Viaggi responsabili e nuove residenzialità. A Crea, dove si parla di Restanza

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Ogni tanto ritornano. Sono parole antiche o dimenticate. Oppure neologismi, espressioni nuove create apposta per suscitare interesse o curiosità attorno ad un argomento o a un evento. E’ lo stesso metodo, caro ai pubblicitari e ai politici, per cui si parla di cash flou o di spending rewiew invece che di “movimento di cassa” o di “revisione della spesa”.

Oggi vi parlerò di Restanza. Con l’iniziale maiuscola per darle più importanza. Avrei voluto parlarvi anche di un’altra parola, per molti versi affine alla precedente, ovvero di Resilienza. Me la trovo ormai frequentemente tra le righe delle mie letture. Resilienza, in origine, indica semplicemente la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Ma ora la infilano dappertutto. Ad esempio, sono resilienti anche gli abitanti delle zone terremotare che non hanno abbandonato i loro paesi.

Per intanto posso solo dire che tutte queste espressioni – di madre lingua italiana o inglese non fa differenza – per me hanno in comune una cosa: faccio fatica a capirne subito il significato.

Il cammino come leva
Ve ne parlo perché sono stato invitato questa domenica che viene al Sacro Monte di Crea per partecipare ad un dibattito sul turismo lento e responsabile, come leva per il rilancio di un territorio. E’ un tema sul quale scrivo e lavoro da molti anni. Tutti conoscono cosa è successo sul Cammino di Santiago, dove dal nulla si è sviluppata un’economia non solo turistica e dove gli italiani – dopo gli spagnoli – fanno i numeri più alti. La stessa escalation sta succedendo sulla Via Francigena italiana, partita quindici anni dopo, ma con una più rapida ascesa dei numeri. E nel suo piccolo, anche il Cammino di San Carlo, che attraversa tutto l’Alto Piemonte, può già contare in un anno un migliaio di pernottamenti e diverse migliaia di passaggi.
In questo caso è la bellezza del territorio a fare la differenza, dai laghi Maggiore e Orta fino a Viverone, e la presenza dei Sacri Monti, patrimonio Unesco.

Il profumo delle mele
E’ stretto il rapporto tra Restanza e cammini, inteso come scelta di vita consapevole, molto legata al viaggiare e al tornare. Chi viaggia in modo lento viene contaminato da quello che vede, assimila altri concetti e li rielabora, facendoli propri dove vive.
La Restanza è quindi un pensiero non statico, ma dinamico e creativo, che vede l’atto del rimanere o del ritornare come una scelta di coraggio, mossa dalla volontà di prendersi cura dei “nostri” luoghi. Due esempi li ho incontrati lo scorso fine settimana. Il primo andando sabato a Soriso, comune in provincia di Novara sulle alture a sud del lago d’Orta, per portare il materiale di promozione degli antichi meleti recuperati poco fuori il paese. Dopo dieci anni di lavoro, la produzione di quest’anno ha permesso alle persone che si sono impegnate nel recupero di far scoprire a tutti il profumo delle mele, una sensazione che avevamo dimenticato. Quelle che oggi troviamo sul mercato hanno brillanti colori, nomi altisonanti e una bella etichetta, ma non hanno profumo!

