La dietrologia del sacchetto

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Per qualche giorno il costo (da 1 a 3 centesimi) dei sacchetti biodegradabili, obbligatori e monouso nei supermercati dall’inizio dell’anno, è sembrato il problema più importante d’Italia. Una spesa da 4 a 7 euro all’anno per ogni famiglia all’interno di circa mille euro complessivi di aumenti vari. Perchè? Gli italiani hanno ormai un nervo scoperto e il fatto che il provvedimento sia passato con il Parlamento quasi in ferie ad agosto e inspiegabilmente all’interno del decreto per il mezzogiorno, ha destato subito sospetti, come pure che questi sacchetti sono brevettati, prodotti e commercializzati da un’imprenditrice di Novara che molti definiscono “amica di Renzi”, in quanto partecipante ai raduni della Leopolda. Non sappiamo se sia tutto vero o sia la solita “fake new” in piena campagna elettorale. Ma è facile capire la facile indignazione di massa, dopo tanti esempi del passato più o meno recente: dai decoder del digitale terrestre (peraltro da cambiare prossimamente), un business in cui si diceva che fosse interessato Berlusconi, alle sale da gioco del Bingo, che molti pensavano introdotte dal governo a beneficio di un amico di D’Alema, alle farmacie nei supermercati liberalizzate dall’allora ministro Bersani, nel momento in cui i banchi per i medicinali erano già stati allestiti nei punti vendita Coop. Per combattere quella che i politici definiscono una “squallida dietrologia” da parte di sempre più numerose persone comuni, basterebbe poco: evitare anche il benché minimo sospetto che si stia facendo qualcosa per aiutare un amico.
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