interno, si continua in piano tra cascinali sparsi, piccoli campi, un maneggio e alcuni boschi.

Intorno al castello
All’altezza di Canton Stellino, prendendo la sterrata per la cascina Abazia, si può abbandonare la strada asfaltata verso Candelo per scendere in un quarto d’ora alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Castellengo.
Qui termina, dopo una dozzina di chilometri di facile cammino, la prima parte del percorso. La seconda parte ci porterà da Castellengo a Candelo e ve la descriverò nella prossima pagina.
Ma vi posso anticipare alcune cose a riguardo, in particolare per le novità che riguardano Castellengo. Pochi giorni fa ha riaperto l’antica Osteria della Villa, situata ai piedi del castello e a fronte dell’edificio, un tempo municipio, che ora ospita l’Ecomuseo del Cossatese e delle Baragge.
Il restauro di quest’altro edificio-simbolo è, in ordine di tempo, l’ultimo atto di un ambizioso progetto che ha riunito in modo sinergico alcune importanti realtà locali. L’attenzione di un gruppo d’imprenditori per questi luoghi costituisce un ulteriore passo per il lancio del turistico-ricettivo di Castellengo, iniziato recentemente grazie alla lungimiranza di chi ha saputo cogliere le potenzialità non soltanto storico-culturali, ma anche ambientali ed enogastronomiche. Oltre al nuovo ristorante, ci sono più strutture che offrono ospitalità, produttori d’eccellenza di vino, agriturismi e cascine dove si coltivano e si vendono altri prodotti. Esperienze e competenze diverse, unite da un ideale di valorizzazione del territorio.

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