Qualcosa sta cambiando
Il secondo esempio di Restanza l’ho trovato domenica scorsa, bell’e che pronto alla Sagra della Patata di Magnano. Era la quinta edizione, ma solo ora in Serra si stanno accorgendo che qualcosa può cambiare, che si può tornare a coltivare lembi di terra abbandonati da generazioni, offrendo un prodotto di qualità. Ma più che terreni, questi presenti in quantità, servono braccia. Anche quelle “rubate all’agricoltura”, purché di buona volontà.
Ma è Restanza anche il villaggio alpino di Bagneri che ha ripreso vita, le azioni in Valle Elvo fatte da Slow Food e altri che trovano nella Trappa un perfetto ambito, le novità e un rinnovato interesse per la Bürsch (alta Valle Cervo) che sembra voler uscire dalla tana e altre iniziative nel Biellese Orientale, da Marchetto, a Barbato a Baltigati.
Occorre che anche la politica locale si accorga di questi fenomeni sociali che favoriscono un ritorno verso una nuova residenzialità nei territori marginali. Qualcosa di buono lo sta già facendo il GAL, ma non basta. Il modello di vita urbano, che per anni ha favorito la pianurizzazione e l’abbandono delle terre alte o marginali da parte degli uomini e delle imprese, sta perdendo fortemente colpi. Il degrado delle periferie, l’inquinamento, la pericolosità oggettiva, ma soprattutto la mancanza di un senso di comunità sta favorendo un ritorno verso territori più gradevoli e luoghi dove anche il concetto del tempo riprende valori che abbiamo perso.

Piccole utopie quotidiane
Qualcuno ha detto che il futuro è delle piccole comunità, perché solo queste hanno la certezza affettiva. Anche questa subito non l’ho capita, ma poi pensandoci mi è sembrato un concetto molto bello. Forse non l’avevo capita perché ho la fortuna di vivere in una piccola comunità, dove vivono poco più di cinquanta famiglie – praticamente un condominio di città – e dove tutti si conoscono. Dove venti bambini giocano spesso insieme a nascondino e si arrampicano ancora sugli alberi. E che quest’estate legavano i fili alle code delle libellule, come si faceva noi.
Il professor Vito Teti, antropologo calabrese, a proposito di Restanza scrive “Chi decide di restare, rinunciando a recidere il legame con la propria terra e comunità d’origine non per rassegnazione, ma con un atteggiamento propositivo, compie una scelta consapevole, etica e moderna. Una nuova comunità è possibile e auspicabile là dove esisteva quella vecchia, compiendo un atto di rigenerazione e condivisione dei luoghi. Per fare con i rimasti, con chi torna, con chi arriva, piccole utopie quotidiane di cambiamento”.

Un invito a riflettere
A Crea l’evento si chiama IT.A.CA Monferrato e fa riferimento ad un progetto nazionale, nato a Bologna e giunto all’undicesima edizione, come festival che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica.
Da oltre dieci anni, attraverso centinaia di eventi sparsi sul territorio nazionale, il Festival invita a riflettere, in chiave critica, sul concetto di viaggio e ospitalità, sulle migrazioni e la cittadinanza globale, sulle disuguaglianze e lo sviluppo. In maniera creativa promuove una nuova etica del turismo volta a sensibilizzare le istituzioni, i viaggiatori, l’industria e gli operatori turistici per uno sviluppo sostenibile e socialmente responsabile del territorio.
E’ un format che si potrebbe importare benissimo nel Biellese, ne avremmo bisogno.
Nel Monferrato è alla terza edizione, ma già ha fatto la differenza e il successo delle prime giornate lo dimostra.
A parlare di Restanza e dintorni, e a fare arte e spettacolo per otto giorni, ci saranno tra gli altri, don Luigi Ciotti e suor Giuliana Galli, i giornalisti Guido Meda e Patrizio Roversi, l’imprenditore Oscar Farinetti, Cinzia Scaffidi che dirige il Centro Studi di Slow Food, l’attore Giuseppe Cederna, Umberto Galimberti, filosofo e giornalista e tanti altri.
Al tavolo dei relatori con me Paolo Piacentini, presidente di Federtrek e ispiratore dell’Atlante del Cammini d’Italia, Paolo Pileri, professore al Politecnico di Milano, Dario Zocco, direttore del Parco del Po e altri. Al sottoscritto è stato chiesto di riprendere il concetto al sottotitolo di questa rubrica, ovvero “incursioni ed escursioni per la valorizzazione del territorio”. Spero di tornare con qualcosa di imparato. E magari di raccontarvelo.

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