Valsesia. Una giornata a Varallo, tra antichi vulcani e nuove meraviglie

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Quello che vi racconto in questa pagina è il resoconto di una giornata ideale passata a Varallo Sesia. In realtà non ho fatto tutto questo in un solo giorno, sarebbe impossibile e anche sbagliato, molte di queste meraviglie meritano ben di più di qualche ora di attenzione. Io ho potuto approfittare della benevolenza di molti amici che mi hanno aperto porte e raccontato cose. Cercherò di trasferirle a voi lettori, ma vi invito fin da subito ad andare di persona a visitare quella che ritengo essere, in assoluto, una delle cittadine più belle delle Alpi.

Alla Vedetta dello Scoiattolo

E’ meglio muoversi di mattina presto, per essere certi di trovare le condizioni migliori per ammirare il panorama. Entrando a Varallo dalla strada provinciale che arriva da Roccapietra, all’altezza del bivio per Civiasco, vi invito a dare un’occhiata all’impressionante parete rocciosa che sovrasta la chiesa della Madonna di Loreto. Da sopra quella parete è stata fatta la fotografia panoramica che vedete in questa pagina, e ora ci andiamo insieme. Ma non preoccupatevi, non vi farò passare per la spettacolare via ferrata della Falconera che risale la parete, attrezzata dalle guide alpine di Alagna. Quella è riservata agli scalatori che amano le emozioni forti e che non soffrono di vertigini. Noi ci accontenteremo del facile sentiero che parte dalla frazione Piandellavalle di Civiasco e con una mezz’ora di cammino arriveremo alla spettacolare Vedetta dello Scoiattolo, posta proprio sopra la parete.

Un ribaltone… unico al mondo

Davanti a voi la Valsesia centrale, con la città di Varallo in basso e la bianca quinta del Monte Rosa a chiudere lo scenario. Siamo al centro dell’area ritenuta la sede dell’antichissimo Supervulcano della Valsesia, dichiarato “geosito di particolare interesse geologico” dall’Unesco e inserito nel “Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark”. Detto così, con le definizioni ufficiali, non capirete un gran ch’è. E non aspettatevi di vedere crateri e fumarole. Ma con un po’ di fantasia immaginatevi una grande montagna vulcanica che 300 milioni di anni fa occupava l’area ora compresa tra il lago d’Orta, la Valsesia e il Biellese orientale. In quel tempo lontanissimo la montagna è scoppiata e si è in pratica rivoltata e adagiata su se stessa. Poi il processo di formazione delle Alpi, avvenuto tra i 60 e i 30 milioni di anni fa, ha fatto emergere le rocce che formavano le camere magmatiche e i canali dove scorreva la lava. Dal belvedere dello Scoiattolo non si possono comprendere questi dettagli scientifici, ma se vi trovaste sotto il ponte di Crevola o sotto quello di Agnona vicino a Borgosesia, un geologo potrebbe spiegarvi meglio di me le diverse sezioni di roccia che fanno di questo supervulcano un caso unico al mondo.

Un paesaggio da… Unesco

Quello che non ha fatto il supervulcano lo ha fatto successivamente il ghiacciaio, modellando a piacere i versanti della valle dentro la quale gli uomini hanno poi creato le nostre civiltà. Il risultato è questo paesaggio straordinario che vediamo. Abitandoci dentro non ci rendiamo conto del valore di ciò che ci circonda e dobbiamo riscoprirlo attraverso il riconoscimento del Geoparco e prima ancora dalle motivazioni che sempre l’Unesco ha scritto nel 2003, nell’inserire il Sacro Monte di Varallo nei Patrimoni dell’Umanità insieme ad altri otto complessi devozionali del Piemonte e Lombardia: “In aggiunta al loro significato religioso simbolico, sono inoltre di una grande bellezza grazie all’abile integrazione degli elementi architettonici nei paesaggi naturali circondati di colline, foreste e laghi”.

