Valsesia. Varallo, perla delle Alpi

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Non credo ci sia una cittadina alpina più bella e interessante di Varallo Sesia. E ne ho visitate tante.
Sono stato a Chiavenna tre mesi fa, e prima a Susa, a Domodossola, a Merano e a Bressanone, a Bassano del Grappa, a Tolmezzo e in altre. Ognuna con lo straordinario fascino che le viene dall’essere all’incrocio tra valli importanti e montagne imponenti. Ognuna con memorie, vissuto, aspetti, architetture e genti di assoluto valore. Ma con una differenza sostanziale con Varallo.
Tutte quelle citate sono su vie storiche verso l’oltralpe, su luoghi fondamentali di passaggio di popoli e mercanti, di santi e pellegrini, di eserciti e condottieri. Passaggi e frequentazioni che ne hanno determinato lo sviluppo e la ricchezza.

Questione di carattere
Varallo no, la sua strada verso nord si esaurisce ai piedi del Monte Rosa, oltre si può andare solo a piedi. Forse la sua è la strada più comoda e veloce per arrivare dalle grandi città della pianura al secondo massiccio alpino ma non è una ragione sufficiente a giustificare il suo splendore. A mio parere, la ragione del suo successo è da ricercare nel carattere della sua gente che ha saputo arricchire di grande arte questi luoghi. Qui non trovi una famiglia storicamente più importante che ne ha condizionato lo sviluppo urbano e sociale, come i Ferrero a Biella, ad esempio. Qui i notabili erano imprenditori, medici e notai, personalità locali che hanno allineato le loro dimore prima sui vari palazzi del centro e poi sull’allea – o viale alberato – di corso Roma.

Confronto
Ma c’è un altro elemento del carattere che mi colpisce e che mi suggerisce un altro confronto con la mia terra biellese. Basta metter a confronto i due massimi luoghi di culto, il Santuario di Oropa e il Sacro Monte di Varallo. Il primo è composto e severo, chiuso e massiccio nella sua conca alpestre. Se non fosse per la grande cupola della basilica nuova, che pochi in verità volevano, Oropa non si vedrebbe dalla pianura. Allo stesso modo, piuttosto chiuso ma attivo e ingegnoso è il carattere biellese, più portato al lavoro organizzato e a grandi cose – come Oropa, appunto – nell’edilizia e nell’industria.
Prendete il Sacro Monte di Varallo: è barocco e straripante come una festa popolare, sta a malapena sull’alto del suo poggio, per guardare sotto ed essere guardato. Allo stesso modo è il carattere valsesiano, artista e individualista, pittore, decoratore, intagliatore, mestieri tutti dove l’estro si accompagna all’insofferenza contro ogni forma di imposizione.

Il mio grand tour
Ho voluto riscoprire Varallo in questi giorni, con una passeggiata dalla città al suo Sacro Monte e ritorno, immaginando di essere un turista alla prima volta. O meglio, come quel Samuel Butler che a è stato più volte qui, nel corso dei suoi grand tour di fine Ottocento. La città, descritta nel suo libro “Alpi e Santuari” non doveva essere molto diversa. Già allora si arrivava in treno da Novara e dalla stazione, ora malinconicamente poco frequentata, si può partire camminando verso il centro.
L’allea di corso Roma è uno splendido viale, a destra ci sono le ville Durio, Barbara e Virginia ora occupate dal Municipio, dalle associazioni locali, dalla Pretura e dall’Unione Montana. A fronte negozi e bar che preludono ala scenografica piazza Vittorio Emanuele II, dove incombe la muraglia che sostiene la Collegiata di San Gaudenzio, ovvero la chiesa parrocchiale, imponente costruzione alleggerita dall’arioso loggiato di ben 28 archi e sottili colonne. A fronte si trova il Teatro Civico, costruito inizio Novecento, davanti al quale ora pattinano famiglie e ragazzi sulla pista di ghiaccio.

Le antiche contrade
Via Umberto I parte ampia e solenne, affiancata dai migliori negozi e bar. La piazzetta dedicata a Gianluca Bonanno, sindaco e parlamentare, personaggio tanto creativo quanto discusso, mancato troppo presto, mi ricorda che si deve molto a lui se Varallo ha questo aspetto piacevolissimo e accogliente. Al Frigidarium, gelateria famosa, c’è una piccola coda come d’estate: in fila per il cioccolato caldo con panna, rigorosamente da asporto. Da qui tutto si stringe e si ramificano le vie, o meglio le antiche contrade che mantengono le loro denominazioni commerciali: “d’la lana”, “dal vin”, dal bur”, “d’la séda”. Ma l’occhio va in alto, sulle facciate dei tanti edifici barocchi e rinascimentali che presentano particolari architettonici di grande interesse: portali, mensole e finestre, balconi in ferro battuto, loggiati tipici.

La Parete Gaudenziana
La Pinacoteca è tra le più ricche del Piemonte, con oltre 3300 opere, ci vogliono giornate per chi è interessato. Vado poco più avanti, all’inizio della salita per il Sacro Monte, dove si trova la chiesa di S. Maria delle Grazie e il suo gioiello: la parete Gaudenziana. Questa non me la perdo, l’avrò vista trenta volte, ma non posso fare a meno dell’emozione che si prova davanti a uno dei capolavori dell’arte italiana.
Dipinta da Gaudenzio Ferrari attorno al 1513, è una composizione in affresco realizzata sulla parete a tramezzo che un tempo separava lo spazio riservato ai frati da quello per i fedeli. Sono venti scomparti che raffigurano la vita di Gesù, a formare una composizione larga 10 metri e alta 8. Alcune parti dell’affresco sono in rilievo, ad anticipare la tecnica che Gaudenzio utilizzerà alla grande nelle cappelle del Sacro Monte.

La Natività
Al Sacro Monte si può andare in auto o con la funivia, ma questa mezz’oretta di passi sulle pietre e sui bassi scalini della salita è il modo migliore per entrare nello spirito di quello che stiamo per vedere. Il “gran teatro montano”, come l’ha definito Giovanni Testori, è davvero tale. Una affascinante prima teatrale che ha repliche infinite, a rappresentare la vita e la passione di Cristo. Le scene o cappelle sono 45, gli attori o personaggi sono oltre mille, contando solo quelli tridimensionali, più comparse dipinte sulle pareti, a centinaia. Gli autori sono i massimi artisti e gli artigiani tra il XV e il XVIII secolo. E il pubblico, cioè noi, camminando tra le scene diventiamo parte attiva della rappresentazione, come succede nel Presepe Gigante che si fa al mio paese.
Proprio per questo sono andato a rivedermi la Natività, nella cappella n. 6, situata sul lato opposto del monte, quasi discosta per non disturbare. Esternamente la cappella sembra uno dei tanti santuarietti delle nostre montagne, mentre all’interno si riproducono con esattezza gli spazi della Grotta della Basilica della Natività di Betlemme. Le statue di Maria e di Giuseppe sono opera di Gaudenzio e il volto della Madonna è dolce e attualissimo.

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