Valdilana e i suoi gioielli. Dove si è tessuta la storia…

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Mi manca già
il silenzio
delle lunghe notti
e la paura bambina di non svegliarsi.

Mi manca ancora
il sorriso,
malgrado l’orchestra stia suonando
il ballo in maschera.

Con questo tentativo di versi alla Paolo Conte chiudo le mie pagine dedicate alla quarantena e riprendo, visto che ora si può, a guardare dietro l’angolo. E comincio – mi sembra giusto – col parlarvi del mio Comune. Ma con gli occhi nuovi del dopo emergenza.

Un segno più
Nel mio ex Comune di Mosso non c’era più una fabbrica tessile, ora nel mio nuovo Comune di Valdilana ci sono alcuni dei migliori lanifici del mondo. Negli ex Comuni di Trivero e di Valle Mosso non c’era più una scuola superiore, oggi ci sono tre istituti, compreso quello alberghiero che ha molte buone ragioni per starci.
Prima avevo una buona parte di Oasi Zegna, ora molta di più e posso e aggiungervi anche un bel pezzo di Rive Rosse. Se prima Mosso aveva solo il cippo dedicato a Dolcino sul Monte Massaro, ora Valdilana ha tutto il Monte Rubello e per par condicio posso salire anche al Santuario di san Bernardo. Volendo altri potranno trovare esempi negativi e queste potranno sembrare solo delle battute, ma se provo a fare un bilancio di quanto ho guadagnato e di quanto ho perso con questa fusione comunale, il valore del segno “più” è molto alto.

Il lavoro
Allora vi parlo dell’abito nuovo di Valdilana, alla maniera di come ho raccontato di tanti altri luoghi del nostro Biellese e oltre. Proviamo a dividere il territorio comunale per livelli altimetrici e di merito, e per ogni livello vado a cercare i segni più rappresentativi.
Il livello inferiore, il primo raggiunto dalle strade, è quello del lavoro o meglio quella della cultura d’impresa. A partire dal primo Ottocento per mano dei Sella e poi grazie a tanti altri imprenditori illuminati, qui hanno trovato posto fior di imprese, in gran parte legate al tessile e al suo indotto.
Se salite da Valle Mosso verso Trivero, seguendo la strada provinciale n. 232 “Panoramica Zegna”, vi basta leggere il nome delle borgate a lato della strada, o poco discoste, per capire meglio quello che sto dicendo. Torello, Cerruti, Rivetti, Sella, Ormezzano, Giardino, Fila, Ferla, Botto sono tutti cognomi corrispondenti a imprese che, a vario titolo, hanno reso famosa la nostra maestria.
Perché questo sia successo non ve lo so dire, potrebbe essere un ottimo argomento per una tesi di sociologia o di antropologia. I simboli di questo livello sono le ciminiere, anche se ora fumano meno, e il fischio delle sirene più volte al giorno.

La vita, l’arte, la storia e la cultura
È un livello di mezzo, dove sono sorti i paesi, che nel Medioevo erano prossimi ai pascoli e alle greggi. Qui è nata la manifattura laniera. Si vive ancora nelle originarie case a schiera nei nuclei compatti delle borgate, ma anche nelle belle abitazioni costruite appena fuori, al posto degli orti, grazie al reddito dell’economia di fabbrica unito a quello ricavato dalla campagna che permetteva un’autosufficienza. E’ il luogo delle dimore signorili, ville e parchi in qualche caso in disuso ma in altri alla ricerca di nuova linfa. Come Casa Regis a Mosso, pensata ora come centro di cultura e di arte contemporanea da Mikelle Standbridge, artista californiana che invita qui altri artisti a meditare e a creare, si veda l’acquerello di Clay Fried in questa pagina.
E’ un segno d’arte anche la grande insegna di benvenuto all’entrata di Mosso, pensata insieme a Ugo Nespolo, celebre artista di origine mossese, unendo il suo disegno del campanile romanico agli archi dei portici di San Carlo. E questo campanile, illuminato e visibile da lontano, è davvero il simbolo della cultura e dell’arte di Valdilana.
Mosso, con gli uomini illustri della famiglia Sella, rappresenta la storia non solo industriale di questa valle e del Biellese, ma potremmo dire d’Italia, se arriviamo a Quintino Sella, nato nel 1827 nell’omonima borgata mossese. All’atto di portare le loro imprese lungo lo Strona, per le necessità energetiche, i Sella si premurarono di lasciare in paese le Opere Pie (ancora attive) e di far nascere le scuole superiori. L’effetto di questo patrimonio di cultura e di formazione è arrivato ai giorni nostri, con la presenza di importanti istituti.

