LA POLITICA DEI LEADER DA SOCIAL NETWORK

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Una volta, quando le campagne elettorali si svolgevano soprattutto nelle piazze, i politici cercavano di radunare sotto i loro palchi il maggior numero possibile di elettori o di cittadini potenziali tali. Erano i tempi in cui i dibattiti televisivi erano condotti da Jader Jacobelli a “Tribuna Politica”, con i giornalisti che domandavano e i politici rispondevano, senza urlare o darsi sulla voce. Si affiggevano i manifesti e con essi si tappezzavano le automobili sulle quali erano montati altoparlanti per convocare la gente al comizio. Oggi il comizio è diventato un inutile rito della prima repubblica, anche perché la piazza è rischiosa, non per motivi di incolumità fisica, ma per la probabile contestazione in agguato a sbertucciare il candidato. Un candidato sempre più attento alla forma che alla sostanza, all’immagine che alla competenza, al social network che al contatto personale con gli elettori. Non conta ciò che un politico fa o si impegna fare, ma il modo in cui lo promette, possibilmente senza contraddittorio. Ieri finalmente Matteo Renzi è arrivato a Biella, dopo ripetuti annunci e disdette. La volta precedente era venuto a Cittadellarte, accolto da quattro gatti renziani della prima ora, mentre il giorno dopo Pier Luigi Bersani, in lotta con lui per la segreteria del Pd, al cinema Impero fu osannato da una folla di militanti, che pochi mesi dopo sarebbero però diventati tutti seguaci dell’ex sindaco di Firenze. Stavolta ha preferito un incontro blindato, con gente selezionata, per evitare contestazioni. Per partecipare serviva un accredito e l’orario è stato tenuto sul vago fino all’ultimo. Una volta, nelle campagne elettorali, si cercava il consenso, oggi si vuole evitare il dissenso.

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