Gaudenzio, un film in 3D

Ma è tempo di scendere dalla Falconera, la città ci aspetta con antiche e nuove bellezze, a cominciare dalla grande mostra su Gaudenzio Ferrari, il più importante artista del Rinascimento norditaliano. Più che una mostra è come un grande film, un “colossal” visibile in tre città e tempi diversi: a Varallo, a Vercelli e a Novara. Ma certamente a Varallo si può vedere la parte più importante, con molte scene in 3D, cioè quelle visibili al Sacro Monte dove Gaudenzio ha lavorato in 8 delle 44 cappelle, realizzando centinaia di figure scolpite e dipinte che sembrano avvolgere lo spettatore. Due, per me, le meraviglie assolute: la grande cappella della Crocifissione al Sacro Monte e la Parete Gaudenziana nella chiesa di S. Maria delle Grazie, quest’ultima ora ammirabile in modo irripetibile, grazie al ponteggio che permette di salire alla stessa altezza del grandioso affresco. La mostra si completa al Palazzo dei Musei, che ospita le opere dei primi anni, e alla chiesa della Madonna di Loreto, con la famosa Natività nella lunetta esterna.

Fantasia di città

Passeggiare per Varallo è un’esperienza sempre più esaltante. Si inizia ammirando le ville ottocentesche affacciate su Corso Roma e occupate da istituzioni e associazioni cittadine. La statua di Vittorio Emanuele II, al centro della omonima piazza, dà le spalle al Teatro Civico e guarda alla monumentale Collegiata di San Gaudenzio e al Sacro Monte. Da qui inizia il Corso Umberto I e subito quella che era sembrata una classica urbanizzazione dell’Ottocento, con arterie larghe e diritte, diventa un tripudio di fantasia tutta valsesiana, fatto di viette, slarghi, porticati e piazzette deliziose dove si affacciano antichi negozi, accoglienti bar e ristoranti. Molte contrade mantengono i primitivi nomi dialettali: “d’la lana”, “dal bur”, “dal vin”, “d’la séda”. Su molti antichi edifici – rinascimentali e barocchi – si aprono i tipici loggiati valsesiani, le cornici delle finestre sono stuccate e affrescate portali, con balconi in ferro battuto. Potete perdervi senza problema, ammirati e sorpresi nel guardarvi attorno. Arriverete sempre al Ponte Antonini, ritrovando la luce, l’acqua calma del torrente Mastallone e oltre il borgo di Varallo Vecchia, dal carattere più popolare ma nobilitato dal grande Palazzo Scarognini d’Adda. Poco più avanti, all’interno del complesso dell’ex Manifattura Rotondi, se avete tempo non perdetevi la grandiosa Macchina del Vapore nel nuovo Museo dell’Energia.

L’arte sui muri

Ma per stupirci ancora – se mai ce ne fosse bisogno – Varallo ci riserva un’ultima chicca. Sono i murales dell’iniziativa Waral Urban Project, curata dall’assessore Alessandro Dealberto, opere dei più importanti artisti italiani di “street art”. Al “Davide con la testa di Golia” del Tanzio e “Adorazione del Bambino con un vescovo” di Gaudenzio, realizzati da Ravo Mattoni e visibili da Corso Roma, si possono ammirare il gufo e il falco sulla torre d’angolo della Manifattura Rotondi e il “Marcantonio” in Via Fiume di Fabrizio Sarti. Altri sono in progetto e saranno una straordinaria attrazione anche per la prossima Alpàa di luglio.

Emozione finale

La mia giornata varallese finisce… in gloria, con una visita notturna al Sacro Monte, un esempio unico per tutto l’arco alpino per l’inestimabile valore artistico che si aggiunge al significato devozionale. Ho avuto la fortuna di seguire una visita guidata da Elena De Filippis, direttrice dell’Ente di Gestione dei Sacri Monti Piemontesi, ma anche bravissima e coinvolgente esperta. L’occasione era l’arrivo a Varallo di un gruppo di amici che partecipavano al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018, arrivati in bici per visitare i più importanti siti Unesco del Piemonte, dai Sacri Monti alle Langhe. Il “gran teatro montano”, come ebbe a dire Giovanni Testori, mi è apparso con le luci ancor più straordinario e vivo. E’ una emozione che non potete farvi mancare.

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