Mosso, Evening Light 4×10′.

La Brughiera
Il terzo livello di Valdilana è quello che apre al tempo libero e al turismo e il Santuario della Brughiera ne è il fulcro. Attorno al Santuario si sta definendo una particolare rete di strutture che viste nel loro insieme possono essere una straordinaria destinazione, davvero moderna e sostenibile. Oltre al Castagneto, tradizionale e consolidato luogo di accoglienza, con il ristorante, il salone convegni e le camere recentemente rinnovate, troviamo la Cascina il Faggio, agriturismo e SpA, che sta riempiendo di idee, di fiori e piccoli frutti la bella conca ai piedi del Rubello. Non lontano è l’ostello che il Santuario ha da poco completato, ristrutturando un’antica cascina per offrire ospitalità ai gruppi giovanili e ai pellegrini. La Cascina dei Prapien, in un panoramico altipiano, oltre alla tradizione culinaria locale anima il posto con tanti animali, bovini ed equini, mentre l’agriturismo Il Pascolo aggiunge alle coltivazioni l’allevamento degli alpaca e i manufatti derivanti. Di nuova concezione è Casabrin, il “centro sollievo” creato dalla dottoressa Rita Beretta che offre una ospitalità che unisce il benessere della mente all’attenzione per il corpo, in un ambiente naturale di particolare suggestione.
L’ultima arrivata alla Brughiera è la locanda agricola Gribaud, proprio accanto al Santuario, che aprirà a giorni, appena le emergenze e le burocrazie lo permetteranno. E’ un ritorno alle radici dei nipoti dei proprietari storici della cascina, un progetto giovane con una offerta di ristorazione informale, la cura del castagneto e dei suoi prodotti, l’apicoltura e vendita dei prodotti locali.
Se qui voglio trovare un simbolo, non può essere che don Dino Lanzone, rettore e anima del Santuario. Quando se n’è fatto carico, più di vent’anni fa, di anni allora ne aveva settanta. Grazie a lui la Brughiera è cresciuta e cambiata, nell’aspetto e nello spirito. Che il Signore ce lo conservi.

Don Dino Lanzone.

Oltre l’orizzonte
A completare il nostro viaggio manca ancora un livello, anzi due, e la Panoramica Zegna è l’asse verticale che li attraversa tutti. L’azione di Zegna, prima con il lanificio, poi con la strada panoramica – ora in fiore – e dagli anni Novanta con l’Oasi Zegna, ha di fatto amalgamato persone, lavoro, arte e natura in una meravigliosa opera turistica e sociale.
Oltre i mille metri, sulla via delle Bocchette, lo sguardo e l’animo si aprono alla contemplazione, mentre la strada continua alta verso ponente. Poco dopo le gallerie della Rocca d’Argimonia, la Panoramica esce dai confini comunali, ma di fatto l’Oasi Zegna porta in dote anche Bielmonte al turismo valdilanense.
Oltre si trova l’ultimo e più elevato livello, quello dell’Alta Valsessera, figlia del Monte Rosa, con gli alpeggi di Trivero, di Valle Mosso e di Mosso, e con il gioiellino dell’alpe Artignaga.
In conclusione, a Valdilana si è tessuta la storia, ma il futuro si veste anche di turismo.

Verso l’Alta Valsessera.
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