Il conto in Italia lo pagano i poveri

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Ancora una volta a rimediare alle leggerezze e alle valutazioni miopi del passato sarà chiamata la povera gente. È accaduto, macroscopicamente, con il debito pubblico, per contenere il quale (oltretutto senza grande successo) è stata massacrata e fatta sparire la classe media di questo paese; è accaduto all’Ilva di Taranto, dove il mefitico e letale inquinamento dell’Ilva rischia ancora di essere pagato da quanti resteranno senza lavoro; accade oggi nel momento in cui per ripulire l’aria delle città nella pianura Padana dalle polvere sottili, si decide di fermare le autovetture Euro zero, uno, due e tre, cioè le macchine più vecchie in circolazione (nel Biellese sono quasi 13mila).
Il problema è che i proprietari di queste automobili, probabilmente tutte con un’età superiore ai 10-15 anni, sono per la gran parte persone che un’auto nuova non se la possono permettere. Ma saranno loro a pagare il costo del risanamento ambientale delle città, la cui aria è stata inquinata da decenni di scelte scellerate iniziate con la motorizzazione di massa degli anni ’60, mai corretta da serie politiche del trasporto pubblico. È forse il problema più grande di questo paese: dopo la crisi economica mondiale bisogna stare attenti ai conti e rispettare i parametri europei? Giustissimo, ma il conto lo pagano soprattutto disoccupati, sotto occupati, giovani in cerca di lavoro, ridotti così male da arrivare a gioire per il possibile arrivo della “mancia” del reddito di cittadinanza. Così come il peso maggiore di una politica “scombiccherata” e insufficiente dell’accoglienza dei migranti, finisce per ricadere sul popolo delle periferie. Parliamo di cittadini per anni senza voce in capitolo, che hanno subito le conseguenze di ogni scelta sciagurata della nostra classe dirigente e che adesso dovranno pure andare a piedi. Non stupiamoci se poi votano in massa per chi gli promette una rivincita.
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